Jens Lekman live @Circolo degli Artisti

By Moses (Jens Lekman 1) [CC-BY-2.0 (http://creativecommons.org/licenses/by/2.0)], via Wikimedia CommonsChris Cohen viene dal Vermont e la sua band si fa subito notare per un mix di flanella e pon-pon così improbabile da essere chic. Ma soprattutto, diamine, per un approccio al pop/folk personalissimo. Al centro c’è la canzone, intesa come idea melodica. Subito sotto un gusto estremamente vario, che passa da tocchi jazz a suoni tardosessantiani, di quando la British Invasion si sporcava con la psichedelia. Un approccio lo-fi che sembra voler essere il Neil Young più sperimentale senza gli errori commessi dal canadese. Il pubblico non è numeroso, ma segue assorto, guidato più dalla batteria di Cohen che non dalla sua voce. La scaletta mantiene il giusto equilibrio tra pezzi folk, per così dire, “dritti” e brani che a tratti appaiono improvvisati nelle parti centrali, ariose e dilatate. Per capirci, Jens Lekman ha ascoltato l’album di debutto da solista di Cohen e ha detto: “lo voglio”. Altro che agenzie, tour manager e marchette varie.

I compromessi sonori che Cohen fa per prima cosa con se stesso convincono in gran parte. L’equilibrio tra semplicità e sperimentazione, melodie e dissonanze, tempi pari e tempi composti si mantiene pressoché intatto per tutti i quarantacinque minuti a lui dedicati. Va però detto che ad un certo punto lo si comincia a seguire per forza di volontà più che per effettivo coinvolgimento, vista la (relativa) oscurità della proposta. Sarà che sono un fan dei concerti “in pillole”, ma tagliare un paio di pezzi avrebbe impreziosito l’esibizione di Cohen di una coscienza maggiore, quella di sapersi fermare.

1. Monad

2. Solitude

3. Caller no. 99

4. Rollercoast Rider

5. Heart Beat

6. Optimist High

7. Inside a Seashell

8. Don’t Look Today

9. Open Theme

10. Arcata Bummer

 

Jens Lekman deve qualcosina a Roma e al Circolo degli Artisti – era qui sette anni fa per presentare il suo primo album – ma sono soprattutto i fan a dovere qualcosa (ok, parecchio) a lui. A cominciare dall’incredibile “Night Falls Over Kortedala”, uno dei dischi più semplici e allo stesso tempo struggenti degli anni Zero. Lekman è conscio del fatto che ha molto tempo a disposizione e che gli italiani sono in fondo latini, caldi, dotati di una sensibilità diversa rispetto al suo cuore svedese. E allora anche lui, come Cohen, opta per un felice compromesso, tagliando qualche lento mieloso e insistendo sulla parte folk più upbeat e a tratti danzereccia. In generale appare impossibile restare fermi: che sia un battito di mani o uno schiocco di dita, o piuttosto un ondeggiare a tempo con un sorriso che non si spegne mai, i pezzi di Lekman prendono più al cuore che alle viscere.

Lekman è un songwriter, e questo dice fin troppo su di lui. Canta storie (molte le spiega anche, dimostrando una volta di più un delizioso sense of humor) e le canta in modo che arrivino senza ostacoli a chi ha di fronte. Là dove c’è ricerca musicale, è più sugli accostamenti che non sul suonato vero e proprio. Gli inserti di violino aumentano il senso di raffinatezza “presunta”, percepita: Lekman ha un che di aristocratico nel suo essere un common man, sarà quell’algida eleganza che la borghesia svedese offre agli ospiti. Allo stesso tempo, Lekman ha un sorriso sincero, genuinamente sorpreso quando l’encore di “Pocketful of Money” si trasforma in un grande momento collettivo, roba che ti aspetteresti ad un concerto dei Coldplay e invece eccoci qui, un manipolo di ragazzi e ragazze a cantare ad libitum “I’ll come running with my heart on fire” davanti all’uomo che ci ha regalato una serata intima e magica.

1. Every Little Hair Knows Your Name

2. Become Someone Else’s

3. I Know What Love Isn’t

4. The End of the World Is Bigger Than Love

5. Some Dandruff on your Shoulder

6. Golden Key

7. The Opposite of Hallelujah

8. Waiting for Kirsten

9. Black Cab

10. I Want a Pair of Cowboy Boots

11. The World Moves On

12. Into Eternity

13. Sipping on the Sweet Nectar

14. An Argument With Myself

15. A Postcard to Nina

16. Pocketful of Money

 

F.F.

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