Live Artena: un festival totale tra i Castelli Prenestini

Una cosa che abbiamo fatto negli anni e di cui ci siamo sempre fregiati è il fatto che non siamo solo musicalmente Roma-centrici, ma stiamo proprio in fissa con Roma.

Le tradizioni, le strade, la gente, i posti, il modo di parlare, il modo di mangiare, la storia.
Ora, non so se lo sapete, ma per i romani c’era una sola città più importante di Roma: Palestrina, fondata da Telegono, figlio di Ulisse e di Circe (quella dei porci, sì). Insomma una mazza pazzesca che oltre alla città avrebbe eretto anche il tempio della Fortuna Primigenia: la divinità delle divinità. La mazza delle divinità.

Attorno a Palestrina sorgono i Castelli Prenestini: un bell’insieme di splendidi paesi, città, cittadine, tra campi, storia, vino e grandi magnate. Uno di questi Castelli Prenestini si chiama Artena.
Sarebbe figo scrivervi anche la storia di Artena, ma no.

No, perché state percependo i Castelli Prenestini come il classico mucchio di paesini carinissimi, dove si beve bene, si mangia bene, ma che fondamentalmente sono morti. Dove non si fa una sega e la massima attrazione della giornata per il “forastiero” è scommettere a che altezza della salita più ripida si fermerà il mulo – con nonna e spesa in groppa.
Ecco, effettivamente ad Artena la nonna sul mulo c’è. Ad Artena effettivamente si mangia bene e si beve bene, ma non è vero che non c’è un cazzo.
IMG_2149La settimana scorsa sono stato da quelle parti, che mi avevano parlato di un certo Live Artena (“ce suonano ‘e bande“, mi hanno detto) e mi sono detto “perchè no?“. Ho quindi chiesto informazioni (“sali“, mi hanno detto) e ho iniziato la passeggiata. Una marcia, in realtà.

Il centro storico di Artena, fondamentalmente, ha una pendenza media del 70%. E’ un mazzo pazzesco visitarlo, davvero. Ma sali talmente piano che, mentre cerchi di non farti fermare il cuore, puoi guardarti intorno con tutta la calma del mondo e, fidatevi, ne vale assolutamente la pena.
Artena è bianca – o almeno di notte sembra bianca -, le strade sono strette e fatte della pietra delle montagne dove la città poggia. E’ tutta residenziale (“qua ce abitano“, mi hanno detto) e mentre ti chiedi come sia possibile che quella casa stià là da cento anni, dal pavimento spunta improvvisamente una roccia di tufo che probabilmente sarà là da almeno mille anni.

Sembra di tornare indietro di almeno due millenni e forse sarà stata la mancanza di ossigeno, ma il colpo d’occhio e la suggestione generale che ti da quel posto l’ho vissuta solo poche volte.
Il silenzio generale che si avverte nella salita lentamente viene interrotto da un vociare di gente e da, finalmente, musica (“segui la musica“, mi avevano detto). Tra le strade labirinto che serpeggiano tra una casa e l’altra ce n’è una – una sola – chiara, marcatamente ‘strada’ (“è ‘a strada principale“, m’hanno detto). Seguitela e arriverete al Live Artena: un tripudio di luci, persone, musica; rigorosamente in salita, ma che con sorprese celate dietro ogni angolo.
IMG_2145Il colpo d’occhio è, a tratti, discretamente scioccante. Le cantine e i piani superiori di case o botteghe (all’epoca botteghe perchè, come mi ricorda una signora, “qua ce abitano“) diventano gallerie d’arte e vertiginose finestre che si tuffano nel vuoto della splendida valle. Dei piccoli belvedere privati.

Le grotte diventano showroom di gioielli (pare che la sera prima ci fossero degli orecchini in un blocco di ghiaccio, al mio stupore un signore risponde: “ner ghiaccio, te sto a di’, ner ghiaccio“).

