Lamansarda band @ Sparwasser 02/03/2017

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Quando “la dimensione domestica del sottotetto (…) si contamina di sonorità lontane” così  ci siamo lasciati trascinare anche noi in questa realtà, vediamo dove ci hanno portati…

Il nostro weekend è cominciato Giovedì e, come un buon fine settimana che si rispetti, lo abbiamo iniziato al Pigneto, nel piccolo Arci Sparwasser.
Appena entrata noto comprensibilmente che non è molto popolato ma il calore e la sensazione di accoglienza non mancano in un luogo così raccolto e friendly. È qui che si esibisce Lamansarda e voglio proprio presentarli anche a voi.

Lamansarda è un gruppo campano alternative-folk formato da Antonio, Lorenza, Alessandro e Fabrizio, circa 4 anni fa. Questa sera sono venuti direttamente dalla provincia di Napoli ma ve lo anticipo: Roma gli sta bene addosso.
Appena prendono posizione sullo stage mi sembra di guardare un quadro animato, incorniciati dalla posizione incavata del palco. Arrivano silenziosi tanto che quasi non te lo aspetti ma da subito iniziano a farsi conoscere: dopo i primi accordi mi sento catapultata in un live bar di New York negli anni 2000, illuminato da basse luci tendenti al rosso. Sono gli anni in cui proprio in America emergono gruppi come Great Lake Swimmers, Local Natives, Fleet Foxes, di cui mi sono piacevolmente ricordata durante il live.

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Da quanto appena detto sembrerebbe facile una collocazione temporale del genere e del profilo dei Lamansarda, ma il timbro di voce di Antonio disorienta e scardina totalmente questi schemi: un po’ retrò ma mai fuori posto, basta una volta per ricordarselo e tenerlo in testa senza esserne disturbati.

L’esibizione diventa dinamica quando Lorenza passa dal basso al violino, Antonio dalla chitarra alla tastiera, mentre Fabrizio e Alessandro si fanno sentire rispettivamente a suon di chitarra e batteria. C’è da dirlo, l’acustica non è delle migliori, ma la band ci svela comunque la propria identità tra pezzi più vecchi come “Somewhere digged in the mountain”, alcuni ri-arrangiati come “Cuckoo” e “Desiree”, e altri nuovi come il singolo “Hypericum”.
Mentre li focalizzo in questa atmosfera distesa, capisco il senso del nome evocativo del gruppo, percepisco la familiarità di uno spazio chiuso come la sala prove e la tranquillità dell’intorno di un lago o dei sentieri di un bosco. Mi sembra di essere dentro le mura e all’aria aperta allo stesso tempo, come se non ci fosse più il tetto della mansarda che sto immaginando, come se guardassi le pareti di una stanza e il loro tetto fosse fatto di nuvole e alberi, ed è lì che mi sembra di vederli suonare. Il live si conclude con la naturalezza con la quale è iniziato.

Sappiamo che stanno lavorando ad un nuovo disco ma non abbiamo una data da attendere per il momento, sicuramente nel giro di qualche mese torneranno a trovarci a Roma. Recentemente sono stati ospitati dallo SMAV e dai Magazzini Fermi, mentre noi aspettiamo un ritorno si esibiranno l’11 marzo al Sound Music Club di Frattamaggiore. Rimaniamo sicuramente in attesa di qualcosa di nuovo da questa band che sembra pronta per compiere un bel salto in avanti.

di Veronica Proia

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