L.A. Salami | Tra un whiskey e il blues all’Alcazar Live

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La giornata post-notte di Halloween è stata come un bicchiere stracolmo d’acqua che continua a riempirsi. Pioggia fitta, strade allagate, pozzanghere che sembravano laghi e scarpe zuppe. Roma è così: entra in uno slow motion cinematografico quando le particelle d’acqua precipitano sui sanpietrini.

Non sono stati in tantissimi ad aver deciso di fregarsene del meteo, ma i pochi temerari che hanno raggiunto l’Alcazar Live erano le persone giuste. L.A. Salami era già stato preda delle nostre orecchie affamate di sonorità diverse, e finalmente siamo riusciti a vederlo dal vivo.

Se il blues non fosse ragione sufficiente, eccovi cinque motivi per affrontare la tempesta ed assistere ad un concerto di L.A. Salami.

1 – Una personalità assurda. Lookman si presenta con una giacca intarsiata che ricorda molto il vestiario di uno Jimi Hendrix ai tempi d’oro. Una scenografia semplice ma efficace che riesce a catturare l’attenzione di un pubblico voglioso di sentirlo.

2 – Una voce camaleontica. Un pulito cristallino, accompagnato da un arpeggio acustico, andava a scontrarsi con una chitarra distorta che andava a braccetto con un voce graffiante e potente. È come se ci fosse un jack unico per chitarra e voce. Brani come “I Wear This Because Life Is War” mettono in risalto una voce sofferta e spinosa. “Day To Day (6 Days A Week)” fa sciogliere quelle corde vocali come burro. “The City Nowdays” fa uscire fuori un flow veramente solido che non ha nulla da invidiare ai professionisti del settore.

3 –Petter Grevelius aka Butcher Pete della band Francobollo. Un chitarrista formidabile. Un toro scatenato che si è tolto le scarpe per sfoggiare due calzini diversi che battevano sul legno del palco come se stesse scalciando. Una presenza scenica e un modo di muoversi sul palco alla John Frusciante, ex membro dei Red Hot Chili Peppers.

4 – Problem Solving. Ad un certo punto del live si è perso il capotasto del frontman. Sparito nel nulla. Ma niente panico: si suonava lo stesso, ma con gli occhi sempre rivolti verso il pavimento, dietro gli amplificatori, tra i pedali delle chitarre e tra le giacche buttate a terra. Il sound, nonostante la concentrazione fosse su altro, è stato mantenuto ad un livello tale da far continuare a muovere le persone e farle ancheggiare. Alla fine il capotasto è stato ritrovato, coperto da un fazzoletto, nella tasca sinistra.

5 – La musica stessa. “The City of The Bootmakers” è il suo ultimo album. Un album ricco di sonorità diverse, testi profondi come pozzi, riflessioni e temi che solo un’aspirante regista come L.A. Salami poteva riuscire a dirigere come degli attori durante una ripresa. La sua musica è un qualcosa di assurdo che non riesce a farti stare fermo. Prima si comincia a battere il piede a ritmo, poi le gambe, poi il bacino ed infine ti ritrovi a fare dei movimenti che non pensavi nemmeno potessi fare se non rompendoti tutte le articolazioni.

Questi erano i 5 buoni motivi per ammirare la corazza del cavaliere del Postmodern Blues: scintillante, leggera ma allo stesso tempo robusta e piena di intarsi.

The City Of Bootmakers è uscito il 13 aprile per Sunday Best.

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