Joan As Police Woman & Benjamin Lazar @Monk 25/11/2016

Il duo soul-pop elettronico suona a Roma Let it be you uscito lo scorso ottobre a sugello di questa collaborazione dalle radici africane.

Quando Joan Wasser entra in scena sembra di essere catapultati negli anni ‘70: una figura esile con un taglio di capelli molto rock, facile da confondere con Joan Jett o Patti Smith se non si ha mai avuto l’occasione di ascoltarla cantare. Questa volta è sul palco in tuta blu con l’amico Benjamin Lazare Davis, polistrumentista americano, col quale ha composto il disco “Let it be you”, reduci entrambi da esperienze in Africa, principale fonte di ispirazione per questa collaborazione (e per le tute blu, come ci spiega Benjamin più tardi).

Il soul-pop elettronico pervade quasi tutta la performance, il ritmo ed il senso del movimento sono trasmessi ai molti spettatori che si agitano fin da subito a tempo di musica tranne nei momenti in cui Joan canta chitarra e voce in acustico; vengono anche riproposte le pietre miliari degli album precedenti di Joan che comunque domina vocalmente quasi tutto il concerto alternandosi ogni tanto a Benjamin che suona il mellotron ed eccentricamente agita i suoi ricci castani mentre canta in solo (bella Overloaded) o nei cori.

La Wasser suona passando da uno strumento all’altro in maniera disinibita, il suo canto in falsetto ogni tanto è riproposto esageratamente perché non serve alla sua voce che potrebbe abbracciare anche solo tonalità più basse ma contribuisce comunque a creare l’atmosfera giusta (come in “Broke me in Two”, il primo singolo estratto dall’album).

Ormai si vede che è a suo agio con il pubblico del Monk; sarà per il fatto che l’ultimo concerto nel club capitolino risale ad appena cinque mesi fa?

Un live che sicuramente intrattiene ma non convince del tutto; “Let it be you” rappresenta una fase di transizione e sperimentazione nella carriera musicale di Joan che può approdare a lidi più seducenti e persuasivi, il suo personaggio ne ha tutte le potenzialità.

Bravo il romano Fil Bo Riva in apertura; “Killer Queen” entrava sottopelle. E poi lui aveva una giacca a macchie leopardate che si abbinava benissimo ai miei shorts.

Di Eleonora Tagliafico

Foto di Elisa Scapicchio

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