Superata la crisi di fin de siècle: è rinato il pop!

lana-del-rey1

Quando diciamo pop, soprattutto in un sito come questo, in un contesto come il nostro, lo viviamo sempre come qualcosa di malvagio: una parola dispregiativa, il genere di musica che è come la mela che satana tende ad eva e con cui prima o poi tutti i più grandi devono fare i conti.
Guardate che fine hanno fatto i Coldplay con le tendenze alla world music, guardate che cos’è stato Sanremo negli ultimi 10-15 anni.
Pochi giorni fa le classifiche inglesi hanno registrato per la prima volta nella storia la vittoria di vendite annuali di dischi pop (grazie alla straordinaria prova di Adele) rispetto al rock. Una tragico monito riguardo al futuro della musica e un punto in più per la teoria Maya sulla fine del mondo… oppure no?
Il commercio musicale senza sosta ha conosciuto stelle e stelline costruite a tavolino: abbiamo visto sulla scene fin troppe Britney Spears e Avril Lavigne. Troppe Kylie Minogue e Backstreet Boys. E poi i Blue, i Take That, Robbie Williams, Spice Girls, Las KetchupShakira, Christina Aguilera, gli Aqua e troppe altre meteore.
Ma con l’industria discografica in crisi si è attenuato molto il divario tra chi la musica la ascolta perché gli piace e a chi piace perché la sente, se capite cosa intendo.
Ed è così che pian pianino il pop si è risvegliato, e sta tornando ad essere grande musica popolare. Piacente ma non fasulla, fruibile ma non semplice.
L’inversione di tendenza è avvenuta piano piano con stelle come Michael Bublè che ha portato in classifica grandi pezzi di cultura jazzistica (ne abbiamo un perfetto alter ego italiano, poi, in Raphael Gualazzi, stella nascente e vincitore dello scorso Sanremo Giovani).
E via così, la musica guadagna, torna ad essere “colta”: guardate Amy Winehouse con la sua voce “nera”, guardate le Puppini Sisters con le reminiscenze anni ’20, guardate Mario Biondi con la sua voce suadente, guardate la stessa Lady Gaga che oltre a scrivere i suoi pezzi (sembra banale ma non lo è) quando li canta e suona col piano sembra far morire d’invidia chi di questo non è mai stato in grado (una Madonna per esempio), fino alla nuova piccola star, quella che sembra destinata ad eliminare il ricordo di ognuno di questi dentro di noi: Lana Del Rey.
Quello che hanno in comune questi musicisti è l’essere in qualche modo, ognuno nel suo genere, dei provocatori. Ed i provocatori, loro, quelli veri, hanno fatto la storia del pop: Madonna che si esibiva mezza nuda in un mondo che aveva appena scoperto i colori, Michael Jackson che il colore provava a toglierselo di dosso. Così, dopo gli innumerevoli tentativi preparati a tavolino, sono tornati i provocatori genuini: l’alcolizzata ma straordinariamente talentuosa Winehouse, la lesbica, bruttina, ma irrimediabilmente attraente e capace Gaga, la bimba da chiesa eccessivamente sexy che è Katy Perry eccetera. 
Ed eccoci arrivare appunto a Lana Del Rey, ventisei anni, americana, una voce superlativa, una pagina wikipedia lunga meno di quella di Willwoosh. A pochi giorni dall’uscita del suo Born To Die ha all’attivo qualche esibizione da tutto esaurito, una timidezza e spontaneità da primo giorno di scuola nascosta da una bellezza interessante, al punto che i maliziosi già hanno messo in conto teorie di chirurgie plastiche.
Insomma, stiamo uscendo fuori dal buco nero del pop e tornando a un genere di musica senza pretese ma comunque di qualità.
Era ora.
F.B.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *