Johann Sebastian Punk | Linoleum 15/12/2017

johann sebastian punk

Paillettes e irriverenza. 

Il primo live dall’uscita del suo disco Phoney Music Entertainment è annunciato da un video del giorno prima in cui Johann Sebastian Punk fa il verso al nuovo e modaiolo indie-pop italiano, di cui non è propriamente un amante. E ce lo ha confermato col suo stile lo scorso 15 dicembre, sul palco milanese del Linoleum, da quest’anno con sede al Rocket.

Per quel poco che conosco Johann Sebastian Punk (Massimiliano Raffa) avrei scommesso sulla sua entrata in scena con mantello maculato e magari scettro dorato in mano. E invece no. Eccolo comparire al microfono avvolto dalla sobrietà di una camicia nera, l’unico vezzo di un pantalone di pelle e un cappello stile borsalino nero, che fa sempre figo. Niente a che vedere con le estrose bluse di paillettes dei suoi compagni Luca Anello (batteria, percussioni, campionatore, drum machine) truccato in modo invidiabile, e Filippo La Marca (tastiere, sintetizzatori, moog bass, live electronics) che sembra uscito direttamente da un video di Bowie o staccatosi da una costola dei Devo. Comunque la mise semplice del frontman dura pochissimo: sfilata la camicia, tra i gridolini adulanti della gente, sbuca una maglia stretta, tutta in pizzo nero, perfettamente abbinata alla sua Telecaster Paisley, chitarra con motivi floreali e una finitura che è un salto visivo al ’68 – ’69, anni in cui fu prodotta, come ci spiega più tardi. Dunque: quanto a stile, direi che ci siamo.

L’inizio del live è sapientemente, e inevitabilmente, affidato a “Mankind Blues”, il pezzo di apertura del disco, pura suspence sonora che sfuma lasciando spazio alla voce di JSP – da subito lanciatissimo in folli vocalizzi – e al fluire di altalene sonore e ritmiche che caratterizzano il pezzo. La successiva, “The Quintessential”, scioglie definitivamente quel poco di freddo rimastoci ancora addosso dopo l’ultima sigaretta fuori, mentre l’intermezzo, “In Search of the Miraculous”, ci prepara a “Manifest Destiny”, per me tra le migliori del disco e del live. Infatti ci conquista definitivamente confermando la qualità di musicisti capaci di ricreare dal vivo le sonorità dell’album, cosa che sappiamo bene non essere scontata per molte band. Arriva “Samba de Segunda-Feira”, un giocoso viaggio brasileiro in cui la chitarra è regina assoluta. Ma, proprio alla viglia di questo momento, arriva un piccolo intoppo. Sorridendo, schiacciando pedali, muovendo cavi, Massimiliano bisbiglia al batterista “Non va la chitarra!”. Discreto panico. Luca però continua a suonare, trasformando l’intoppo in occasione creativa, Filippo intanto fa magie al suo tavolo delle meraviglie syntetiche, e il risultato è un momento musicale intenso. Il palco è basso e il pubblico è praticamente attaccato ai musicisti, così, tra l’entusiasmo diffuso, qualcuno ruba le bacchette e inizia a suonare sul ride. Mentre la samba senza chitarra continua, Massimiliano chiude il quadro iniziando a suonare la sua collana-fischietto con tutta l’energia che non ha potuto usare sulle corde, trasformando la serata Linoleum, per trenta secondi, in un magico “ombelico del mondo”.

Si riprende a suonare, chitarra compresa, e tocca a “Tragedy” il singolo che ha anticipato l’album, quello che funziona, e lì davvero ci si diverte. Si, ma non tanto per dire: ci si diverte davvero. Segue “Confession”, romantica, carezzevole, una ballatona, come giustamente la definisce Massimiliano: ci abbracciamo dondolanti e dondoliamo abbracciati. Facce felici, che però sentono esser vicina la fine. L’ultima infatti è “Enter”, l’unica tratta dal disco precedente More Lovely and More Temperate (2014). “Abbracciatevi tutti, ora.” – ci viene suggerito al microfono – “Su questo pezzo si comincia abbracciati e si finisce sballottati chissà dove.” E infatti è esattamente così. L’andamento malinconico del pezzo lascia gradualmente spazio ad una fitta euforia collettiva. Così, abbracciati dalle nostre stesse voci in coro e volendoci tutti molto bene, ascoltiamo “Enter” trasformarsi in un elettrico Inno alla gioia di Beethoven, nel main-theme di 2001 Odissea nello spazio (da Also Sprach Zarathustra di Richard Strauss) e infine dissolversi.

Tra le amorevoli proteste della gente che ne vorrebbe ancora, la regia suggerisce che c’è tempo solo per un ultimissimo brano. Ma non voglio dirvi qual è. Vi dico solo che ne rimarrete fortemente sorpresi. Io intanto, mentre andiamo via, penso che mi piacerebbe tanto avere un nuovo abito, che possibilmente comprenda la camicia di Luca, il fischietto di Massimiliano e il rossetto di Filippo. Però temo che comunque non basterebbe a rivivere l’atmosfera timida e al contempo saccente, irriverente e romantica, paillettosa e seventies, regalataci da questo live.

Grazie a Emanuela Mereu e Linoleum per le foto.

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