Live report: Daddy G @Angelo Mai

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Daddy-G_manifestoChi si aspetta un Daddy G venuto in Italia a miracol mostrare si accontenti: la forza principale del fondatore dei Massive Attack è quella di essere un dj “normale”. Non nella media, si badi, ma normale. Lontano dall’eccesso dei guru della console – che d’altra parte provengono da altre generazioni, si pensi ai tredici anni che separano Daddy G da Dj Shadow – lontano anche dall’elitarismo snob dei puristi dei djset, G si pone con naturalezza nella miglior situazione possibile. Suona musica che adora e che il pubblico ama altrettanto – se non di più. Non c’è comunque nulla di casuale in una serata ben riuscita: l’atmosfera rilassata e il pubblico partecipe non si ottengono per caso.

E dire che la partenza è in salita, visto che l’opening set (di Paolo Minella) è scialbo a dir poco – il che è quasi una fortuna, visto che permette a qualche fortunato di scambiare due chiacchiere e un saluto con Daddy G, amichevole anche dall’alto del suo metro e novanta. A dire il vero anche la prima parte del main set non brilla per capacità di coinvolgimento: picco negativo attorno alla mezz’ora, quando anche il più attento degli scrittori stava per cadere preda di un temibile attacco di narcolessia. Alla fin fine, un set di Daddy G è piuttosto integralista nelle sue scelte, tutte orientate su ragga e dub – per nulla massiveattack-iane, ma questa non è una sorpresa. Il problema, se di problema si può parlare, è che una sequenza di ritmi trascinati funziona finché il peso da trascinare non diventa troppo.

Appena Daddy G  inserisce un po’ di varietà, il suo set decolla. Varietà che non fa mai la differenza se presa singolarmente, ma che, tra un ritmo un po’ più sognato e uno da ballare con un saltello in più, tiene svegli, attivi, pimpanti e sorridenti. Il tutto sorretto, va detto, da un’acustica solida, non profondissima ma perfetta per un set così “dritto”, privo di svisate sperimentali, tecnicamente efficace – preciso il giusto, bravo a non soluzionare mai la continuità per un’ora e mezza, a creare un legame con il pubblico (compatto e pacifico). La chiusura, quella sì, è dedicata ai Massive Attack, tutti felici e tutti a casa. Daddy G è prevedibilmente bravo, una garanzia di una serata ben spesa. Non pesa troppo qualche momento di stanca, ampiamente compensato da un mood generale piacevolissimo.

F.F.

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