Damien Rice | La profondità nella penombra dell’Anfiteatro Romano di Ostia Antica

Damien Rice incanta la platea dell’Anfiteatro Romano di Ostia Antica, in un’atmosfera spirituale e leggera.

«And is he dark enough? Enough to see your light?», recita “Accidental Babies”, uno dei brani più suggestivi dell’album 9 di Damien Rice.

E proprio il buio e la penombra sono i protagonisti del suggestivo spettacolo di lunedì scorso, nella splendida e maestosa cornice del Teatro Romano del Lido di Ostia.

Sul palco, dopo i 2 live set acustici di Mariam The Believer e Gyda Valtysdottir, il Damien Rice di sempre. Da solo e chitarra al collo. La distanza tra artista e pubblico viene annientata già dal primo brano, “Trusty and True”, in cui l’artista riesce nell’ardua impresa di organizzare il pubblico in cori e controcanti, addirittura in lingua inglese.

In un contesto così grandioso e imponente, immersi in un confronto con la grande storia, il minimalismo di Damien Rice, tra luci soffuse e appena accennate e suoni fragili e leggeri, appare, di contrasto, spiazzante nella sua più intima essenza.

Per più di due ore Damien Rice si mostra nella sua toccante profondità. Senza alcuna scaletta. Senza alcun riferimento temporale (colpevole la batteria del suo telefono che decide di abbandonarlo al terzo brano).

Sul palco niente appare come solido e sicuro. Nel buio, è la sensazione del momento a guidare lo spettacolo. Canzoni sussurrate, fuori microfono. Versi dimenticati e ripresi senza alcun imbarazzo. Aneddoti sui limiti e sulle contraddizioni delle relazioni d’amore, come a schernirsi da qualche complimento che, immancabile, arriva dal pubblico femminile. Una “Cheers Darlin” seduto al tavolino, tra un bicchiere di vino e un «qualcuno ha una sigaretta per favore?». Brani condivisi con le sue tre compagne di questo viaggio. Istanti di un silenzio toccante e religioso. Canzoni al buio, in cui a illuminarlo sarà solo la luna, meravigliosa, alle spalle dell’Anfiteatro. Fino a una “The Blower’s Daughter” cantata insieme a tutto il suo pubblico, che ora gli si è stretto attorno.

Il gioco dell’improvvisazione autentica. L’imperfezione voluta. Proprio come il suo Wood Water Wind Tour, con cui sta girando l’Europa a bordo di un veliero a due alberi. Un viaggio incerto, ma libero.

Come la sua musica e la sua serata. Un’esplorazione dentro al buio. Un viaggio intimo e intenso, insieme a chi lo ama per quello che è: una meravigliosa creatura, vulnerabile e fragile, ma libera e capace di irradiare attorno a sé una magica luminosità.

Testo di Michela La Perna

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