Pop X | Genio provocatore o solo nonsense?

pop x

Geniali, provocatori e dadaisti sono solo alcuni degli aggettivi che sono stati affibbiati ai Pop X nel corso della carriera. La lucida follia delle loro perfomance dal vivo è arrivata anche al Largo Venue lo scorso sabato, per una serata memorabile.

Dadaismo, nell’accezione più distruttiva e nonsense del termine, provocazione e una grande padronanza tecnica sono ciò che più caratterizza i Pop X, il collettivo di Davide Panizza che lo scorso 26 gennaio ha pubblicato il nuovo Musica per noi. Dal vivo non fanno che esaltare ed estremizzare queste caratteristiche, nell’ambito di un concerto che non è un semplice concerto, ma una performance tanto folle, delirante e liberatoria, quanto anche ragionata e studiata, in un trionfo di elettronica lisergica dalle derive hardcore.

Non ha fatto eccezione la data di sabato scorso al Largo Venue, dove i Pop X si sono presentati all’interno della tournée di Musica per noi. Lo show è diviso in due parti, dove, come prevedibile, la prima è interamente dedicata ai brani dell’ultimo album. Dopo una lunga intro strumentale, quindi, si è partiti con “Figli di puttana”, per poi lasciare libero sfogo al delirio. Se c’è infatti un aspetto che più di tutti si esalta nel live dei Pop X è proprio la loro attitudine alla (auto) distruzione, che nel caso dei nuovi brani (quasi tutti decisamente lenti e non adatti al pogo nelle loro versioni studio) si è palesata nell’innalzamento generale dei bpm a livelli hardcore ed in una rinvigorita sezione ritmica, con Niccolò di Gregorio alla batteria e il neo entrato Matteo Domenichelli (già con Giorgio Poi) al basso. Il risultato è un’atmosfera scatenata che porta al pogo praticamente tutto il pubblico, variegatissimo ma non per questo diviso nella voglia di far festa, in un’isteria collettiva di cui i Pop X sono gli animatori, i fautori e a tratti i primi partecipanti. I fan urlano, cantano a squarciagola e insultano (!) la band, contribuendo ad un’atmosfera comunque unica, che è possibile trovare solo ai loro concerti. Sul palco, mentre a poco a poco Luca Babic si prende la scena e Ilaria Boba Ciampolini si muove dietro le tastiere, c’è anche una ballerina un po’ sgraziata e fuori contesto: nessun senso in tutto questo, il bello dei Pop X è anche qui. Memorabili in questa prima parte “Litfiga”, “Regina” – in cui i bpm (e il pubblico) vanno alle stelle – e “Teke Caki”, trasformata in una sorta di lento violento.

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Photo credits: Zero.eu

Dopo un tranquillo (!) intermezzo strumentale, i Pop X sono poi tornati sul palco per la seconda parte dello show, quella dedicata ai loro brani più vecchi, ai classici, con il delirio che cresce, se possibile, ancora di più. Apre “Secchio” e non poteva essere altrimenti, vista la sua notorietà quasi trasversale e l’intrinseca capacità di coinvolgere davvero ogni spettatore presente. All’inizio è un sing-along, ma ben presto tutto viene spazzato via dalla furia hardcore con cui Panizza e soci rovesciano la canzone e lo spettacolo tutto. Il pubblico allora si lascia definitivamente andare ed anche i Pop X si scompongono, dando inizio alla parte più folle della loro performance (Babic prima si getta fra il pubblico, poi si spoglia). Seguono “Paiazo”, “Cattolica” e “Drogata schifosa”, il ritmo si fa altissimo, il pogo scatenato e l’unico momento di relativa calma è l’inno di “Frocidellanike”, con un bell’arrangiamento più disteso e il pubblico che la intona come fosse un credo. Non è facile mettere a punto e gestire con tanta maestria una situazione del genere: c’è sicuramente la componente di improvvisazione, c’è senza dubbio un pubblico in delirio che contribuisce a una buona parte dell’atmosfera, ma c’è anche e soprattutto la maestria dei Pop X, oltre che nel suonare, nell’orchestrare una festa così intensa, ora guidando il pubblico nei momenti di follia, ora partecipando attivamente alla festa ed ora lavorando silenziosamente alle spalle di tutto lo show, mostrando fino in fondo una competenza tecnica ed una lucidità comuni a pochi in Italia.

Il finale è affidato all’immancabile “Centro coi missili”, all’inizio della quale i Pop X si lasciano andare ad un brevissimo ringraziamento, mentre tutto intorno gli spettatori sono avvolti nel pogo più liberatorio possibile. In coda alla canzone Panizza e soci escono senza dire nulla, senza salutare, senza presentarsi, senza neanche i bis. La festa allora finisce lì: autodistruzione, nonsense e lucida, lucidissima follia. Fino all’ultimo.

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