Maria Antonietta | Una certezza che non delude live al Monk

Maria Antonietta. La regina della redenzione.

Sono passati 7 anni da quando Letizia Cesarini appariva con il progetto autoprodotto Marie Antoinette wants to suck your young blood, un esordio ruvido tra aspre incertezze e vulnerabilità dal sapore punk. Strega con l’aureola o santa al rogo, la giovane cantautrice già sputava rabbia in maniera dolce e autentica. Con gli Young Wrists si convertiva alla scrittura in italiano mentre sullo sfondo echeggiavano le Riot grrrl.

Deluderti è il terzo album dell’artista (prodotto insieme a Giovanni imparato) nelle vesti di Maria Antonietta. Con la sfrontatezza che da sempre la contraddistingue canta ed esorcizza la paura che divora tutti, quella di deludere chi si ha di fronte, ma lo fa con una maturità acquisita e consapevole. I nove brani sono infatti la digestione di aspettative masticate e proiezioni vomitate, sono la strada verso l’accettazione della delusione come parte di un processo costitutivo delle relazioni, non per forza da demonizzare ma con cui riappacificarsi. Così porta avanti la sua crociata contro le semplificazioni e l’appiattimento dell’essere, per frugare dentro i tormenti della complessità e la ricchezza della pluridimensionalità. La fragilità di uno specchio rotto porta con sé i numerosi riflessi dell’Io nella frammentazione dell’identità, con il timore di non ricomporsi o ferire gli altri con le schegge sparse.

Nel tempo in cui è rimasta in disparte la cantante ha respirato una letteratura quasi tutta al femminile e si è lasciata ispirare da autrici che la accompagnano ormai da un po’, come Emily Dickinson, Sylvia Plath, Wisława Szymborska… era di poesia che aveva fame (non a caso la abbiamo vista in tempi recenti impegnata con degli appuntamenti di reading).

Proprio con una poesia si apre il live di venerdì al Monk, sopra un palco ambizioso che diventa per una sera un giardino di scommesse senza sfide, dove crescono le spine delle verità, dove ai fiori non cadono i petali. Cosi viene ricreata un po’ quella dimensione contemplativa e atemporale in cui Letizia ha scelto di vivere (in Senigallia) e che le permette di innaffiare la sua anima bisognosa anche di isolamento.  Anche se «chi mangia dolore mangia sempre solo» canta Maria Antonietta citando Alda Merini.

Accompagnata dalla sua band, la cantante alleggerisce gli animi ripescando brani spensierati come “Quanto eri bello” e altri più tormentati come “Maria Maddalena”. “Pesci”, “Vergine”, “Cara ombra”… il nuovo album saccheggia i vuoti dell’inadeguatezza e svuota i fraintendimenti in una dichiarazione di colpa senza sensi. Di fronte c’è un pubblico affezionato e appassionato, che urla addosso senza fare male, proprio come lei.

Se la sua omonima regina di Francia, come lei stessa ricorda, si trovava nel posto sbagliato al momento sbagliato e per sempre incompresa, non possiamo dire lo stesso per la Cesarini che torna ancora a destabilizzare lasciando tutti felicemente disturbati.

Foto di Arianna Gioia

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