Live Artena: The isle is full of noises @Artena 22/07/2016

Live Artena 2016: quando la musica e la bellezza echeggiano nell’isola di pietra.

Artena e’ un posto magico in ogni suo angolo, e’ un’isola incantata persa tra le montagne su cui approdi con i tuoi piedi e senza bisogno di scivolare sull’acqua, sei circondato da finestre fiorite, vicoli in pietra, gradini e discese ripide, lanterne con luci gialle appese ai pali per illuminare i passaggi, gatti vicino le porte di legno dipinte di verde, vista sulla valle e soprattutto le persone che vi abitano da sempre hanno una sincera capacità di accogliere le persone nel migliore dei modi, dal piccolo Federico (che è chiaramente un’istituzione nel paese) con il suo banchetto di limonata, ad Ermanno che offre la grappa fatta in casa fino ad arrivare ad Annamaria che ci accoglie seduta su una sedia di legno e paglia, (proprio come quelle vecchie sedie che ritrovi solo nei paesini e a cui non siamo più abituati dato che ormai abbiamo Ikea o simili) proprio davanti la porta d’accesso al paese nella parte pedonale, regalando sorrisi e parole di incoraggiamento agli artisti stracarichi di strumenti. Sono tutti sorridenti e gentili, si respira solo serenità e pacatezza: forse per qualche ora abbiamo semplicemente sognato. L’organizzazione e’ stata impeccabile e questa è la breve chiacchierata fatta con colei che ha permesso che accadesse tutto ciò: Giulia De Castris, presidente e fondatrice del Festival.

Com’è nato il progetto e perché la decisione di scegliere Artena come sfondo?

Il progetto viene alla luce nove anni fa da un gruppo di dieci amici di Artena, che vedevano la loro città priva di un’offerta culturale e vittima dell’abbandono delle istituzioni e dei cittadini stessi. Il Festival nasce con l’intento far riscoprire i nostri luoghi e il piacere di viverli attraverso l’arte e la cultura, nel momento in cui in molti, anche tra noi, sceglievano di lasciarli. Ecco perché Artena: perché è casa nostra – ed è una casa bellissima. E poi è l’emblema di molti piccoli centri storici italiani.

Fanno parte del progetto tutti i membri dello staff, ovvero ragazzi e ragazze che vanno dai 15 a 35 anni che negli anni si sono uniti al nucleo iniziale innamorandosi del progetto e condividendone i principi. Ma anche tutti gli artisti che ogni anno accettano di essere nostri ospiti e di fare arte nel luogo per il luogo, misurandosi con esso e che hanno il piacere di tornare e di presentarci ad altri artisti.

Mi piace sottolineare che fanno parte del progetto tutte le persone che ci sostengono, non soltanto economicamente. Mi riferisco alle nostre famiglie, agli ospiti nuovi e quelli consolidati, a chi ci dice cose belle, a chi ci critica e ci fa crescere, a chi collabora con noi perché sposa la causa e amplificandone la visione (penso a Radio Kaos Italy o Spaghetti Unplugged, tra gli altri), alle altre associazioni che ci supportano e soprattutto rispondo agli abitanti del centro storico.

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Qual’e la risposta degli abitanti a tutto ciò?

In molti credono che ci oppongano ferrea resistenza – si dice degli artenesi che siano un popolo chiuso e poco incline all’altro, per motivi storici e geografici – ma non è affatto così. Anzi: chi vive nel centro storico ci incoraggia a continuare la nostra attività, perché possa essere il coadiuvante di ciò che essi stessi fanno da anni, ovvero dimostrare che Artena è un posto dove si vive e bene. Non smetteremo mai di ringraziarli abbastanza per quello che fanno tutto l’anno per la nostra comunità. Inoltre ci aiutano in tutti i modi: dall’accoglienza agli artisti al caffè che ci preparano per tenerci svegli nei momenti di stanchezza, dall’abbraccio stretto quando ci sentiamo scoraggiati, al prestarci la scala più lunga che riescono a trovare perché anche i più alti di noi sono troppo bassi per raggiungere certe altezze.

Credi che le esibizioni live debbano uscire dalla stretta realtà dei locali e degli spazi metropolitani in generale e manifestarsi in contesti come questo?

Decisamente sì, credo che la musica live debba uscire dai locali e dalle grandi città ed essere suonata nei contesti più diversi. Non soltanto per raggiungere più persone possibile e la provincia (io sono cresciuta nella provincia che ha sempre suonato, quella in cui sono nati, tra gli altri, GaLoni, Luca Carocci, Emanuele Colandrea); in realtà credo molto nel potere dei luoghi e alla loro influenza non solo ai fini dell’atto creativo, ma anche nel momento della fruizione. Certamente ogni musicista si rende conto di questo fattore: c’entra con le atmosfere, con le vibrazioni, con l’emotività. Luoghi diversi stimolano percezioni diverse anche nel pubblico. Lo stesso concerto suonato in due posti diversi non è mai lo stesso concerto. Ho visto fare ottima musica live in luoghi in cui probabilmente era difficile anche immaginare di trasportare un pianoforte. Ma la musica ha a che fare con questo, no? Sognare, azzardare, trasformare le cose.

Il 22 luglio Artena ha ospitato i live di alcuni dei ragazzi che hanno preso parte al progetto firmato Spaghetti Unplugged, La Cantera (Andrea Arena, Mèsa, Mcflys got time, La Scala Shepard e Danilo Ruggero) accompagnati dagli organizzatori del sopracitato format Ludovica Russo, Gianmarco Dottori e Andrea Cannizzaro incitatore degli animi e della folla.

A chiudere questa splendida serata i nostri Mary in June e gli Autoreverse.

La gente si siede sulle scalinate della chiesa che accoglie il palco , grandi maschere tribali e i suoi artisti; tutti hanno voglia di sapere cosa suggerisce la musica in questo periodo, cosa si suona nelle città dove grandi personaggi musicali nati e cresciuti ad Artena stessa hanno trovato fortuna. Ma soprattutto c’è lui: il campanaro che suona ferocissimo ad ogni brano mp3 che viene mandato durante le pause. C’è stata una chiara sfida Joe Victor / Jonny Blitz vs Clero e non c’è neanche bisogno di specificare che le campane hanno avuto il sopravvento su gite alle Hawaii e richieste d’amore.

Questo è un breve video che testimonia la vittoria delle campane e alcuni live degli ospiti.

 

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