Pippo è davvero Sowlo? Trap-jihad fra avanguardia e consenso

pippo sowlo

Lo avevamo già individuato tra le proposte più interessanti della trap di Roma: il concerto di Pippo Sowlo a Le Mura, martedì scorso, è diventato il pretesto per studiare in maniera più approfondita questo affascinante progetto, che potrebbe essere l’ennesimo cavaliere oscuro della nostra musica – o forse no.

Pippo Sowlo è lo pseudonimo dietro cui si celano Filippo e Carlo (i cui cognomi resteranno, per volontà degli stessi, ignoti: «non sia mai che mi’ madre scopra quello che faccio»), rispettivamente un filosofo ed uno scienziato delle comunicazioni in divenire. Originari dell’amato quartiere di Torre Gaia, del quale apprezzano soprattutto le videocamere di sorveglianza, s’incontrano fra le mura di una chiesa evangelica pentecostale («tipo i Simpson», suggeriscono) e, nel 2015, decidono di avviare un progetto musicale il cui manifesto ideale sarà “Torre Gaia $tate Of Mind”, primo singolo estratto da un album che – ci rivelano – non è ancora, a tutt’oggi, tra i loro progetti a breve termine («siamo troppo lenti, e in più c’ho un Heidegger sulla scrivania che dovrei leggere da un po’, tra l’altro pagato un botto» ci confessa Filippo).

Seguirà “Always Do The Spia”, un ambiguo omaggio all’amatissimo Truceklan e, al contempo, alle altrettanto stimate forze dell’ordine nostrane – è stupefacente notare come, in Pippo Sowlo, possano serenamente convivere il rispetto per la divisa e l’autorità e l’amore per il gangsta rap. Ma è con “Fregne Mutilate”, “Bvtvclvn”, “Loteeto” (2017) e “Condorello” (maggio 2018) che Pippo Sowlo raggiunge una certa notorietà, perlomeno negli ambienti rispetto ai quali egli, con noi, si definisce un outsider – etichetta autoimposta che, almeno per il momento, gli concediamo.

L’universo al quale, idealmente, Filippo e Carlo guardano è quello del già citato Truceklan, del Fabri Fibra di “Mr. Simpatia” e, forse, della primissima Dark Polo Gang che, però, continuano ad apprezzare enormemente – nonostante gli ultimi, tragici avvenimenti («no, zi’, non puoi chiedermi di schierarmi», ci prega Filippo). Grandi sostenitori della GARAGE GANG (con la quale, ci fanno capire, è già in ballo un featuring), Tutti Fenomeni e Sxrrxwland, invidiano l’approccio alla scrittura dei Tauro Boys. I live di Pippo Sowlo (due, al momento) sono, senz’ombra di dubbio, un successo: Pippo tiene il palco – e lo fa con naturalezza; il pubblico è in visibilio.

L’obiettivo del progetto è, a detta dei suoi promotori, «l’infrazione dei limiti e dei divieti degli schemi culturali, l’elaborazione del pretesto che li faccia crollare»; autoironia e spaesamento gli strumenti e i mezzi attraverso i quali realizzare tale proposito. Ed è così che, in “Bvtvclvn”, un Tommaso Paradiso viene tranquillamente accostato a Daesh e, in “Fregne Mutilate” (traccia che i due definiscono, non senza qualche timore, «un pezzo femminista»), è esaltata la bellezza di una donna che viene definita come «un mix fra la Nargi e Pistorius». Seguendo l’autorevole esempio de Il sorprendente album d’esordio de I Cani (un disco e un concept cui Filippo e Carlo guardano con evidente ammirazione), Pippo Sowlo vorrebbe, dunque, «svelare un mondo nelle sue contraddizioni»che si tratti di Torre Gaia, il Monk o Diesagiowave.

D’altra parte, però, Filippo afferma che «l’assenza totale di credibilità è la linfa vitale del nostro progetto». Ed è a questo punto che sorgono le prime, immediate domande: quanta premeditazione c’è, in un progetto come quello di Pippo Sowlo? Quanto studio, quanta intenzionalità? E dov’è che il disimpegno ed il disinteresse tanto ostentati («l’autoironia – direbbe Lewis Hyde, e con lui David Foster Wallace – è sempre una forma di sincerità interessata») perdono la maschera e divengono finalità “politica”? Quanto questa apparenza di ironica demolizione del “sacro” è reale e quanto invece fa parte di un piano mirabilmente orchestrato? Quali sono, ad oggi, le possibilità di riuscita di operazioni di questo genere?

È importante notare, difatti, come le innumerevoli provocazioni di Pippo Sowlo sembrino essere praticamente cadute nel vuoto, generando, se non benevolenza, un’educata ed ironica ma, soprattutto, piena accettazione di temi e personaggi che, per la loro natura, avrebbero dovuto “rompere” gli schemi generando qualche mal di pancia, o perlomeno bocche corrucciate dall’aver assaggiato, quasi a tradimento, uno spicchio di limone.

Diesagiowave (cui il duo ha già dedicato un inedito), ad esempio, pare aver assorbito il fenomeno Pippo Sowlo con sorprendente naturalezza. Non un accenno di turbamento, nessun sasso che scuota la tranquilla superficie dello stagno, ma anzi, quasi un benvenuto, un’assoluta integrazione, una tranquilla e quasi olimpica accettazione, là dove avrebbe dovuto, o almeno potuto, esserci, se non dello stupore, quantomeno del turbamento, e qualche amara, rassegnata, risata di gola.
Da outsider ad insider, di fatto.

È probabile che sarà il tempo a dirci quale sarà il destino (mediatico, e non solo) di progetti – indiscutibilmente divertenti e, perché no, persino brillanti – come quello di Pippo Sowlo ma, nel frattempo, è bene tenere a mente le parole di Umberto Eco:

«In fondo aveva ragione chi scriveva recentemente che oggi non è più possibile un’avanguardia, in quanto alla nozione storica di “avanguardia” erano necessarie alcune connotazioni: ad esempio la possibilità di porsi come alternativa eversiva di fronte a situazioni stabilizzate che respingevano le nuove proposte. Ma se si prospetta la possibilità di una Conservazione così duttile e smaliziata da far suo ogni elemento di disturbo, da fagocitare ogni proposta di eversione e neutralizzarla immettendola in un circolo dell’accettazione e del consumo? Allora l’avanguardia come tale non ha più possibilità di esistere, perché – come si profila – venendo accettata si ingloba alla tradizione e diventa elemento di diversione tranquillizzatrice.»

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