Levante @Villa Ada Incontra il Mondo 30/06/16


E’ il concerto di Levante ad aprire l’edizione 2016 di Villa Ada incontra il mondo. Non potevamo mancare!

Quando si diventa “grandi” arriva quel momento in cui la tua idea di estate cambia per sempre. Da qualche anno, infatti, ho scoperto (con notevole disappunto) che non è un mio diritto costituzionale quello di passare due mesi al Circeo ad oziare. Ho scoperto che l’arrivo di luglio per gli adulti non significa altro se non lavoro, caldo e tante zanzare.

Per fortuna ci sono cose che nel tempo ho imparato ad apprezzare di queste lunghe estati romane, e una di queste è senz’altro l’immancabile appuntamento con Villa Ada Incontra il Mondo, l’Isola che c’è in mezzo al mio amato laghetto.

Quest’anno ad aprire la manifestazione è stato il concerto di Levante, tornata a Roma per una nuova tappa del suo “Abbi cura di te” tour che l’aveva già portata ad ottobre al Quirinetta.

Ma ad inaugurare ufficialmente la nuova edizione è Viva Lion, progetto di Daniele Cardinale al quale si è aggiunto in seguito Marco Lo Forti (in questa occasione assente all’appello), che per primo sale sul palco. Stessa casa discografica (INRI) e stesso animo nomade di Levante, Daniele è uno che ha girato parecchio, con la chitarra sulle spalle, e ha portato la sua musica fino in Canada e California, dove, suonando tra una casa di San Diego e un locale di Venice, è arrivato ad esibirsi nello storico Viper Room di West Hollywood.

A ottobre è uscito il suo primo disco Mi casa es tu casa che, con i suoi suoni folk e i richiami al country tipici di quell’America che Daniele tanto ama, vanta collaborazioni di gruppi molto cari al pubblico romano quali Sadside Project (“Safe Night”) e Joe Victor (“Alumni”).

Cappello, barba e stivali d’ordinanza sale sul palco e riesce benissimo in quel compito sempre un po’ scomodo quale quello di aprire il live di qualcun’altro. Riscalda l’atmosfera incitando il pubblico ad accompagnarlo battendo le mani sulle note di pezzi come “Castles” e “Hope in the hill”.

A chiudere questa bella esibizione la cover di “99 problems” di Jay-Z dedicata alla sua amica Claudia (Levante), che con un veloce scambio di messaggi all’ultimo minuto (perchè è così che succedono le cose migliori) gli ha chiesto di accompagnarla questa sera.

Ed ecco che arriva Levante, jeans e maglietta, seguita dalla sua carovana gipsy, come ama chiamare i suoi musicisti e tutti quelli che la seguono in questi lunghi tour, perché nonostante i palchi diventino sempre più grandi, lo spirito rimane lo stesso: piedi scalzi, una chitarra e amici con cui suonare.

Lì davanti il suo nome, scritto a grandi lettere luminose, perché su quel palco si parla di lei. Levante ci apre le porte del suo mondo: un mondo fatto di contraddizioni, di dubbi, di certezze, di forza e di fragilità. E ce lo racconta in modo schietto, elegante, sincero.

In questo disco parla di una fase più matura della sua vita, della fase in cui la tristezza e la rabbia lasciano pian piano il posto alla consapevolezza, all’accettazione di sé stessa, alla voglia di felicità.

Ho ascoltato Levante per la prima volta a ottobre al Quirinetta, non conoscevo nessuno dei suoi pezzi e la cosa che per prima mi ha colpito è stata la sua capacità di stare su quel palco come se fosse la cosa più naturale del mondo, la capacità di coinvolgere con la sua energia chiunque si trovasse lì davanti, anche un po’ per caso, come me.

Da quel momento ho iniziato ad ascoltare la sua musica, ma credo che per apprezzarla fino in fondo non bastino le cuffie o lo stereo della macchina. Levante bisogna vederla saltare, ballare, correre sul palco, suonare, chiudersi in se stessa, comunicare con i gesti e le parole.

E allora ci lasciamo trascinare tra le mille sfumature di cui sono composte le sue canzoni, da quelle più intime e cantate quasi sottovoce come “Abbi cura di te” e “Finché morte non ci separi”, a quelle gridate a braccia aperte come “Ciao per sempre” e “Duri come me”.

Più di venti canzoni in scaletta e non ci si annoia mai, non si riesce a staccare gli occhi dal palco e quasi con invidia si osserva quella ragazza che canta e balla con una sicurezza che la maggior parte di noi comuni mortali riesce ad avere solo sotto la doccia (nel mio caso per fortuna).

Si è arrivati quasi alla fine ma non ce ne andiamo senza ascoltare “Alfonso”, perché va bene crescere e maturare, ma ci saranno sempre quei giorni in cui mettiamo le scarpe da sera ma non siamo in vena e vorremmo solo urlare «che vita di merda!».

Grazie Claudia per averlo fatto ancora una volta al posto nostro.

Foto di Luisa Ricci. 

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