Notte a Torino con quelli di… Calibro 35

© Gian Marco Volponi
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Nella settimana del Sanremo dei record, pare quasi da pazzi alienati spegnere la tv, il belcanto, lo spettacolino, la canzonetta, la scalinata e tutto il resto, per andare a vedere il concerto di una band come i Calibro 35.

L’Hiroshima Mon Amour, a Torino, è il mio personale Teatro Ariston: qui ho visto sfilare gran parte delle mie preferite proposte rock italiane. Oggi è la serata dei Calibro 35, e nonostante la mia lunga militanza, mi accorgo che è la prima volta che assisto qui a un concerto che non preveda un microfono in mezzo con un tizio che canta.

La natura strumentale del gruppo dà consistenti vantaggi, che vado sardonicamente ad elencare.

Vantaggi dei gruppi strumentali rispetto alle altre band:

  1. Non andranno mai a Sanremo, rovinando la carriera con un pezzo deludente, come accade spesso ai miei idoli rock. In realtà Enrico Gabrielli è già stato al festivàl, quando ha fatto il Peppe Vessicchio degli Afterhours, dirigendo l’orchestra per la canzone Il paese è reale. Ma per quanto riguarda il progetto Calibro 35, la mancanza di cantante stronca sul nascere qualsiasi ipotesi.
  2. Non saranno mai coverizzati a X-Factor: anche se uno dei loro pezzi dovesse spopolare nelle radio e su Youtube, la mancanza di canto gli impedirà di diventare cavallo di battaglia di un cantante televisivo.
  3. Nessun ritornello riciclabile dalle pagine Facebook che fanno traffico con citazioni tratte da testi di canzoni del genere “indie carino”.

A parte gli scherzi, com’è un concerto dei Calibro 35?

I Calibro 35 hanno appena pubblicato un disco che si chiama “Decade” (etichetta Record Kicks), dopo appunto dieci anni di attività. Copertina, artwork e scenografie live sono stavolta ispirate non a cinematografia d’annata (e anche un po’ dannata) ma a architetture futuribili. Il quartetto storico è formato da Enrico Gabrielli (fiati, synth), Fabio Rondanini (batteria), Luca Cavina (basso), Massimo Martellotta (chitarra, synth). Oltre a loro c’è sul palco anche Sebastiano De Gennaro (fiati) e Beppe Scardino (vibrafono e percussioni), più un intervento di Giovanni Colliva (clarinetto basso). 

Iniziano il concerto con Modulor. Conquistano definitivamente il pubblico con SuperStudio e Faster! Faster! e propongono molto materiale dall’ultimo album. Tra il pubblico più caldo c’è chi chiede il classico Notte in Bovisa, che molti conoscono per essere la sigla del programma Radio2 Live. Nel bis verrà gentilmente concessa l’esecuzione di questa loro composizione, che avevano lanciato nel primo album accanto a reinterpretazioni di colonne sonore di Morricone, Bacalov, Trovajoli, Micalizzi per film di genere cinematografico conosciuto come poliziottesco.

“Poliziottesco” è una parola bellissima

Quanto piace la parola Poliziottesco. Se già il poliziesco è genere cinematografico di serie B, figurati il poliziottesco: siamo in piena serie C, periferia, violenza sommaria, sangue e vendette. Eppure, con la benedizione di Quentin Tarantino i cinefili hanno riscoperto questo sottogenere d’assalto, e ora la serie C ha superato la serie B. 

Le colonne sonore dei poliziotteschi sono il genere di cui i Calibro 35 sono raffinati e stupefacenti falsari. Pur con le varie esplorazioni di generi che il gruppo intraprende in ogni album, la “decade” di riferimento è spesso quella degli anni 70. Ritmiche incalzanti per immaginare fughe e inseguimenti d’auto, sintetizzatori e organi per minacce e assassinî, sax squillanti per rapine a mano armata, riff di chitarra per pedinamenti e imboscate… E poi si potrebbe chiudere gli occhi e immaginare l’appropriato pubblico vintage per questa musica: baffi folti, modi spicci, giacchette in pelle, pantaloni a zampa, fumare dentro, bicchierini piccoli con qualcosa di doppio. Quando apri gli occhi la situazione e l’epoca sono differenti, ma il film siamo comunque noi, che non sappiamo se parteggiare per il carismatico criminale o per il commissario senza scrupoli.

C’è anche Giovanni Ferrario Alliance

Gli anni 90 sono invece la decade di riferimento di Giovanni Ferrario, illustre esponente della musica indipendente di quegli anni (all’epoca la chiamavamo alternativa, più che indie) che apre la serata in duo con la batterista Federica Zanotti. Gli effetti a pedale, la paletta abbronzata della Fender Jazzmaster, i testi in inglese: “I began to fight against the fascists” ringhiato al microfono è bello che si senta anche oggi. Il suo ultimo album è a nome Giovanni Ferrario Alliance, si chiama “Places names numbers” ed è uscito nel 2016 per WWNBB Collective

Che altro dire sulla serata? Al mixer c’è Tommaso Colliva, che si occupa dei suoni del tour dei Calibro 35 di cui è produttore e membro aggiunto. È una specie di orgoglio nazionale visto che produce album di artisti di primo livello sia in Italia che all’estero. Mi viene da pensare che lui da solo “conta” nella musica che gira nel mondo molto più che l’intero cast del festival dei fiori che ho lasciato a casa. Lo stesso si può dire di Enrico Gabrielli, che pochi mesi fa ho visto sul palco con PJ Harvey, e che insieme allo stesso Colliva ha collaborato a dischi dei Muse.

Dalla Bovisa milanese i Calibro 35 porteranno “Decade” in tutta Italia. In particolare, saranno in formazione allargata (fiati + archi) all’Alcatraz (Milano), al Monk (Roma) e all’Auditorium Flog (Firenze). 

Tutte le foto di Gian Marco Volponi

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