Le anteprime di Cheap Sound | “H.U.G” The Mother

La formazione romana torna dopo anni di assenza con il singolo “H.U.G.” , primo estratto dall’EP Spare Parts.

In occasione dell’uscita di “H.U.G.” primo singolo estratto dal nuovo EP Spare Parts, abbiamo fatto qualche domanda a The Mother, il gruppo romano che dopo anni di assenza si ripropone con sonorità rinnovate rock, elettroniche e trip hop. Edoardo Saolini (voce), Tiziano Sbardella (chitarra), Ludovico Saolini (basso e voce) e Simone Guidi alla batteria ci raccontano del loro EP e del loro percorso per realizzarlo.

Come nasce il progetto the Mother?

LUDOVICO: Il progetto nasce qualche tempo fa ormai, era il 2008 e quello che ci ha spinto a suonare insieme è stata la voglia di fare musica, la nostra musica. La voglia (o la necessità, anche) di trasmettere tutto quello che avevamo dentro con il modo migliore che conosciamo. E poi la voglia di confrontarsi e di mettersi alla prova, e cercare di costruire qualcosa di nuovo. Questo ha portato alla realizzazione del nostro primo disco Quaestio. Successivamente ci siamo trovati nel mezzo di un periodo di cambiamento, siamo rimasti in tre ed abbiamo iniziato a pensare nuova musica; a quel punto ci siamo resi conto della mancanza di una figura che potesse curare le ritmiche, e lì è entrato in gioco Simone: il suo entusiasmo e la sua determinazione l’hanno portato a tutti gli effetti all’interno del progetto The Mother.

Siete in attività dal 2008 e avete avuto diverse evoluzioni a livello di suono ed influenze. Quali sono le sonorità che oggi più vi rappresentano?

EDOARDO: Siamo partiti da sonorità ed influenze degli anni '70. Oggi stiamo prendendo familiarità e confidenza con sonorità elettroniche, dovute all’influenza di generi e gruppi poco esplorati negli anni passati. Attualmente le nostre sonorità fluttuano fra l'elettronica, il rock alternativo e il trip hop.

Cosa vi portate dietro dal precedente lavoro Quaestio del 2013?

TIZIANO: In primis direi le sonorità prog e psichedeliche che aiutano sempre a “spennellare” con più ricercatezza i nostri brani musicali, mentre in secundis ci portiamo il know-how acquisito in studio di registrazione (Il Piano B “progetti sonori” grazie alla collaborazione con Roberto Cola), che ci ha trasmesso conoscenze utili anche in fase di composizione e arrangiamento. Quaestio è la nostra opera prima e sicuramente ci ha insegnato a vivere la sala prove e anche le difficoltà che si incontrano nello sviluppare la propria idea.

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In che punto della vostra esperienza musicale arriva il nuovo, l’EP Spare Parts? Cosa rappresenta per voi?

E: Al punto giusto, spero. Questo EP rappresenta innanzitutto la voglia di fare qualcosa di diverso rispetto a quanto fatto in precedenza. Su “Quaestio” abbiamo mille rimpianti per non essere stati in grado di valorizzarlo a pieno. Spare Parts è un punto dal quale ripartire. Il titolo stesso, “pezzi di ricambio” e il nuovo genere ne sono la dimostrazione.

Come nasce questo EP?

L: Spare Parts è la sintesi di un anno intenso di lavoro: serate o giornate intere chiusi nel nostro mondo a pensare, suonare e scrivere. Abbiamo affrontato una sfida difficile perché prima di poter realmente approcciare alla singola canzone ci siamo dovuti confrontare con un genere nuovo. Abbiamo dovuto imparare ad interagire con strumenti diversi e a suonarli in maniera diversa.

Parlateci del singolo “H.U.G.” Come mai lo avete scelto come prima uscita?

T: Durante la composizione dell’EP eravamo indecisi sul primo singolo da far uscire. All’inizio la scelta era caduta su “Toxic” perché, in quanto cover, pensavamo potesse generare curiosità nel pubblico, dopo qualche anno di assenza. “H.U.G.” invece ha qualcosa di diverso dagli altri pezzi. Racconta di un abbraccio e per questo motivo è volutamente “emozionale”. Pensavamo potesse avere un forte impatto sulle persone che non ci conoscono e questo lo rendeva un buon singolo da lanciare. Avevamo anche un’altra candidata ma alla fine abbiamo puntato sull’idea di video che ci ha convinto di più.

Parlateci del video di “H.U.G”.

L: Si parla di un gesto, un abbraccio, che ha per noi – per me in particolare – un valore significativo. È un gesto che comporta un contatto fisico completo, una vicinanza con l’altra persona che è quasi totale ed è un gesto che può avere molti significati. In particolare la canzone parla di un abbraccio fra due persone che si stanno conoscendo, che si avvicinano per la prima volta. Quindi c’è incertezza sull’esito, emozioni contrastanti, paura, gioia, ma in realtà il contatto deve ancora avvenire. Abbiamo quindi voluto ricreare questo gesto in differenti situazioni: sono quattro abbracci di cui uno fra una coppia di ragazzi, uno fra una mamma e suo figlio, uno fra due anziani, e l’ultimo – che fa un po’ da linea direttrice – è un abbraccio in una dimensione intima e personale, come se si abbracciasse il proprio essere. Il video punta a trasmettere non tanto le storie quanto le sensazioni, le emozioni ed i frammenti di quello che potrebbe succedere una volta che ci si avvicina così tanto ad una persona. Idio ha fatto il resto. Ha messo a disposizione tutta la qualità del suo girato ed ha creato un’altra piccola opera d’arte che viaggia parallelamente alla canzone e la esalta. Non vi resta che guardarlo.

Avete in programma dei live? Potremmo vedervi a breve esibirvi?

E: Il 16 dicembre suoneremo all’Atelier Montez in Via di Pietralata grazie ai ragazzi de La Vetrina. Abbiamo deciso di ufficializzare il 16 come release party del disco e durante la serata suoneranno con noi gli Indian Neighbours e i Govinda. Per le date future potete seguirci su Facebook.

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