Japandroids live@Lanificio159!

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Esattamente come ce l’aspettavamo. Sudore, botta, hype a mille. I Japandroids hanno esportato anche al Lanificio il pogo, la gente che volava sul pubblico, le gomitate involontarie, le urla barbariche. Il concerto in realtà è stata la celebrazione del duo canadese, uno di fianco all’altro, entrambi sgolati a fine esibizione in un locale alla fine neanche troppo pieno, perché qui da noi alla fine rimane roba di nicchia, mai che ci si allontani un po’ dal seminato.
Nessuna distinzione tra il primo disco di tre anni fa e quello uscito pochi da pochi mesi, le somiglianze c’erano in fase di ascolto e anche live il mash-up tra i due risulta scorrevole e senza soluzione di continuità in una scaletta piacevole e che è andata via velocemente. Certo, ai Japandroids non si può chiedere il cambio di dinamica, il momento acustico, la carezza delicata, l’educazione del pizzicato. Chi è arrivato al Lanificio era abbastanza informato e aveva approfondito la conoscenza dei due canadesi, lo si capiva dalle labbra mosse a tempo e recitanti un inglese abbastanza convinto. Questo non toglie però all’esibizione una certa “staticità nel movimento”: tutto bello ma anche tutto un po’ uguale. Se vi piace beh, andate in fissa per un’ora e mezza abbondante come il sottoscritto, sennò, super botta da divertente gruppo garage a parte, qualche momento di noia poteva pure sopraggiungere. Ma i Japandroids non sono gruppo che di certo provare a fregare chi accorre ai suoi concerti. Zero trucchi, una chitarra distorta e un batterista che picchia su una batteria accordata ai limiti dello strillo da punk ’77, se vi piace bene, sennò potevate risparmiarvi il costo del biglietto d’entrata. Esattamente quello che avevo pensato ascoltando i dischi in questi mesi, né più né meno. Viva l’onestà.
E.S.

JAPANDROIDS
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