Bomba Dischi Festival 2018 | Poche Parole / Tanta Roba

© Chiara Mei
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Chiunque sia minimamente attento a quello che succede nella scena musicale romana ormai sa bene che quella del 30 Aprile è una ricorrenza da segnare sull’agenda sin dal momento in cui la si compra: Bomba Dischi è la più grande superpotenza del panorama discografico indipendente nazionale, e il giorno della sua celebrazione ci siamo ritrovati catapultati all’interno di un Largo Venue strabordante.

Ecco le nostre impressioni in pillole sui giocatori chiave del Bomba Dischi Festival 2018.

Bomba Dischi
Sono diversi anni ormai che l’etichetta di Calcutta, Carl Brave e soci avrebbe tutte le carte in regola per poter organizzare la sua festa in grandi club stile Atlantico, incentrando il tutto attorno ai “big” e facendo numeri ancora più grandi, ma Bomba rimane invece fedele alle sue origini: opta ogni anno per il locale underground di punta, annuncia i grandi nomi all’ultimo e lascia ampio spazio agli artisti che ancora possono definirsi veramente “indie”. Questo gli fa onore, insieme al fatto che rispettano gli orari del cartellone con una precisione millimetrica.
Di sani principi.

Largo Venue
Il locale ha aperto a Settembre, ma è già tranquillamente all’altezza di mostri sacri come Monk e Quirinetta, sia per come si presenta che per la programmazione. Uno spazio ampio e confortevole, dove vengono allestiti tre palchi: Main, Outdoor e Terrace. Poco importa se siano loro ad aver ospitato il festival o il festival a essersi fatto ospitare da loro, quello di Lunedì è stato un trionfo.
Adulto.

Kit Bomba
Per i primi 200 in regalo un sacchetto formato “kit” contenente: una bustina di naftalina, una caramella all’ananas, una Lucky Strike, un francobollo, un adesivo e un petardo raudo con fiammifero. Si raccomandano con tutti di non usare quest’ultimo, vi lasciamo immaginare com’è finita.
Naif.

Gastone
In prestito da Mattonella Records, il gruppo di Gabicce apre le danze in acustico sul palco Outdoor. Li avevamo già visti dal vivo quest’inverno: confermiamo una notevole attenzione ai suoni di chitarra e un’eccentricità generale nell’atteggiamento, smorzata un po’ quando tra una canzone e l’altra chiedono timidamente di aggiustare i suoni in spia, come degli esseri umani qualunque.
Ordinariamente folli.

Rèplicant
Duo synth-pop direttamente da Parigi, inaugurano il palco Terrace presentando il primo EP Quatre Chansons d’Amour. I brani sono gradevoli così come la cover di Battiato, qualche dubbio invece sulla formula “voce e basi” con cui hanno scelto di presentarli, complice forse il fatto che siamo in pieno giorno e il pubblico si sta ancora mettendo a suo agio.
Il problema non sei tu, sono io.

Departure Ave.
Sono la prima band che calca il palco principale all’interno del locale. Il loro secondo disco Yarn è uscito per Bomba, e loro propongono un rock in inglese molto delicato, fatto di influenze elevate. Molto piacevoli da sentire, nonostante la voce del tastierista/front-man venga un po’ sovrastata da tutto il resto.
Raffinati.

Germanò
Il cantautore di Monteverde tiene una lezione di storia sul palco Outdoor, offrendo – come già annunciato – un repertorio composto interamente dalle canzoni del da poco defunto Enzo Carella, in versione chitarra, tastiera e voce. Poi, a sorpresa, arrivano le sue “Grace” e “Per non riprendersi”, e i motori del pubblico cominciano a scaldarsi.
Sobrio.

amari.
Si presentano vestiti tipo Ghostbusters, ma in realtà sono degli avanguardisti. Sono in giro dal ’97, eppure molto del loro repertorio sembra trap – ma di buona qualità. Ancora una volta il palco Terrace non è il posto più adatto per una situazione di questo genere, ma ce lo siamo fatti andare bene.
Visionari.

John Canoe & Gomma
Li accoppiamo perché si alternano consecutivamente sul palco principale, e si tratta dell’ora più rock di tutta la festa. Gli uni più surf e spensierati, gli altri più grunge e strafottenti (e in prestito dalla V4V), entrambi erano presenti anche l’anno scorso all’Ex Dogana, ed è sempre una sicurezza per quello che riguarda l’energia in sala, che a questo punto della serata comincia a riempirsi.
Garanzie.

Giorgio Poi
È il primo grande nome della serata, e si esibisce da solo sul palco Outdoor. Lui è bravo, lo sappiamo, canta le canzoni più famose del suo fortunato disco d’esordio Fa Niente, e si preoccupa addirittura di accompagnare la sua chitarra con dei beat. Il pubblico presente era suo, in ogni caso.
Musicista.

Mèsa
La grande rivelazione di Bomba Dischi di quest’anno. Conquista il main stage e dal vivo i brani di Touché sono ancora più compatti e energici e, come sonorità, avrebbe formato un bel trittico con l’accoppiata John Canoe – Gomma di cui parlavamo sopra. Quando canta una cover di “Heart Shaped Box” dei Nirvana sembra Alanis Morrisette. È un complimento.
Sorprendente.

Carl Brave X Franco 126
Il primo climax della serata viene raggiunto sul palco Terrace quando il duo trasteverino, che in un anno ha accumulato sold-out dopo sold-out, fa la sua apparizione. Sono stati annunciati il giorno prima, eppure la gente fa la fila per salire (non siamo sicuri che tutti ci siano riusciti). Il set acustico è interessante, il tributo ad Avicii dubbio. Eseguono 3 brani, ma non “Pellaria” – vuoi vedere che la colpa è di quei 5 minuti di ritardo?
Divas.

Francesco De Leo
L’ex frontman de Le Officine della Camomilla sarà probabilmente la next big thing della scuderia di Caucci, ma soffre del fatto di dover suonare dopo Carl Brave e prima di Calcutta, per cui l’area del palco principale dove si esibisce diventa più che altro un corridoio tra il terrazzo e il giardino. Dispiace, perché la performance è ineccepibile e molto fedele al disco La Malanoche, che appena un mese fa si è guadagnato recensioni positive un po’ dappertutto.
Occasione sprecata.

Calcutta
L’imperatore, che quest’estate si esibirà all’Arena di Verona e allo Stadio di Latina. Le sue canzoni sono ormai troppo più grandi di lui: è chiaramente un semplice portatore di qualcosa di gigante. Il giardino è stracolmo, lui riesce a malapena a parlare tra un pezzo e l’altro. Prova a farci intonare «uè presidente» al posto di «deficiente» durante “Pesto”, ma la folla gli canta sopra.
Trascendentale.

Bamboo
Una presenza fissa alle feste di Bomba Dischi, la loro elettronica a base di oggetti riciclati è sempre un piacere da sentire, ma soprattutto da vedere. Soffrono un po’ anche loro del defluire post-Calcutta, che possiamo ritenere responsabile – insieme a Carl Brave e Franco – di quella parte di pubblico “in eccesso” che a questo punto della serata abbandona il Largo Venue.
Evergreen.

Pop X
Quando ti presenti cantando seduto alla tastiera con appresso una batteria elettronica (quella da allenamento, per intenderci) e una chitarra midi, e fai pogare tutti quanti i singoli presenti in una sala principale gremita dei resti di un pubblico non tuo, è normale che ti venga dato il doppio del tempo per suonare rispetto agli altri artisti che si sono esibiti tutta la sera.
Punk.

Franco 126 e Pretty Solero 126 cantano gli stornelli romani, CON L’AUTOTUNE.
Questo annuncio dell’ultim’ora, dove “con l’autotune” era scritto in maiuscolo, è forse quello che ci meritiamo per dove stiamo facendo vertere la musica italiana. Alla prima canzone sei incuriosito, alla seconda pensi che forse non è male, alla terza siamo tornati a casa.
Punk, nel modo sbagliato.

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