Motta | All’Atlantico l’anteprima del tour di “Vivere o morire”

© Luisa Ricci
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Un mese e venti giorni di attesa dall’uscita dell’album Vivere o morire.
In questo lasso di tempo, Francesco Motta ha sofferto non poco per la voglia di tornare sul palco e continuare il viaggio che aveva cominciato con La fine dei vent’anni.

Per la data di presentazione del tour di Vivere o morire, il 26 maggio Motta parte in grande stile e sceglie l’Atlantico di Roma come location.

Arrivato sul posto, noto che molta gente ha il sorriso stampato in faccia: in tanti sono curiosi di vedere il cantautore nato a Pisa – ma livornese di adozione – alle prese con la sua ultima fatica. Sarà come gli altri concerti, o meglio?
Piccolo spoiler: è stato viscerale!

Credo sia il termine migliore per descrivere l’esperienza che Motta ha fatto vivere a tutti coloro che erano lì per lui.

Il buio più totale, anticipato dal vociferare della gente, viene poi riempito da fischi e urla che incitano la band a salire sul palco e dominarlo. Salgono tutti, tranne la voce. Si inizia lenti per poi far echeggiare le note di piano di “Ed è quasi come essere felice”.
Poco dopo, Motta sale sul palco, accompagnato dagli applausi e dalle grida del pubblico.

«La musica è troppo forte non si riesce a parlare.»

La voglia di tornare su un palco ed esibirsi è palese, e Motta riesce a trasmetterla per tutta la durata del concerto.
Finalmente, la sua anima musicale respira incanalando tutte le energie nella voce, nelle mani e nelle gambe che, agitandosi, spostano il corpo per tutto il palco. A volte si ferma, impassibile di fronte al pubblico danzante, regalando un ossimoro poetico a chi guarda da lontano, contornato da visuals e fari ipnotici.

Si passa a “La fine dei vent’anni”. Vi lascio immaginare la reazione del pubblico: «Quanto mi siete mancati, voi non lo sapete.»

Un particolare che si nota durante l’esecuzione dei brani è l’arricchimento a cui sono stati sottoposti dal punto di vista musicale. Ciò ha permesso di renderli ancora più coinvolgenti ed emozionanti, suscitando nel pubblico emozioni amplificate rispetto a quelle provate nell’ascolto dell’album.

Il gioco di luci durante ogni brano esercita un ruolo fondamentale, portando gli spettatori all’interno di un videoclip musicale. Quella offerta da questo live è una realtà aumentata che, oltre ad urla, applausi e balli, ha raccolto anche molte lacrime nate da emozioni di ogni genere.

Ciò che rende Motta diverso da altri cantautori è la capacità di descrivere e mettere su un tavolo ciò che vive, che ha vissuto e che avrà voglia di vivere. Rendendoci partecipi delle sue esperienze e dei suoi pensieri, è riuscito a creare quella rete di condivisione con tutti coloro che hanno ascoltato i suoi lavori. Live ha ottenuto l’amplificazione non solo della sua musica, ma anche della “musica” degli altri.
Emozionante.

La scaletta, composta da otto brani dell’album precedente e otto dell’ultimo, si presenta come un percorso tortuoso per le tematiche affrontate. I sentimenti che vengono liberati attraverso essa portano il pubblico a scavare dentro se stessi, rievocando ricordi belli ma anche dolorosi. La ricerca introspettiva è una lama tagliente ma che, se usata a dovere, si riesce a domare con destrezza e classe. Brani come “Quello che siamo diventati”, “Del tempo che passa la felicità”, “Abbiamo vinto un’altra guerra” sono solo alcune di quelle bandiere che vengono sventolate in nome della bellezza della fragilità dell’animo umano. Quando il cosiddetto tema del “disagio” viene trattato con rispetto e professionalità, è difficile cadere nella banalità.

Dopo “Roma Stasera”, altro brano attesissimo dal pubblico, i musicisti si prendono una piccola pausa per poi rientrare presentando una versione di “Se continuiamo a correre” molto più soft. Questo riarrangiamento mostra non solo cosa può fare questa band, ma anche la loro evoluzione raggiunta con la realizzazione di questo disco.

Il concerto comincia ad abbassare il carrello e a far atterrare l’aereo dopo questo volo incredibile:

«Dedico questo concerto alla persona che mi è stata più vicina e che mi ha sopportato in questo anno. Vi assicuro che non è stato per niente semplice…
Ringrazio anche Riccardo Senigallia. Se non fosse per lui, ora non sarei qui, come anche questa canzone.
Mi disse: “Se non metti questa canzone nel disco, io e te non parliamo più”»

Ed ecco che parte “Sei bella davvero”, tramutando il pubblico in un essere unico che danzava e cantava su quelle note.

Il finale non è stato per nulla banale: Motta decide di ripercorrere quei suoi passi compiuti nella band storica chiamata Criminal Jokers, e decide di farlo con “Fango” per poi proseguire, dopo l’accensione delle luci e l’uscita di parte del pubblico, con “Mi parli di te“, brano intimo basato su un faccia a faccia con il padre.

Il concerto finisce tra applausi, urla e cori. La gente esce soddisfatta e felice. Molti mandavano foto, note audio e video in diretta: questo mi ha fatto pensare alla voglia di comunicare che Motta è riuscito a trasmettere attraverso le sue canzoni a migliaia di persone, trovando un riscontro netto e onesto. Non si parla solo di canzoni e bella musica, ma di qualcosa di molto più radicato che nella sua astrazione trova compimento nei sentimenti della gente.

Francesco Motta è tornato.
Francesco Motta ha voglia di suonare e di cantare.
Francesco Motta ha voglia di respirare insieme alla gente che ascolta, canta e grida le sue canzoni.

Vivere o Morire è uscito il 6 aprile per la Sugar.

Scaletta Concerto:

Ed è quasi come essere felice
La fine dei vent’anni
Quello che siamo diventati
Vivere o Morire
La prima volta
Chissà dove sarai
Per amore e basta
Prima o poi ci passerà
Del tempo che passa la felicità
E poi ci pensi un po’
Prenditi quello che vuoi
Roma stasera
————————————————
Se continuiamo a correre
Abbiamo vinto un’altra guerra
Sei bella davvero
La nostra ultima canzone
Fango
Mi parli di te

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