Le strade sono un attento show luminoso, fatto di chiaroscuri netti manco fosse Fritz Lang.
E tutto questo solo salendo su.

Se si punta in basso, invece – non appena arrivati alla piazza della chiesa di Santa Croce, a sinistra -, si arriva all’area ristoro: un altro belvedere, lungo e ampio, che da sulla valle. Tavolate, vino e prodotti locali. E io non potevo chiedere di meglio.
Mangio, mi faccio un giro, mangio di nuovo e mi faccio un altro giro finchè non comincia lo show. Perchè al Live Artena si suona.

Eccome se si suona.
10526083_10203536383522679_6448999130784007180_nSi suona nella piazza della chiesa di Santa Croce – lo spazio più ampio che il centro storico regala -, con la band giù e il pubblico sulla gradinata che si innalza fino all’edificio.

In alto una chiesa storica e in basso la valle che si apre.

Immaginate il colpo d’occhio per le band che, abituate ad avere il pubblico sotto, se lo ritrovano improvvisamente sopra, come se gli cascasse dentro palco.

Ora immaginate i Selton – sì, quei Selton là – che suonano in un posto del genere.

Appunto.

Ora immaginate anche Sadside Project, Boxerin Club, Officina della Camomilla, kuTso, Margherita Vicario, L’orso, gaLoni, TOOT e tanti, tanti, altri.
E la fissa sale.

La selezione artistica del Live Artena è centellinata, perfetta. E’ fatta con cognizione di causa, attraversa i generi e non disdegna niente. Purchè sia bello, purchè diverta, purchè sia arte.
Ecco io ora vorrei proseguire il live report della serata a cui ho partecipato raccontandovi delle esibizioni e delle band, ma non credo serva a qualcosa.

IMG_2150Le band hanno fatto il loro show in questo posto incredibile e super suggestivo. Le persone si sono divertite tantissimo, dai nonni in finestra ai bambini in fissa con i palloncini, all’hypster ramingo al tipo che non-sapeva-ma-c’era.

Io desideravo descrivervi l’atmosfera, quello che il Live Artena è: uno spettacolo per gli occhi, per le orecchie e per la pancia, tirato su da un collettivo di ragazzi che ogni giorno cresce e lavora per sei mesi con il fine di organizzare una cosa bellissima che valorizza anche il territorio.

Perchè io ad Artena ci tornerò a mangiare, Live Artena a parte. Perchè grazie a questa manifestazione ora so che esiste questo bellissimo posto, che mi piace tantissimo e dove mangerò da paura.IMG_2143

E quindi non si tratta solo di musica, non di un festival, non di ragazzi che si smazzano per fare le cose belle, ma di economia della cultura e delle risorse turistiche del nostro territorio che, in un modo o nell’altro, vengono così valorizzate sempre di più.

I ragazzi del Live Artena mi hanno spiegato un po’ di cose, ci ho chiacchierato tanto. Vorrei riportarvi molte di quelle chiacchiere, ma credo che le destinerò ad altro articolo.

Per adesso vi basti sapere che il Live Artena è una situazione a cui ogni amante della musica, delle arti e delle belle cose è tenuto a partecipare e che il Live Artena è un’esperienza a tutto tondo da fare almeno una volta all’anno.

 

Ultime note: i ragazzi del Live Artena, quando non ci sono i muli, si “incollano” i frigoriferi a spalla e se tajano. Gli anziani di Artena (sono anziani davvero) non rompono il cazzo per il casino notturno e, anzi, stanno in finestra o sulle scale a spizzarsi la situesciòn, chiacchierando con gli avventori random – tipo me.

Ieri sera al Live Art ha suonato L’Officina della Camomilla (band di Milano, roba di Garrincha, per cui noi stiamo in fissa), stasera ci sono i TOOT (autoctoni che abbiamo conosciuto dopo un loro live al Circolo degli Artisti e che sdraiano i palchi).

 

Per seguire il Live Artena è bene che tu clicchi QUI.

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