Linecheck Warm Up: musica è cultura

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Il 20 Maggio sono stato ad una tavola rotonda del Linecheck

Linecheck Warm Up: Sviluppo del Turismo e del Territorio attraverso i Festival e i grandi eventi. Questo il titolo della tavola rotonda organizzata all’Ex Caserma di Via Guido Reni in cui si è parlato a lungo riguardo il bisogno di usare la cultura per far cultura, la musica per far cultura e sviluppare il turismo nel nostro Paese (che ormai sembra sprofondare nelle classifiche dei Paesi più visitati). Sono state dette tante belle cose ed affrontati temi davvero interessanti. Fare un riassunto della giornata sarebbe lungo e faticoso, quindi riporterò di seguito alcune delle frasi e concetti espressi durante il dibattito. A parlare, alcuni tra gli organizzatori dei più importanti festival italiani.

“Le dimensioni (dei festival) diventano meno rilevanti se aumenta la qualità generale e delle location”

“Non siamo capaci a valorizzare le nostre risorse”

“I problemi principali sono che il pubblico non risponde, le istituzioni non aiutano ed i brand non sponsorizzano”

“L’Italia può essere solo quella del piccolo festival”

“Il nostro nemico è il pubblico. Gli italiani vanno a Glastonbury ma si prendono un appartamentino a 15km dai palchi per stare comodi, non vanno in tenda a godersi il festival”

“Il problema è la mancanza di attenzione”

“Bisogna spingere il turismo esperenziale. I giovani vanno a Berlino perchè offre l’esperienza, non perchè è più bella di Roma”

“Gli altri Paesi si sono attrezzati meglio per offrire esperienze in posti qualitativamente peggiori dell’Italia. L’Italia è diventata obsoleta e le altre nazioni se ne approfittano”

“Bisogna rendere l’Italia attrattiva per l’estero. Come? Creando sinergie. Mettere insieme tutte le migliori esperienze del territorio e vendere il pacchetto ai clienti”

“Non basta fare un festival, bisogna creare infrastrutture intorno all’idea”

“Punto fondamentale è la programmazione. Prima ci si muove e meglio è, l’Italia è lentissima in questo”

“Questo è il momento giusto. Siamo abbastanza in crisi per poter innovare”.

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