Le Luci della Centrale Elettrica@Atlantico 4/07

Giá nel parcheggio dell’Atlantico è evidente che il concerto de Le luci della centrale elettrica ha mobilitato un’impressionante quantità di persone. Basta entrare nel mega-capannone per vedere la gente accalcata sotto il palco, questa volta gli spintoni non bastano per avanzare tra la folla.ldce La band d’apertura ha appena suonato l’ultimo pezzo e gli addetti di palco stanno sistemando per dare spazione al tanto atteso Vasco Brondi. Negli anni passati ricordo di averlo visto o solo o accompagnato da un violoncellisra e l’indomito Giorgio Canali. Ma i tempi sono evidentemente cambiati. Sul palco ad accompagnare il cantautore si presentano artisti di alta caratura: Ettore Bianconi, fratello d’arte e mago dei Moog; Sebastiano De Gennaro alle percussioni; Andrea Faccioli alle chitarre e Daniela Savoldi  al violoncello.
Costellazioni è un album ricco di suoni e di generi, straripante di parole che, comparato ai due precedenti, lascia trasparire una maturità più musicale che lessicale. Personalmente, il cd non mi ha fatto strappare i capelli ma la curiosità mi ha ugualmente spinto ad andare all’Atlantico a sentire la sua esecuzione dal vivo davanti a centiania di persone. Il concerto inizia con uno dei pezzi meno emblematici di questo nuovo lavoro La terra, l’Emilia, la luna molto vicino ai vecchi album dell’artista e poco propositivo, Vasco si presenta nella sua posizione classica da ragazzo timido e mite nascosto dietro microfono e chitarra, come piace a me e ai molti coetanei presenti cresciuti come me con i complicati testi di un ragazzo che subiva il mondo in cui viveva. La scaletta prosegue saltando da album in album in album, da generazione in generazione. Vasco Brondi lascia la chitarra e inizia a cantare con il microfono in mano come non aveva mai visto e la cosa un po’ mi inquieta un po’ di turba dato che si lascia scappare qualche parola e qualche stonatura di troppo, il pubblico tutto sommato sembra apprezzare la sua goffa dinamicità. Su Ti vendi bene il pubblico quasi assopito da una scaletta un po’ lenta ritrova l’energia per saltare ed  urlare, fino a superare la voce stridula del cantautore ferrarese. Attimi di vero trasporto quando poi si torna su classici immportali come Per combattere l’acne e Cara catastrofe riarrangiati con una band in grado di riempire l’Atlantico con un’eccellente combinazione di suoni elettronici e acustici. Non ci si potrebbe immaginare niente di meglio dalle percussuoni grazie anche alla perfetta conformazione strutturale dell’Atlatico per un live del genere. Le luci accompagnano la band in modo eccezionale, creando un vero e proprio fenomeno sensoriale, immergendoci in un mare tiepido di parole. La vera nota negativa è che il caro vecchio Vasco Brondi correndo a destro e a sinistra del palco finisce senza fiato, strozzando e mozzando strofe intere delle sue canzoni.ldce2
Verso le 11:30 il live  giugne al termine ma la canzone che mi ha spinto ad essere presente a quel concerto non è ancora stata eseguita e io inizio ad essere in ansia. La band lascia il palco per i canonici due minuti di riposo che precedono il bis, i musicisti raccolgono le energie rimaste e sparare l’ultima botta  di adrenalina sui presenti. Dopo una lunga attesa arriva il momento di Destini Generali, il mio inno moderno a senstimentalismi e sensazioni di stampo classico, una piccola opera d’arte che, però, sul palco non rende bene come nell’album, almeno non questa sera, a causa di corse e salti di un Vasco Brondi che non è più quello di una volta e che sfiancato finisce a strozzare anche questo testo. La serata in complesso è stata piacevole, musicisti al di sopra delle mie aspettative ed uno spettacolo di luci e suoni davvero suggestivo, ma date una sedia a Vasco Brondi!

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