Le anteprime di Cheap Sound | Montero – Carbone EP

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Su Cheap Sound in streaming il primo EP di Montero, in uscita il 16 gennaio per Fumaio Records.

Qualche tempo fa Daniele Suardi si annoiava, allora è uscito a fare due passi. Quando è rientrato ha preso la chitarra in mano e ne sono uscite queste cinque canzoni minime che parlano di presente, passato e forse, in qualche modo, anche di un futuro appena intravisto e immaginato, anche se mai annunciato.

Qualche giorno dopo le ha fatte sentire a Maurizio Bonfanti  Francesco Crovetto che le hanno suonate con lui, e queste canzoni sono diventate ancora qualcos’altro.

Disponibile per voi in esclusiva solo su Cheap Sound il primo EP di Montero, Carbone, e la sua intervista! Cliccate qui! e Buon ascolto!

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Partiamo dal nome: Montero. Uno dei difensori più cattivi degli ultimi 20 anni, un omaggio, una citazione o una pura coincidenza?

Non sono un grande appassionato di calcio ma sì, mi piaceva l’idea di allungare sui nostri pezzi l’ombra dell’ingombrante icona anni ’90 di  questo giocatore, che un po’ fa cattivo, ma un po’ fa anche ridere, con i suoi exploit agonistici al limite, tra calcio e kick boxing. Più che altro, devo dire, quel nome è una vera e propria macchina del tempo e mi riporta indietro a quando facevo la collezione delle card “score” e per un ragazzino delle medie trovare nel pacchetto la figurina di Montero in neroazzurro era davvero una gran bella emozione. (Naturalmente faccio riferimento alle stagioni calcistiche che vanno dal 1992 al 1996, dopo quella stagione Montero ha cessato di esistere qui dalle nostre parti). 

Come nasce il vostro progetto Carbone EP?

Ho suonato per anni nel Garage Ermetico, un gruppo che è nato qualche anno fa e che ha cambiato mille pelli, dall’elettronica lo-fi all’indie rock. A un certo punto però il gruppo è entrato in una fase di stanca, ma io avevo questi nuovi pezzi nel cassetto e soffrivo un po’ a vederli lì parcheggiati,  così ho deciso di registrarli. All’inizio ero dell’idea di arrangiarli in maniera ultra-minimale, chitarra e voce, poi però ho chiesto una mano al mio ex compagno di band Maurizio Bonfanti e a Francesco Crovetto (Otu, Durty Geeks) e i pezzi hanno acquisito personalità e sound molto più ricco e definito. Riccardo Zamboni mi ha dato una grossa mano a registrarli e Daniele Cocca li ha poi mixati al Blues Cave Studio. 

In che modo pensate che queste cinque canzoni parlino di passato, presente e futuro?

Per esempio , la title track, “Carbone”, parla in un certo senso della “gestione” del passato, ovvero di memoria, e del confine labile che esiste tra memoria e menzogna. Sai quando hai un ricordo e non riesci a capire fino a che punto sia veritiero o quanto tu l’abbia destrutturato e ricostruito a forza di riraccontartelo? In fondo la memoria è una specie di telefono senza fili che ognuno gioca con se stesso. La seconda traccia, “Canzone di Merda”, parla di un’adolescente, quindi di un’adolescenza, che è forse anche un po’ la mia. L’ho scritta pensando a quei momenti in cui mi sono sentito in gabbia, bloccato tra ciò che avrei voluto essere e ciò che avevo paura di diventare. “Costanza” e “Coperchio” sono due canzoni che cercano di fare il punto della situazione, qui e ora. Il futuro è una specie di convitato di pietra, si fa sentire per la sua assenza: “vedrai vedrai vedrai che qualche cosa accade”. “Scale”, invece, è una canzone d’amore, mi pare che racconti della capacità di godere proprio del presente, del paesaggio che ti circonda mentre aspetti che quel “qualcosa” accada.  

Quali sono stati i vostri ascolti durante la composizione e registrazione dell’ep? E nella stesura dei testi?

Gli ascolti sono stati molti, ognuno a suo modo è entrato in questi pezzi, non so dirti però  esattamente fino a che punto e in che modo. Alcuni davvero etorodossi rispetto al sound dell’EP. Mentre scrivevo le canzoni, per esempio,  ho ascoltato moltissimo How to pimp a butterfly di Kendrick Lamar. In quei giorni ricordo di aver scoperto, con un paio d’anni di ritardo, anche l’album Perils from the sea di Mark Kozelek e Jimmy La Valle, perfetto fusione tra melodia ed elettronica minimale con testi degni di una short story di Carver. Poi ancora, Bill Callahan, ma anche Stone Roses, REM e Billy Bragg e chissà quanti altri. Non è un ascolto, è una lettura, ma ricordo che mentre finivo di scrivere i pezzi sfogliavo il diario di John Cheever, Una specie di solitudine, e anche qualcosa di quelle parole è rimbalzato qua e là nei testi. 

Il vostro EP ci è piaciuto molto. Riusciremo a vedervi presto dal vivo?

Grazie mille! Al momento stiamo scrivendo nuovo materiale per permetterci di portare dal vivo una scaletta intera,  a brevissimo saliremo su qualche palco qui dalle nostre parti (4 marzo Edoné,  10 marzo Ink club). E’ ancora tutto in evoluzione.  Comunque ci metteremo presto all’opera per varcare i confini della provincia orobica.

Non ci resta che goderci Carbone! Ringraziamo Daniele  e Fumaio Records per la disponibilità.

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