Quale futuro per la musica live in Italia? Tra panel e live al KeepOn Live @Lanificio 14/09/2017

Dopo aver preso parte al KeepOn Live Fest 2017 abbiamo provato a fare un punto sulla situazione della musica dal vivo nel nostro paese provando a capire quanto sia importante il ruolo svolto dai live club e dai grandi festival nel panorama indipendente.

Inutile negarlo, da un paio di anni la musica indipendente italiana sta attraversando un periodo di transizione decisamente singolare: la sottile linea che tracciava il confine fra ciò che era “alternativo” e ciò che era “mainstream” sembra ormai scomparsa, le major iniziano a ricercare i propri autori fra gli artisti “indie” e Spotify dedica intere playlist a band o cantautori che fino a qualche anno fa non avrebbero mai immaginato di confrontarsi con un pubblico così vasto. In un momento così particolare, dunque, è lecito chiedersi quanto ancora sia importante la componente “live” all’interno del panorama indipendente e soprattutto quale ruolo giochino nel 2017 i festival e i live club presenti in Italia.

Per cercare delle risposte a tali interrogativi la scorsa settimana sono stato al Lanificio 159 di Roma in occasione dell’ottava edizione del Keep On Live Club Fest, un evento che ogni anno riunisce i responsabili dei locali del circuito KeepOn per fare il punto della situazione e discutere assieme delle questioni più importanti.

L’edizione di quest’anno non ha offerto solo molti panel e incontri di formazione, ma ha dato anche l’occasione a diversi artisti di esibirsi nella splendida terrazza del lanificio.
Al termine della prima delle due giornate del meeting si è poi svolta anche la Live Parade con la premiazione e l’esibizione di band quali Fast Animals and Slow Kids (premiati come Best live), Canova (premiati come Best New live per le nuove proposte) e Omosumo (premiato Roberto Cammarata come Best performer).

All’interno dei panel si è rivolta particolare attenzione a tutti gli aspetti legati all’organizzazione di un live: dalla sicurezza alla legalità, dal modello di comunicazione da seguire per sponsorizzare una serata fino ai problemi burocratici che più ostacolano i direttori artistici dei locali.

Un evento molto interessante, dunque, che ha visto la partecipazione fra gli altri anche di Federico Dragogna, chitarrista de I Ministri, chiamato a raccontare la sua esperienza in qualità di musicista. Proprio con lui, in una pausa tra un panel e l’altro, mi sono fermato a parlare dello stato attuale della musica live in Italia, chiedendogli quale fosse la sua opinione a riguardo:

«Più che parlare di musica live in generale credo sia più corretto parlare soprattutto del nostro mondo della musica live, cioè di quello che è stato variamente etichettato negli anni come “alternative”, poi “underground”, poi “indie” e che adesso sta semplicemente diventando musica», ha subito voluto precisare: «Dico questo perchè esiste tanta altra musica dal vivo in italia che passa per tutt’altri circuiti, però è in qualche modo “meno nel tempo”, meno nel presente, e di questa cosa se ne stanno accorgendo anche i “piani alti”, tanto che stanno capendo che questa è la scena musicale da cui attingere per il futuro. Perciò non solo ritengo che lo stato di salute sia buono ma che si presenti per questo mondo una sfida per provare a passare ad uno stadio più avanzato e confrontarsi con un pubblico sempre più ampio, con tutti i vantaggi e gli svantaggi che può comportare l’aprirsi ad un’audience così grande.»
Accanto a questo aspetto però non sono mancate le dovute riflessioni da parte di Dragogna sulla distribuzione non paritaria di locali o di eventi dedicati alla musica dal vivo: «Ci sono ancora delle regioni dove purtroppo mancano dei live club o dove magari ci sono ma sono osteggiati dal tessuto sociale e dalle istituzioni.  In zone come quella adriatica si fa una fatica incredibile e durante tutto l’anno è sempre una tragedia. Quella parte rifiorisce solo d’estate soprattutto grazie ai festival che si stanno sviluppando ultimamente.  Il punto vero sarebbe riuscire ad aprire in alcune zone dei piccoli “feudi”, dei piccoli “villaggi di Asterix” che riescano a resistere e a chiamare artisti in grado di far muovere un pubblico sempre più vasto».

