La messa è finita: che l’offensiva di Vatican Shadow abbia inizio!

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Il “fantasma del Vaticano” cala su Roma, casualmente, nel giorno in cui due massimi esponenti della Chiesa Cattolica vengono santificati. La capitale è invasa letteralmente dai pellegrini, la manifestazione religiosa non concede pietà ai poveri abitanti romani. Più di un milione di persone si riversa in Piazza San Pietro per assistere alla santificazione di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II. Ma, per fortuna, non è l’unica manifestazione politico-religiosa in atto.

Dopo una giornata dedita alla spiritualità, la sera, nel centro di Roma, il lato più oscuro della religione prende corpo. Infatti Dominick Fernow, in arte Vatican Shadow, mette a ferro e fuoco ogni sacro bigottismo. Il mio entusiasmo è alle stelle, dato che non solo sono un affezionato ascoltatore dell’artista d’oltreoceano, ma egli rappresenta una delle più solide realtà in amibito elettronico-sperimentale a livello mondiale. LSWHR riporta in quel di Roma l’artista statunitense in una serata uggiosa e di pioggia, clima che mette molto a disagio il pubblico presente al Teatro Dell’Orologio.  Ma anche, ad onor del vero, questo è il clima ideale per i paesaggi evocati da Dominick Fernow, una discesa nell’inferno della violenza umana contro i propri simili, fatta di ritmi (post) industriali.

E’ la prima volta che assisto ad un concerto in questo locale, e devo dire che l’impatto iniziale è ottimo: la sala è decisamente accogliente e fornita di larghi spalti (giustamente dato che si tratta di un Teatro) dove lo spettatore si può accomodare assistendo allo spettacolo da seduto. Il Teatro in questione è un piccolo spazio ubicato nei pressi di Piazza Navona, luogo oscuro e dalle sembianze tetre. La seconda nota positiva è il pre-concerto occupato da una garanzia dell’elettronica romana, ovvero dal Dj  Luciano Lamanna (impegnato anche in altri progetti come per esempio : Der Noir, Riti Occulti). Vinile dopo vinile il suo dj- set ci aiuta a calarci nell’oscurità della serata. Nel frattempo mi accorgo che per la sala si aggira il nostro occhialuto beniamino in abiti anonimi, in cerca probabilmente di una birra da sorseggiare.

Il tempo passa ed il dj set sta terminando. Infatti, dopo essersi levato gli occhiali, Dominick Fernow si posiziona dietro la consolle. In questo momento il pubblico è in fermento e piacevolmente colpito, ce ne rendiamo conto dal fatto che quest’ultimo abbandona la sua comoda postazione per assistere da vicino alla performance. Da questo momento il lato oscuro dell’ombra del vaticano manifesta la sua più massiva malignità.  L’assalto sonoro a cui assisto è un set continuo, anche se sono  distinguibili numerose tracce provenienti soprattutto dal suo ultimo album del 2013 “Remember Your Black Day”,  uscito per l’etichetta Hospital Production.  La costanti tematiche presenti nella sua discografia comunque permettono di calarci in un mondo fatto di violenza e di guerra: gli argomenti che affascinano il newyorkese sono sempre diretti alle guerre in (medio) oriente o comunque a tematiche di tipo militaristico. Anche chi non lo conosce se ne accorge durante la performance, infatti in proiezione a rotazione vengono mandate immagini  che descrivono aeroplani da guerra, versetti religiosi e anatomia di armi. Non bastano normali strumenti per la sua offensiva contro l’umanità, il nostro è fornito di walkman e di drum machine, oltre che dalla solita consolle e computer. Ormai entrato nel vivo, fornendoci i suoi continui beat che costringono il pubblico ad una danza sulle macerie, Dominick incita il pubblico al movimento in maniera ossessiva, quasi come posseduto dall’arte della guerra: salta, si dimena, compie movimento degni del miglior paziente di una clinica psichiatrica, letteralmente impazzisce. Ad un certo punto addirittura si scaglia verso il pubblico con una torcia elettrica per controllare che il pubblico si muova e si concentri sulla musica!

Passiamo dalla canonica Ambient Techno a veri e propri assalti sonori composto da rumorismo e da beat impazziti. Resto piacevolmente colpito dalla familiarità che acquisisce con il pubblico, come se non fosse importante l’ascolto ma l’immedesimazione nel mondo che vuole evocare.  La performance dura fino a mezzanotte e mezza. Ricado nel mondo reale, mondo fatto anch’esso di macerie e di distruzione. L’amaro in bocca non vi è affatto, peccato che non vi fosse un banchetto per l’acquisto del merchandising.

La messa è finita, andate in pace.

Lorenzo Landriscina

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