LIVE REPORT | Rome in Reverse @Locanda Atlantide

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Rome in Reverse, il bagliore di luce che si fa altalena di farfalle impenetrabili prima della tempesta di ombre racchiuse in una tela dipinta a mani nude, slegate da dinamiche industriali di corpi-locomotiva abiurati sulle rotaie dell’intramontabile mister ovvio.

Rome in Esrever è abbandono del subconscio nella galassia addormentata ai piedi della verità maciullata dai baci fanciulleschi di un rito propiziatorio che solleva e disintegra il Muro del suono in una cascata berlinese. Chiusi in un sacco a velo a contare i fiammiferi che segnano la distanza del tessuto della pelle dal corpo sospeso in una tribalità che fonde, nelle trame ipnotiche, l’eleganza della lacrima sul trampolino dell’occhio e lo schianto immobile della foglia costretta all’ultimo tango dal vento ballerino. Odori di baci rovesciati in clessidre ove filtrano note disintegrate in un contenitore chimico in cui Antonella ed Elena mischiano fluidi a nervi scoperti e dissacrazioni slow-motion vestite di cupa teatralità in un collage velenoso di loop n’ flash teso al misticismo epico.

I frammenti video coprono le spalle alle due eroine danesi in sella ad un destriero indomabile, un mood che strangola i riflessi lisergici dei ritmi cardiaci di un incedere a braccia tese come palloncini eccitati dal respiro del sole in un contorno di cadenze a metà strada tra il nonluogo onirico delle danze giapponesi sui volti degli imperatori e il fendente carnale d’una poesia giustamente sconfitta, dunque magistralmente umana e dolente, verso un realismo crudo e sanguigno, in una dimostrazione sonora di chirurgia applicata allo strumento, con le labbra del cuore cucite a mano e il risveglio del corpo in uno stato di fuoriessere logicamente impuro, ma così audace nel suo divenire istante.

Graziano Giacò

 

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