Aspettando i Kasabian a casa nostra

ALT! (da Radio Kaos Italy)

ALT! È la trasmissione radiofonica che fa dell’ALTernative rock la sua ragione di vita e la sua missione. Andiamo alla ricerca dei migliori gruppi alternative, indie, e qualsiasi altra cosa sia riconducibile al rock, dai giovani gruppi emergenti alle migliori realtà del rock italiano, senza distinzione, ma con una condizione: NON siano nel Main Stream.

 E lo facciamo in diretta tutti i venerdì, dalle 17 alle 18, su www.radiokaositaly.com. E da oggi approdiamo anche qui su Cheap Sound per curare una rubrica quindicinale su ciò che più troviamo interessante dal mondo della musica, sempre rigorosamente ALT!ernative Rock.

Sembrava ieri che ascoltavo per la prima volta una versione, non ancora completa per la verità, di Lost Soul Forever, non sapevo ancora che poi sarebbe stata conosciuta con il ben più famoso acronimo LSF. Invece sono passati ben 8 anni. Era il 2004.

A quel tempo i Kasabian erano soltanto uno dei tanti gruppi della scena alternative che cercavano di emergere, eppure già col primo singolo di debutto “Processed Beats” del 2003, ma soprattutto con il successivo primo full lenght album “Kasabian” si vedeva che i ragazzi erano di una pasta particolare.  Non mancavano i dibattiti: chi li avvicinava alla psichedelica degli anni settanta, chi li vedeva candidati della terza generazione di britpop made in UK (per intenderci: la prima è quella degli Stone Roses, la seconda è quella degli Oasis), chi invece li definiva adddirittura Indie-Dance (non si sa se come insulto o complimento).

Tutte queste affermazioni contenevano un pizzico di verità, ma mettevano in luce solo un lato del modo di comporre del quartetto di Leicester.  Pochi infatti si accorgevano di quella che sarebbe poi diventate le caratteristica portante del gruppo: il tipico modo di cantare e la pronuncia tipica del cantante Tom Meighan. Un modo di cantare sfrontato, aggressivo, quasi da lotta, nelle strofe, che si alterna alle melodie più british, aperte (e anche, diciamolo, più orecchiabili) dei ritornelli. Fermo restando l’innegabile vicinanza all’elettronica del primo lavoro dei ragazzi. Ma a tutto c’è una spiegazione. Allora le menti del gruppo erano due: il chitarrista Sergio Pizzorno e il tastierista Christopher Karloff, il che rendeva la band una strana realtà all’interno dell’universo musicale: non avevano un batterista fisso (strana somiglianza con gli Oasis del post “Heathen Chemistry”, ma prima loro il batterista l’avevano avuto). Successivamente è cambiato tutto: Karloff è uscito, durante le registrazioni di “Empire” per “divergenze artistiche”. Pazienza, si ricomincia da capo. Almeno arriva un batterista fisso: Ian Matthews.

Il Deus ex Machina è diventato Pizzorno, autore (quasi) esclusivo di musiche e testi, arrivando anche ad essere il cantante solista in alcune canzoni. Ed era inevitabile che il sound cambiasse forma.  Sono arrivati così i successivi “Empire” (forse quello che mi ha meno di tutta la produzione del gruppo) e il bellissimo “West Ryder Pauper Lunatic Asylum”. Se il primo è servito a confermare i Kasabian come una realtà indie di altissimo livello e a portarli in cima alle classifiche britanniche (da allora tutti gli album si piazzeranno in cima alle classifiche UK), il secondo li ha proiettati anche all’interno del mainstream: merito del primo singolo “Fire”, inserito come sigla ufficiale della Premier League 2010-2011, e, soprattutto, della hit “Underdog”, probabilmente uno tra i pezzi più belli e fomentosi (se non “il più”) mai scritti dal gruppo.

Era difficile confermare un grande album come “West Ryder”, ma l’ultimo e più significativo salto di qualità è arrivato proprio con “Velociraptor”, uscito nello scorso Settembre. Album veramente maturo, delinea perfettamente l’Ars musicandi di Pizzorno, che riesce a riservare uno spazio a tutte le varie influenze, senza però sacrificare l’omogeneità complessiva del suono. Si va dalle melodie arabeggianti di “Acid Turkish Bath” alle psichedeliche tastiere ovattate di “I Hear Voices” (pezzo più dell’album), fino all’elettronica acida di “Swicthbalde Smiles”. Rimangono poi le canzoni classico  “stile Kasabian”, come “Days are Forgotten” e “Let’s roll just like we used to”. Ma la noità più importnte va segnalata a livello di immagine: la promozione dell’album ha portato il gruppo ad essere enormemente in vista sul sito più cliccato del mondo. Youtube infatti ha ospitato, prima e dopo l’uscita dell’album, molti banner sul gruppo, segnale evidente di come ormai siano arrivatu talmente al top dell’ALTernative, da sforare nel mainstream.

Tra tutti i vari mega tour che i quattro hanno intrapreso, va segnalata inoltre la saggia decisione di fare molti tour (anche dopo essersi affermati), da supporto a gruppi più famosi (Oasis e Muse su tutti).  Solo ultimamente hanno intrapreso tournèe che li pone come primo gruppo in cartello. Ed è proprio l’ultimo tour che li riporterà a noi, la settimana prossima, a Roma. Ci si aspetta una grande live, i biglietti sono Sold Out da mesi, e un’intera capitale non può rimanere delusa. Ma sono sicuro che non rimpiangeremo i soldi del biglietto.

Giovanni Romano

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *