SXSW 2019 | Anche quest’anno, l’Italia c’è

SXSW 2019

Dall’8 al 17 marzo torna il South By Southwest Conference and Festival, la manifestazione texana che dal 1987
trasforma la città di Austin in un punto d’incontro tra innovazione, cinema, musica e tecnologia.

Il SXSW si sta preparando ad accogliere – e raccogliere – musica proveniente da ogni parte del globo: Italia inclusa.
Già in passato avevamo parlato della musica italiana che esporta ciò che ha da dire fuori dalle mura di casa, nonostante sia d’obbligo “sgomitare” senza pietà. Nel 2014, Francesco Del Maro (ideatore di Hitweek), FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana) e ICE (Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane) hanno unito le loro forze per dar vita a Italy at SXSW, iniziativa creata per rappresentare la musica italiana al festival americano. In collaborazione con Puglia Sounds e con Medimex – International Festival & Music Conference, il SXSW vedrà diversi artisti italiani esibirsi su due tipi di palco:  il palco presso lo stand italiano all’interno dell’Austin Convention Center, e quello dello Stephen F’s Bar dell’Hotel Intercontinental per il Sounds from Italy, in programma il 14 marzo.

Ma chi sono gli artisti italiani che sguinzaglieranno la loro musica in territorio texano?

Spoiler: cantano tutti in inglese tranne uno.

Birthh.

FirenzeAlice Bisi, poco più che ventenne, ha già calcato diversi palchi importanti come quello dello stesso SXSW (questa è la terza volta),  dell’Eurosonic e del Canadian Music Week, ed ha aperto concerti ad artisti del calibro di Pj Harvey, Nick Murphy (Chet Faker), Mac Demarco e Benjamin Clementine. Synth che incontrano chitarre elettriche e loop, che vanno a definire i contorni di un dream pop di qualità. Il primo e unico album, Born in the Woods, è del 2016: inutile dire che stiamo aspettando il prossimo come un corridore, posizionato sulla linea di partenza, aspetta lo sparo dello starter.

Damien Mcfly.

Padova. Anche Damiano Ferrari non è nuovo da queste parti e torna al festival texano con il suo folk travolgente ed internazionale. Il cantautore padovano, autore dell’album Parallel Mirrors, ha alle spalle una gavetta consistente – fatta di numerose date in giro per l’Europa e l’America, e partecipazioni a festival importanti come You Bloom (Dublin, Irlanda), Green Meadows Festival (Peterborough UK), Hard Rock Rocks (Edinburgh UK), Carfest (Cheshire UK), Home Festival (IT).
Nel 2018 avrebbe dovuto partecipare al NAMM Show di Los Angeles ma, purtroppo, l’ingresso negli Stati Uniti gli è stato negato per motivi di visto. Anche lui sta lavorando al suo nuovo album e, affamati come siamo, non vediamo l’ora di ascoltarlo.

Husky Loops.

Bologna. Sono Pier Danio Forni, Tommaso Medica e Pietro Garroneuna band che non è di certo sfuggita alla nostra redazione. Gli Husky Loops presenzieranno al festival portando il loro art-rock. Scelti personalmente da Brian Molko, per aprire il tour dei Placebo nel Regno Unito, gli Husky Loops hanno all’attivo tre EP: EP1EP2 (2017) e Spool (2018). Il singolo “Everytime I Run” è entrato nella soundtrack ufficiale di FIFA 19.
Devo aggiungere altro? Really?

Giungla.

Bologna. Musica elettronica, chitarre elettriche sporche e spigolose, voce spinosa che ti entra dentro e difficilmente riesce ad uscire. Emanuela Drei, già voce e chitarra di Heike Has The Giggles ed ex bassista di His Clancyness, ha da poco partorito “In My Head“, singolo che è entrato nelle playlist estere New Music Friday UK, Indie pop e in quelle italiane come Gemme SparseItalians do It Better.

Baseball Gregg.

Bologna. La patria del tortellino in brodo continua a sfornare cose buone. Attivi dal 2014, la band che vede Luca Lovisetto e Samuel Charles Regan tenere le redini musicali del progetto ha prodotto Baseball GreggCiao for Now, Vacation, Gifts e Sleep. Album ed EP che, se strizzati come spugne, trasudano synth, sonorità sperimentali, psichedeliche e voci soffici che rilassano l’ascoltatore.

Her Skin.

Modena. Esordisce nel 2015 con un EP dal titolo Goodbyes and Endings e un anno dopo diventa co-fondatrice dell’etichetta discografica Tempura Dischi. Tramite un crowdfunding su Musicraiser, nel 2018 esce Find a Place to Sleep – per la famosa etichetta We Were Never Being Boring (WWNBB).
Il suo album parla per lei e noi possiamo solo dirvi che è meravigliosamente esplicativo.

Be Forest.

Pesaro. Prendete lo shoegaze, il dream pop e la wave. Signore e signori, ecco a voi i Be Forest. Freschi dell’uscita del loro nuovo album Knocturne, la band trova il suo equilibrio disegnando linee di chitarra, batteria e tastiere che vanno a fare da cornice ad un mondo parallelo, dove le leggi della fisica non esistono ed è tutto sospeso.

La Terza Classe.

Napoli. Una volta, a Nashville, hanno suonato con John Carter Cash, figlio di Johnny Cash. Progetto nato nel 2012, vede il perfetto connubio tra folk e bluegrass che permette loro di affacciarsi all’estero e suonare in diverse date tra Europa ed America. Nel 2018 esce il loro ultimo ed omonimo EP: cinque brani inediti che strizzano l’occhiolino a quell’America di tanti anni fa.

Yoy.

Finale Emilia. Lorenzo Borgatti, Massimo Borghi e Filippo Volpin sono gli artefici di questo progetto (i cui i primi due suonano anche con Birthh). Hanno fatto uscire il primo singolo “Infinite“, sempre per WWNB, proprio con la collaborazione dell’artista toscana. Atmosfere ipnotiche, con ritmi jazz e pop, riassumono l’essenza del brano.

Rev Rev Rev.

Modena. La psichedelia che incontra l’onirico. Il gruppo ha girato l’Europa e vinto numerosi premi italiani ed esteri assegnati da altrettanto numerose webzine, che hanno inserito il loro primo full-lenght Rev Rev Rev in diverse playlist e facendolo passare in rotazione su diverse radio nazionali (Steve Lamacq’s show su BBC 6 e in première su Clash Music Magazine).
Des fleurs magiques bourdonnaient è il loro ultimo album, che mette in risalto la grande capacità compositiva ed esecutiva, come hanno confermato molte testate giornalistiche specializzate in tutto il mondo.

Mascarimirì.

Muro Leccese. La loro realtà musicale potrebbe apparire “aliena” in quel di Austin, ma la band salentina ha già esportato il proprio sound e la propria cultura in Francia, Spagna, Belgio, Svizzera, Germania, Tunisia ed Australia. Protagonista indiscusso è il Tamburreddhu (tamburo a cornice, tipico salentino), che insieme a synth, fiati e mandolino elettrico, riesce ad amalgamare sonorità moderne senza mai dimenticare quella che è la tradizione musicale di un tempo – in questo caso quella salentina.

Qui, tutto quello che c’è da sapere sul SXSW e come fare per poter partecipare al festival.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.