John Carpenter@Auditorium Parco della Musica di Roma 28/8/2016

Il Maestro del Cinema arriva a Roma per una indimenticabile data live, tra i brani degli ultimi dischi e le leggendarie colonne sonore: ecco il nostro report!

In una Roma ancora semideserta arrivo all’Auditorium con buon anticipo, così da avere il tempo di metabolizzare cosa sarebbe successo di lì a poco nella sala Santa Cecilia. La Cavea dell’auditorium oramai spoglia del palco che la invade durante la stagione estiva è piena di gente come me in attesa.

L’atmosfera è cupa a causa del colore imperante nero delle magliette della maggior parte delle persone presenti. A comporre l’atmosfera si ci mette anche la notte che cala sulla Capitale ed i grigi e colossali gusci che compongono l’Auditorium imperano come tre enormi scarafaggi di piombo su tutti noi. Si avvicinano le 21.00; poso il casco al guardaroba ed entro alla ricerca del mio posto.

Non siamo in molti, ma guardandomi attorno vedo solo volti ben puntati verso il palco sul quale da lì a poco salirà uno dei più importanti direttori della settima arte degli ultimi 30 anni.

John Carpenter, dopo 40 anni di produzioni cinematografiche passate alla storia del cinema horror e fantascientifico, decide di scendere in campo con un progetto musicale fortemente legato al suo passato; considerando che una buona parte delle colonne sonore che hanno accompagnato i suoi film sono state scritte dal regista stesso questo passo prima o poi ce lo saremmo dovuti aspettare, ma in pieno stile Carpenter il passo è stato molto più spettacolare di quanto si potesse prevedere.

Prodotti e distribuiti ben 4 album in 2 anni, un tour in tutto il mondo che ha incluso anche grandi festival europei come il Primavera Sound di quest’anno. Una formazione composta personalmente dal Maestro che vede in prima linea suo figlio alla sua destra ed un altro figlio d’arte, Daniel Davies figlio di Dave Davies chitarrista e fondatore dei “The Kinks” alla sua sinistra.

Tra i tanti presenti in sala un rappresentante italiano della musica cinematografica d’autore: Claudio Simonetti fondatore della storica band Goblins autori di innumerevoli colonne sonore dell’horror italiano d’autore.

L’atmosfera esterna ci segue in sala a vaticinare qualcosa di cupo e stupefacente, chi conosce il maestro sa che in 40 anni di carriera è sempre stato in grado di spingere l’asticella della paura e dello sbalordimento sempre più in alto, come fece all’inizio del 900 il suo principale ispiratore: Howard Phillips Lovecraft, creando così dei presupposti stilistici oramai adottati da tutte le schiere di registi horror anche del vecchio continente.

La band si presenta puntuale all’appuntamento, lo spettacolo che è stato architettato dal maestro è molto difficile da descrivere a parole, una perfetta combinazione di film rimontati proiettati su schermi finemente organizzati e musica potente. La band tira dritta guidata dal suo direttore per tutta la scaletta, applausi si alzano dal pubblico ad ogni attacco, quando le immagini iniziano a girare alle spalle della band e lentamente si delineano le quantomeno folli e politicamente scorrette trame dei film di Carpenter.

La scaletta è magistralmente organizzata come solo un maestro della regia potrebbe, il pubblico non si ferma mai è di continuo catapultato in scenari futuristici o in campagne dell’America selvaggia dove è in atto un massacro. Il viaggio è accompagnato da un suono pieno e perfetto, cupo e trascinante.

Ad un’ora dall’inizio un enorme boato si alza dal pubblico quando la band suona la colonna sonora di “The thing” composta in collaborazione con il premio Oscar Ennio Moricone.

Carpenter regge il palco e la platea sedendosi solo per alcuni minuti su “Night” e indossando i disorientanti occhiali scuri simbolo di una delle sue pellicole più turbanti: “Essi Vivono”.

Immenso il volto di “Michael Myers” personaggio simbolo della cinematografia del maestro proiettato alle sue spalle quando la prima parte del live volge al termine.

Dopo pochi attimi di attesa la formazione torna per farsi vedere un’ultima volta e terminare l’operato, lasciandoci a fine concerto come Cerbero davanti alla porta dell’inferno, che come insegna il grande regista Carpenter è la nostra vita. Sullo schermo domina la scritta “The end ed il pubblico in piedi applaude sbalordito; abbiamo tutti assistito ad uno spettacolo senza pari che non lascia spazio ad insoddisfazioni ne musicali ne cinematografiche per il pubblico.

Concerto stupefacente, da rivedere e da consigliare.

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