Sohn live @Circolo degli Artisti

sohn

Per cause di forza maggiore, la settimana scorsa mi sono ritrovato, dopo tempi immemori, al Circolo degli Artisti, per un concerto di un tipo di cui non avevo mai sentito parlare e che avevo ascoltato per la prima volta trenta minuti prima di uscire di casa. Mi è sempre piaciuta come cosa: lo spender soldi per musica che non si conosce è come fare una scommessa senza conoscere assolutamente niente, se non il pezzo che hai ascoltato distrattamente prima di uscire di casa. E’ un po’ come quando entri da Rough Trade a Brick Lane. Stai sei ore e mezzo ad ascoltare un’unica traccia di ogni disco che lo staff consiglia e che permette di ascoltare in cuffia (e che bomba di cuffia!) dai lettori attaccati alle colonne del negozio, e compri tutti i dischi la cui unica traccia che hai ascoltato ti ha fatto volare (senza aver la più pallida idea di come sia il resto dell’album). Vai alla cassa, dai tot pound al generico cassiere barbuto e cappello-munito, e speri che quegli stessi tot pound siano valsi la pena di averli spesi.

Così come per il caso di Rough Trade, di cui ti fidi ciecamente perché è notoriamente un negozio di dischi in cui sai che troverai il cd del tuo prossimo artista preferito, anche al Circoletto ci vai a scatola chiusa, scommettendo sulla serata, avendo come dati su cui basarti il fatto che il locale ha solitamente un ottimo calendario, sia di conosciuti che di sconosciuti, e che comunque, in media, gli artisti live sono meglio che registrati.
Tutta sta manfrina per dire che settimana scorsa sono andato a sentire Sohn, e ho perso la scommessa.

So poco e niente di lui, ma alla fin fine chìssene, quando vado ad un concerto vado a sentire la musica e questa mi ha lasciato discretamente indifferente. Non ricordo esattamente quanto è durato, ma per il caldo e la sopracitata musica sono stato contento quando il buon Sohn ci ha salutati. Che oggi vada un BOTTO di moda l’elettronica d’ambiente mixata a voci soul/r’n’b strazianti ed emozionanti è un dato di fatto, ma ciò non vuol dire che tutti la sanno fare bene. Per carità, Sohn ha una voce della Madonna e tutto sommato qualche pezzo non è neanche così male, ma per tutta la durata dello show mi è sembrato di stare ad un concerto di uno che volesse imitare Bon Iver e la blasonatissima accoppiata Chet Faker+Flume, con scarsi risultati. Insomma: soliti synth, solite basi con annessi drop alla Holding On del sopracitato Flume, solita voce (bella) che cerca di suscitare struggenti emozioni.

Punti a favore della serata, invece, sono stati l’atmosfera che si è venuta a creare con il pubblico e, devo esser sincero, degli OTTIMI effetti visivi a livello di luce. Fortunatamente però i concerti sono fatti di musica, e quella di Sohn, a mio avviso, lascia un po’ il tempo che trova.

Yeah,

M.C.

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