Cosmo & il racconto di un sold-out all’Atlantico Live

Siamo stati alla prima delle due date all’Atlantico di Cosmo, il cui ultimo album Cosmotronic è gia fra i dischi dell’anno. Ecco com’è andata.

Cosmotronic è arrivato lo scorso 2 Gennaio, stabilendosi fermamente nel novero dei dischi più acclamati del 2018, e siamo più che convinti che da questo verrà difficilmente scalzato. Non c’è quindi da stupirsi che il relativo e omonimo tour dell’eclettico cantautore/dj torinese sia stato fra i più discussi e allo stesso tempo acclamati di questo inizio anno, a partire dalle polemiche sterili sul costo del biglietto, fino ai sold-out in club di punta come il Fabrique di Milano e l’Atlantico di Roma.

È proprio l’Atlantico a fare da cornice al concerto a cui abbiamo assistito il 5 aprile, data aggiuntasi a grande richiesta dopo il tutto esaurito di quella che si sarebbe tenuta il giorno successivo, e non andata anch’essa sold-out per un soffio. Rimane un po’ di rammarico, perché l’impressione è che quella di giovedì scorso sia stata la tappa più “sfigata” del tour: se da una parte, infatti, Cosmotronic è stato concepito per essere più di un semplice live – un vero e proprio festival di musica elettronica, con dj set che si alternano fino al sorgere del sole – dall’altra questa è un’affermazione che potremo fare solo sulla fiducia, essendoci capitati l’unico giorno in cui l’ “after-show” è stato dislocato rispetto alla venue principale, e per motivi logistici non ci è stato possibile goderne.

La fiducia, tuttavia, è molta.

Il live di Cosmo è a sua volta un’esperienza di due ore, in cui attraverso luci e suoni si intrecciano perfettamente i mondi che lo hanno portato ad affermarsi come uno degli artisti più originali della scena indie, perlomeno fra quelli più in risalto. Marco Bianchi è in fin dei conti un cantautore pop, ma le contaminazioni del mondo elettronico e techno aggiungono al genere una ricercatezza che, se magari per alcuni impercettibile, fa tutta la differenza del mondo.

In Cosmotronic queste influenze sono ancora più marcate, e di riflesso vale lo stesso anche per il live set. La popolarissima “Le Voci” scalda i presenti subito dopo l’apertura affidata a “Bentornato”, ma non deve trarre in inganno: il concerto sarà perlopiù composto dai brani dell’ultimo disco, eseguito quasi per intero. A fare da spartiacque è il momento in cui Cosmo rimane solo sul palco (è accompagnato da due batteristi, il cui apporto al live poteva forse essere più accentuato) e ci si immerge in un buon quarto d’ora di elettronica pura in cui si succedono “Ivrea Bangkok”, “Barbara”, “Attraverso Lo Specchio” e “La Notte Farà Il Resto”. “Le Cose Più Rare” (unica rappresentante del primo disco Disordine) ci accompagna verso la fine del concerto, il cui bis è tutto cantato: “Sei La Mia Città”, “Turbo” e soprattutto “L’Ultima Festa” sono un tripudio.

In vero e proprio stile “serata”, i brani sono quasi tutti legati fra di loro, concedendo pochissime pause. Marco parla poco: un bel momento di spettacolo quando durante “Tristan Zarra” chiede assoluto silenzio, e sul finale non manca una frecciatina al pubblico (composto forse da troppi “occasionali” – del resto la data è stata aggiunta dopo il sold-out della prima) reo di non aver fatto funzionare uno stage-diving al primo tentativo, perché troppo intento a riprendere via cellulare (“Vi state facendo cagare in testa da Milano e Torino, via i telefoni porco…”).

Non vogliamo scandalizzare i puristi del genere: quello di Cosmo non è un concerto di musica elettronica in sé e per sé, ma in un panorama musicale indipendente in cui i cantanti stanno diventando sempre di più delle mucche da mungere (e che si fanno mungere) per soldi e notorietà, siamo di fronte a un artista che può ancora definirsi tale, che non ha paura di superare i propri limiti e di sperimentare, e il cui live è la dimostrazione pratica di questi intenti. Intenti nobili, che prima o poi vengono sempre ripagati: un quasi doppio sold-out all’Atlantico ne è una dimostrazione sufficiente?

Tutte le foto di Luisa Ricci

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