Mish Mash in a Flash | Intervista ad Indian Wells

indian wells

In collaborazione con il Mish Mash Festival, le nostre interviste lampo con i protagonisti della manifestazione – che si terrà nella splendida cornice del Castello di Milazzo dal 2 al 4 agosto. Questa settimana parla di se Pietro Iannuzzi, in arte Indian Wells, uno degli esponenti della scena elettronica italiana che in realtà, secondo lui, non esiste.

Raccontaci del tuo ultimo disco Where The World Ends. Dove il mondo finisce? Molti i richiami ad immagini prevalentemente naturalistiche. Quanto la natura ha influenzato il disco? Quanto il cosmo?

La natura molto direi. Da qualche tempo mi sono trasferito vicino al parco nazionale della Sila e durante la lavorazione del disco sono andato spesso a “staccare” tra i monti. Sembra una cosa sciocca da dire, ma lavorare a un disco è una cosa abbastanza complicata, a tratti molto stressante, almeno io lotto eternamente tra quello che vorrei ottenere e quello che viene fuori.

Nei momenti “No” stare all’aperto, in montagna, mi calma molto. Sarà anche perché in fondo è tra le montagne che sono cresciuto, in questo il caso il Pollino e a parte un periodo vissuto da cittadino, tornare a vivere in un luogo lontano dal caos, dove il tempo scorre lentamente, mi sembrava la cosa migliore da fare, è la mia dimensione naturale.

Poi in realtà il “confine naturale” è stata la premessa per parlare di tutti i confini in cui ci chiudiamo quotidianamente. E ragionare sul fatto che i confini sono solo costruzioni mentali, gabbie dove crediamo di sentirci al sicuro. Zone di comfort ecco. Meccanismi da scardinare, specialmente in periodi come questi. Il cosmo direi di no, questo è un disco molto più ”terreno”.

Gli artisti di riferimento di Indian Wells. Top 5 dei produttori e compositori che più hanno influenzato il tuo modo di suonare.

In realtà sono tantissimi, 5 sarebbe davvero riduttivo. Tra gli altri sicuramente Massive Attack, Four Tet e James Holden.

Come prendono vita i tuoi brani? Come approcci il processo creativo e come lo assecondi? Quanto ritorni su una stessa idea prima che diventi definitiva?

In modo del tutto casuale e istintivo. Magari ho un’idea di suono in testa però poi lascio scorrere la creatività, spesso porta a strade inesplorate per me. Può capitarmi di avere delle bozze e di tornarci anche molto tempo dopo, in un paio di casi è successo anche a distanza di un anno. Difficilmente chiudo un pezzo alla prima take.

Quanto prendi spunto da altri generi musicali?

Beh ci sono generi che ho ascoltato per anni prima di darmi all’elettronica. Post Rock e Ambient, ma anche trip-hop. Fanno parte del mio dna, credo che in qualche modo si senta nelle cose che faccio, anche se avviene tutto davvero in modo inconscio.

La musica elettronica e la nostra nazione. Come consideri la scena elettronica italiana? Come sta procedendo rispetto a quella di altre nazioni?

Frammentata, ma con figure di assoluto rilievo in vari sottogeneri dell’elettronica. Non esiste una scena in realtà. Alcuni iniziano ad avere riscontri seri all’estero, il problema è il riscontro da noi. Non c’è rete, né un supporto che possa aiutarti ad uscire fuori.

Il paradosso dell’Italia è che prima devi diventare qualcuno fuori e poi allora forse in Italia ti prenderanno in considerazione.

3 astri nascenti della musica elettronica italiana..

Lorenzo Senni, Caterina Barbieri, Bienoise.

Suonerai al Mish Mash festival, con chi ti piacerebbe duettare?

Non so come canta ma sicuramente con Populous.

Non tutti i giorni capita di suonare in un castello! Sei elettrizzato?

Non vedo l’ora!

I progetti futuri di Indian Wells..

Uscirà qualcosa presto, poi suonare sempre di più all’estero, fare un disco ambient.

Qui potete trovare tutte le info sul festival!

Mentre qui potete leggere tutte le altre interviste fatte agli headliner dell’edizione 2018.

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