Live report: Body/Head, Circolo degli Artisti, 14/09

Una rapida stima dell’età media del pubblico che comincia ad entrare al Circolo degli Artisti mi porta a fare una considerazione – i casi sono due: o davvero gli adolescenti non sanno chi sono i Sonic Youth (possibile), oppure hanno visto più lungo di tutti noi “relativamente anziani” (ridendo e scherzando sono fra i più giovani) e hanno fiutato la proverbiale sòla.

Per scoprirlo, però, dobbiamo aspettare un bel po’, dato che l’orario di inizio viene letteralmente sfondato – oltre tre quarti d’ora di ritardo per l’opening act. Aprono, per l’appunto, due musicisti italiani molto apprezzati all’estero: la sassofonista Virgina Genta e il batterista David Vanzan, che compongono un duo esuberante e sperimentale. Jooklo Duo – questo il nome della formazione – è, per dirla nel modo più semplice possibile, una ricerca dell’avanguardia e dei confini della musica. Le prime note sono, però, un po’ incerte: non ci si scrolla mai di dosso l’idea che il concerto sia stato un po’ improvvisato. Nulla di male, capiamoci – semplicemente è più facile che emergano i difetti di una proposta particolarmente (e intenzionalmente) spigolosa. L’approccio del Jooklo Duo tende ad un rumorismo un po’ dadaista, con il sax a fare l’interessante ruolo di voce “fracassona” e le percussioni a dare coerenza al tutto. Probabilmente con meno John Zorn e più John Coltrane il risultato sarebbe stato più piacevole (avrebbe dato a Vanzan la possibilità di svariare maggiormente, oltretutto) – perforare le regole non porta sempre ad un aumento di libertà espressiva. Dopo la consueta pausa “comoda” (per un attimo ho pensato che dovessero suonare gli Haggard al gran completo), è il turno di Kim Gordon e Bill Nace: Body/Head. Subito mi assale una domanda: ma quand’è che l’avanguardia è diventata vecchia? Il noise rock del duo Gordon/Nace richiama, infatti, sapori antichi – c’è un pizzico di Ottanta qui e una spruzzata di Novanta là. Mancano gli anni Dieci, ma è davvero una colpa? In realtà – a patto di avere la predisposizione giusta – quello che emerge dalla performance del progetto Body/Head è il non-tempo: Kim Gordon mugola dietro al microfono e davvero non so più che anno sia (donna, d’altra parte, dal carisma immenso e inimitabile). A poco serve puntare col dito i singoli passaggi e dire “ah, questo l’hanno fatto i Throbbing Gristle! E questo i Mogwai! E questo gli ultimi Boredoms!” – un gioco di riferimenti incrociati reso ancor più stucchevole dal fatto che Kim Gordon c’era e ha contribuito a plasmare quel suono là. A questo e nient’altro “serve” Body/Head: un tassello creativo in più nella carriera di una frontwoman straordinaria, con il contributo di un Bill Nace a tratti un po’ in sordina ma sempre pronto a far filtrare le sue influenze. Concerto, come dicevo, senza tempo, che prende un po’ dalla shoegaze (quando era la musica degli sfigati e non dei fighetti, chiaro) e un po’ da tutto il vissuto dell’ex Sonic Youth. La giovinezza non c’è più (né nel fisico né nell’animo, vista la nostalgia quasi parigina trasmessa da ogni sospiro dietro al microfono), il suono c’è e, anche se non è nuovo e non è sconvolgente, avvolge e rapisce. Serata per vecchi amici, alla fin fine.

Filippo Festuccia

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