Perché abbiamo tanto da imparare? E perché proprio da Fantastic Negrito?

Fantastic Negrito

Venerdì 8 Giugno, in occasione del #MojoFest, Xavier Dphrepaulezz a.k.a. Fantastic Negrito ha tenuto un master in:
“Principi base dello stare su un palco e fare uno show coi controc****”

Fantastic Negrito è un nome che purtroppo a molti non dirà nulla.

Corteggiato nei primi anni 90 dalla Interscope Records e dal manager di Prince, il giovane Xavier Dphrepaulezz ancora non riusciva a incastrarsi saldamente nel panorama musicale: è la chiamata di Chris Cornell, che lo vuole come apertura durante il tour acustico Higher Truth, a dare la svolta.

Un artista eclettico, che convoglia nei suoi brani molteplici influenze.

Oltre al blues anni 60, ci sono sprazzi di soul, funky, gospel e soprattutto molto hip hop. Un calderone dove tutti i sapori sono ben distinti, ma stanno benissimo insieme.

Venerdì sera, mollati gli ormeggi, Fantastic Negrito ha letteralmente traghettato il Monk verso quel modo di fare musica che l’Italia dovrebbe invidiare.

Poche semplici mosse per rendere un live indimenticabile? Carisma, professionalità, sicurezza e attitudine. Un mix esplosivo che ha fatto sì che il pubblico si scatenasse come non mai, e il locale non pienissimo ha reso l’esperienza ancora più diretta ed intima.

In sala molti ultra-cinquantenni: vedere questa generazione lasciarsi trasportare dalla musica – ed essere anche più disinvolta dei giovani presenti – è stato il perfetto indice di quella malinconia che scaturisce dalle sonorità e dal modo di fare di Xavier.

La vecchia scuola scheggia denti non delude mai.

L’atmosfera creata dal blues-man inonda tutti, permessa anche da una band clamorosa sia musicalmente che scenicamente.

Normalmente, è facile non accorgersi della band che fa da supporto a un singolo artista.
Con Fantastic Negrito, è impossibile: oltre a rendere il pubblico partecipe di ogni ritornello, Xavier coinvolge regolarmente tutto il gruppo in sperimentazioni e improvvisazioni cotte e mangiate direttamente sul palco. Non a caso, il concerto si apre proprio con un’incredibile jam session.

Uno showman micidiale, in grado di offrire al pubblico qualcosa di più di un normale concerto. Momenti di cabaret che si alternano ad altri di teatro drammatico: racconti di vita, tra l’incidente stradale e il coma. Ma Xavier è anche direttore d’orchestra e coach della sua band: incita il chitarrista a dare di più, il tastierista a muovere le mani in un certo modo, il bassista a slappare in maniera aggressiva e il batterista a far volare le bacchette per aria.

Scenico anche nell’abbigliamento, trasporta letteralmente il pubblico all’interno delle sue canzoni. “An Honest Man”, “In the Pines”, “About a bird” sono stati solo alcuni dei momenti più intensi del live, mentre con “The Duffler” e “Plastic Hamburger” viene mostrata una certa disinvoltura anche in un contesto più rock.

I picchi di questo live però si ritrovano nella capacità del front-man di saper fare fronte a imprevisti tecnici di ogni genere: da disturbi di frequenza che diventano un’occasione per imprecare a ritmo, fino alla chitarra rotta che lo costringe a improvvisare un riarrangiamento gospel del brano.

Ecco che quindi Fantastic Negrito, a tutti gli effetti un cantante underground di Los Angeles, non può che essere un esempio per i nostri artisti dello stesso ambiente.

Il genere musicale del resto è solo un colore presente sulla bandiera, mentre nel paragone bisogna focalizzarsi su come questa viene sventolata.

A partire dal concetto di musicista: se al Monk, per esempio, vediamo esposta gran parte della nostra scena underground, quanti di questi possono dirsi veramente musicisti? In quanti sono in grado di eseguire i loro brani, evitando di riprodurli banalmente? Ve lo dico io: pochi. Anzi, pochissimi.

La musica viene troppo spesso fatta sparire dai radar, ormai sostituita da altri concetti come la moda: un procedimento che sta uccidendo la creatività degli artisti. Si suona lo stretto indispensabile, parlando di argomenti triti e ritriti, senza alcuna originalità.

E allora perché il concerto di Fantastic Negrito non era sold-out come quello di Galeffi, Gazzelle etc.? 
Semplice: chi è Fantastic Negrito? Sta con Maciste Dischi Bomba?

La mentalità ormai è questa: una vera e propria ricerca musicale non esiste più. Ascoltiamo quello che viene proposto dalla massa e dal momento, in modo passivo. Non c’è più fame di conoscenza e di ampliamento musicale.

L’underground di Los Angeles tratta temi quali la politica, la denuncia, la rivolta, la voglia di uscire fuori dagli schemi; quello romano dice «sono sbronzo», «faccio la spesa all’iper», «mi fumo una canna pensando a te».

Negrito ha dimostrato come stare sul palco e conquistare il suo pubblico (come ama definirlo lui, “Negrito Nation”) senza avere luci pazzesche, scenografie cinematografiche o essere l’argomento più trending del momento. Ha dimostrato tutto ciò che doveva dimostrare, ottenendo non solo la felicità del pubblico ma soprattutto la sua fiducia.

In Italia mancano animali da palcoscenico del genere e in tanti dovrebbero prendere appunti su come trattare un pubblico senza limitarsi a un banale karaoke. La conoscenza musicale e strumentale è poca.

Non bisogna diplomarsi al conservatorio con il massimo dei voti per poter fare un disco però, cazzo, sfonda quella batteria, fatti uscire il sangue dalle dita quando suoni quella Fender e non imbracciare il basso perché ti è andata male con la chitarra.

Grazie Fantastic Negrito, per lo spettacolo che ci hai portato e per essere ancora di ispirazione a qualcuno.

La vecchia scuola scheggia denti c’è.

Il nuovo disco di Fantastic NegritoPlease Don’t Be Dead, uscirà il prossimo 15 giugno per Cooking Vinyl.

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