L’arrembaggio dei Sadside Project

842920_10151376742837226_2139365405_oSembra quasi che quasi tutti i big della scena musicale mondiale abbiano deciso di uscire -dopo tanto tempo sulla piazza- con cose molto peggiori di quanto fatto in passato, e certamente di livello inferiore alle aspettative. Ma noi bazzichiamo nell’underground, ed è questo che più ci fa godere.

Cari amanti di una delle formazioni che spaccano di più qui nella loro città natia e in Italia in generale, non abbiate paura, i Sadside Project sono rimasti fedeli alle loro radici e alle sonorità garage-blues con cui ci hanno abituato ad amarli. Il 23 febbraio, al Circolo degli Artisti, esce fisicamente Winter Whales War (già in streaming su Rockit) per Bomba Dischi, e oggi provo a raccontarvelo.

Dieci pezzi cantabili che rimangono in testa facilmente. Blues. Garage. Melodie a tratti più “pop” rispetto ai lavori precedenti. Parecchie collaborazioni (di cui ci interessa ben poco alla fin fine) tra cui ormai la già nota Roberta “basso dei Verdena” Sammarelli. L’album in generale è perfetto: ottimo “sali-scendi” di dinamiche, arrangiamenti 100% Sadside Project style. Strumentalmente intoccabile (non mi perderò in chiacchere dicendo da chi è formata la band e quanto entrambi siano forti), WWW si rivela come ottimo seguito a Fairy Tales, tanto che, sulle locandine del tour, compaiono i loghi di AudioGlobe e Rough Trade. Lo stampo, comunque, è quello. Si percepisce perfettamente la maturità del duo e le nuove sonorità che vengono ricercate, ma la base è quella da cui il gruppo è partito. E questo non è un male, assolutamente. Un vecchio saggio cinese diceva “squadla che vince non si cambia, aligatò”, e dunque, perchè cambiare se si può costruire? Se si possono aggiungere ulteriori validi tasselli a un progetto già di per sè di successo, perchè rivoluzionarlo completamente? Credo che con Winter Whales War, i Sadside abbiano fatto proprio questo, o comunque a questo mi fa pensare l’ottimo risultato. Risultato che tra l’altro, è importante dirlo a mio avviso, gode di una notevolissima qualità audio/tecnica che da ancora più risalto al lavoro di Gianluca, Domenico e i mila collaboratori. Tra tutte le tracce, tre sono quelle che più mi hanno colpito: I tre quarti di 1959 (the last prom), non possono non far pensare ad una malinconica scena del classico film in bianco e nero anni 50 in cui i due amanti si abbracciano per l’ultima volta, dovendo lui salpare l’indomani con la marina americana. La cupezza (si dice?), l’elettricità e la ruvidezza di Nothing to Lose Blues mi hanno colpito immediatamente, così come mi colpì immediatamente un loro precedente blues, quello dei vampiri, e il pezzo mi piace in tutto e per tutto: le parti strumentali -soprattutto le tastiere!-, la melodia della voce così come l’effetto a questa applicato rendono l’atmosfera ambigua e misteriosa. Ma al primo posto della classifica più importante al mondo, la mia, troviamo a mani basse Edward Teach also known as Blackbeard. Tra i più classici dei pezzi dei Sadside Project, credo abbia uno dei ritornelli più belli che abbia mai sentito uscir fuori da un pezzo di una band emergente: il cambio di velocità, le urla che lo anticipano, e il testo mi fanno veramente volare altissimo.

Com’era possibile prevedere, i Sadside Project hanno rifatto tombola, questa volta grazie ad ambientazioni piratesche che ci portano dritti dritti a scoprirci mozzi su galeoni d’assalto del diciassettesimo secolo.
Come dissero due eremi delle montagne del nord: “There’s no time to save your soul” quindi, per lo meno, salvate le vostre orecchie e assaltate il circoletto questo sabato, cercando di depredare più Winter Whales War possibili.

Argh,
M.C.

185652_10151315003232226_439532603_nWINTER WHALES WAR

1) The Same Old Story
2) My Favourite Colour
3) 1959 (The Last Prom)
4) This is Halloween
5) Edward Teach also known as Blackbeard
6) Nothing to Lose Blues
7) Hold Fast
8) Molly
9) Sloop John B.
10) Winter Whales War

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