Sempre di festival e di live ho avuto il piacere di discutere anche con Francesco Violani, tra gli organizzatori del KeepOn Live Club Fest e dell’ Alice Fest, che ripercorrendo le proprie recenti esperienze ha provato a spiegare come si sia evoluto lo scenario per chi si occupa di promuovere la musica dal vivo nel nostro paese: «Sono contento che la cultura del festival stia pian piano arrivando anche in Italia, è stato un processo un po’ lento ma penso sia uno dei principali fattori in grado di far diventare la musica dal vivo un trend sempre più in crescita.
Rispetto a una situazione di 5 o 6 anni fa, il mercato indipendente è molto più organizzato ed è in grado di fornire molte più proposte musicali, questo aiuta notevolmente gli organizzatori permettendogli di attingere da un nuovo bacino di artisti. Purtroppo ancora mancano alcuni fondamentali di un festival, cioè manca quella cultura di ricerca e scoperta attraverso una manifestazione del genere: molte persone arrivano tardi perché sono interessate ad ascoltare esclusivamente l’headliner, oppure si lamentano per un costo troppo elevato del biglietto, o ancora preferiscono pagare la giornata singola piuttosto che un abbonamento. L’idea di andare a “pacchetto chiuso” ad oggi vale principalmente per le grandi manifestazioni internazionali come il Primavera Sound.Diciamo che ci vuole ancora un po’ più di educazione e cultura, sia per quanto riguarda i festival che per le realtà quotidiane di ogni live club.»

Ma in che modo si può sviluppare questa cultura del festival e di partecipazione attiva ad un live?
Questa una delle chiavi da analizzare. Se da un lato ci deve essere l’impegno continuo da parte delle istituzioni per aiutare i promotori della musica live nell’eterna lotta contro la burocrazia, dall’altro è necessario anche cambiare la percezione che dall’esterno si ha di questo ambito lavorativo. In questo senso diventa allora di fondamentale importanza la proposta di legge a cui ha fatto riferimento l’Onorevole Roberto Rampi nel panel del KeepOn dedicato al rapporto tra le amministrazioni comunali e i club: «Abbiamo finalmente in aula alla camera la nuova legge sulle imprese culturali e creative, primo grande passo sul mondo dei live club. Per la prima volta attraverso questa legge si riconoscono le imprese culturali e creative, cioè si riconosce l’esistenza di una realtà che è allo stesso tempo impresa e fonte di cultura. Con questa norma finalmente si inizierà a riconoscere l’esistenza di questo settore.»
In parallelo a questa legge, Rampi ha ricordato inoltre che dopo due anni e mezzo è iniziata anche la discussione sulla nuova legge dello spettacolo grazie alla quale si potrebbero aggiornare le normative risalenti al 1965 e si aiuterebbero i gestori attraverso particolari agevolazioni fiscali.

In conclusione di questo focus sullo stato do salute della musica live in Itallia, offerto dalla manifestazione di KeepOn Live, evidenzia che, sebbene ci siano molti gli aspetti ancora da migliorare, l’aria che si respira nell’ambiente dei live club è quella di un profondo ottimismo.
Come ho avuto modo di constatare, la componente del “live” non solo rimane un elemento  imprescindibile per la musica “alternativa” ma è proprio attraverso grandi manifestazioni come i festival che risulta possibile creare spazi sociali e culturali nel nostro paese.
Vedremo se nei prossimi anni grazie alle riforme istituzionali e alla passione degli “addetti ai lavori” si riuscirà a sviluppare un maggiore senso critico, per il momento possiamo solo limitarci a supportare chi ancora oggi decide di impegnarsi per condividere con gli altri un po’ di cultura, e in primis ringraziamo KeepOn Live.

 

Foto di Luisa Ricci

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