Live report: Jennifer Gentle w/ Luca e Alberto Ferrari @Circolo degli Artisti

488214_414365368627620_307782586_nAllora, inizierò questa recensione dichiarando che non assistevo ad un concerto del genere da tempo.

Per chi non sapesse chi sono i Jennifer Gentle: nascono nel 1999 a Padova.
Jennifer Gentle è un personaggio contenuto nel brano Lucifer Sam dei Pink Floyd. Loro suonano come il Syd Barrett post Pink Floyd ma ancora più oscuri e distorti. Dopo i primi due dischi, I am you are e Funny creatures lane, entrambi autoprodotti, vengono presi dalla storica SubPop (sono il primo gruppo europeo ad entrare nelle grazie dell’etichetta che vanta artisti importanti come Nirvana, Fleet Foxes, Mogwai, J Mascis, solo per citarne alcuni). Nel 2005 esce Valende e iniziano un tour negli Stati Uniti che li porta alla luce internazionale. Seguono altri tre dischi (A new astronomy, The midnight room, Concentric) e il 21/12/’12 finiscono a suonare a Roma.
Vederli è obbligatorio.

Da qualche anno a questa parte, essendo il nucleo dei Jennifer Gentle composto da Marco Fasolo (voce, chitarra) e Liviano Mos (tastiere, cori), si fanno accompagnare da Luca e Alberto Ferrari, geniali 2/3 dei Verdena (rispettivamente a batteria e basso).

Arrivo al Circolo degli Artisti quando il gruppo di apertura suona l’ultimo pezzo, ergo vi risparmio commenti per mancanza di materiale.
Cambio palco e una mezz’ora dopo entrano i Jennifer Gentle.
Non penso sia utile parlare di “canzoni”, di “scaletta” o roba del genere, il live di questa band ti proietta in un mondo di suoni morbidi e nervosi, lenti e poi incalzanti, urlati e poi sussurrati, sono riusciti a darmi la stessa sensazione che già provavo ascoltandoli su disco: raccontano storie cupe e inquietanti, si aprono di tanto in tanto in melodie maggiori e più “solari”, arrangiano in maniera impeccabile il tutto e poi ti urlano in faccia con tonnellate di noise alle spalle.
La sezione ritmica è composta da, come detto prima, Alberto e Luca Ferrari, nucleo dei Verdena: mai scelta più azzeccata. Quel disturbato di Luca Ferrari si plasma alla perfezione negli incastri più schizzati e imprevedibili di quel tipo di psichedelia Barrettiana, con continui stacchi e cambi di tempo, pause e scariche di violenza improvvisa. I pezzi proseguono uno dopo l’altro senza interruzione, come non ci fosse tempo di star a spiegare.
Da notare la presenza, verso metà della scaletta, di Canos, pezzo presente in Requiem, disco splendido dei Verdena, suonata forse per far felici quelle persone accorse al live solo per vedere i due di Albino. Entra in scaletta anche I’m so tired dei Beatles (con alla voce Alberto Ferrari), presente nel famoso White album che sicuramente rientra tra le influenze dei quattro sul palco. Il penultimo pezzo finisce con un casino sul palco degno di quei Nirvana che spaccavano tutto, urla assassine, fischi e feedback, batteria impazzita per finire improvvisamente nel silenzio, ultimo pezzo ninnananna suonato solo dai due fondatori e buonanotte.

Finisce il live che ti ritrovi galvanizzato per aver visto quattro tra i musicisti italiani più validi, un’ora e più di concerto mai sottotono e tanta carica. Geniali, assurdi e schizofrenici.

 

Alessio Lucchesi

 

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