GoGo Penguin | Prima tappa del Jazz Evidence al MONK

© Eliana Giaccheri
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1948. Jon Hopkins, Sergio Pizzorno e Bonobo stanno prendendo il loro thè delle 5 e, tra un biscotto e l’altro, decidono di iniziare a suonare degli strumenti che hanno vicino e la magia ha inizio. In realtà siamo nel 2018, al MONK Circolo Arci in occasione della prima tappa del Jazz Evidence, e loro sono Chris, Nick e Rob: i GoGo Penguin. Con i loro mezzi (pianoforte, contrabbasso e batteria) ci trasportano nell’universo parallelo di quella gustosa merenda di 70 anni prima.

Poche parole e tanta musica: per il trio di Manchester è la prima volta a Roma e da subito si percepisce un grande equilibrio tra i tre elementi, che giocano con i loro strumenti in maniera eccezionale! Come un bambino piccolo fa con le pentole, Rob inizia a percuotere ciò che ha davanti con grande creatività e meraviglia ma anche maturità e classe, partorendo ritmi serrati (a tratti techno) e complessi ma allo stesso tempo molto scorrevoli (una scomposizione del 4/4 degna di nota), che creano una solida base per i riff carambolanti di Nick! Il contrabbassista passa con estrema facilità e gran gusto dal suono dolce dell’archetto ad un distorto che crea terremoti!

Si sentono poi dei suoni non ben decifrabili, come dei samples elettronici; si scopre che è entrato Chris e che, grazie al suo asciugamano magico e una buona dose di follia, riesce a suonare il pianoforte come un synth, che poi fa tornare cristallino, subito dopo riverberatissimo ed infine lo tramuta in una chitarra elettrica (come se Chopin tra un valzer e l’altro ballasse la dubstep)!! Le sue due mani, come un arpeggiatore di un sintetizzatore, creano delle onde perfette che mi fanno subito perdonare le sue basette improbabili!

Il Concerto fluisce in maniera sublime, grazie alla loro varietà timbrica e delle dinamiche notevoli: atmosfere dolci che poi si riversano in qualcosa di mastodontico, che ti fa saltare all’improvviso! Si sente palesemente un’influena di musica elettronica nei loro discorsi musicali; è un genere che ultimamente sta ricercando nuovi orizzonti negli strumenti acustici e loro hanno la genialità di suonare musica elettronica con strumenti di quel tipo, che rendono le loro atmosfere parte del mondo jazz (non a caso il contratto con la Blue Note).

Quindi cos’è il jazz adesso, dopo cento anni di storia? Apparentemente c’è poca (per non dire nessuna) improvvisazione nei loro brani ma la grande forza è quella di saper creare degli ambienti sonori, delle immagini sonore, consolidarle ed infine distruggerle: la ripetitività tipica dell’elettronica, con elementi che si aggiungono, se ne vanno e nuovi altri che subentrano come a ribadire un concetto, il fatto di trovarsi in un determinato posto in un determinato momento, enfatizzando e glorificando l’attimo presente. E poi tutto ciò si dissolve, dalla tranquillità creata piano piano a spazi di fomento raro. Ecco cosa è il jazz contemporaneo, ecco cosa sono i GoGo Penguin e cosa è successo venerdì quando ci hanno presentato A Humdrum Star. Ecco come fondere dei mondi, come trasportare il pubblico al tempo e allo spazio di quella gustosa merenda mai esistita (forse)…

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