Max Gazzè|Alchemaya Tour @Teatro dell’Opera di Roma 03/04/2017

Fondere orchestra sinfonica e sintetizzatori, presente e passato, senno e follia…quello che la musica può fare! Gazzè dribbla il pop e debutta a teatro con la sua opera “sintonica”

Potreste anche immaginare Gazzè nell’atto di deporre la spada del pop e di spogliarsi dell’abito aristocratico e della gorgiera tanto cari al Maximilian del 2015, ma non sarebbe in ogni caso sufficiente per entrare nell’universo di Alchemaya, la nuova ambiziosa opera dell’artista romano.

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Già, perché Alchemaya è un progetto e -se vogliamo- un percorso complesso, articolato. Un progetto che ha alle spalle mesi di studi, di introspezione, di ricerca spirituale e di elucubrazioni mistico-esoteriche, che parte da passati remotissimi e passa attraverso un’audace reinterpretazione della Genesi per tentare, in ultimo, di scavare all’interno, di comprendere cos’è l’essere umano e quali leggi lo governano: “e se penso all’infinito spazio temporale, questo darsi da fare per una vita serena mi dà uno strano senso di pena” -o, ancora- “essere Luce è destino che squassa e ricuce il genere umano: amore, coscienza, risveglio…amore, coscienza, risveglio”.

Per spiegarlo al meglio Max si affida, nella prima parte dello spettacolo, ai testi inediti del fratello Francesco, alla voce dell’attore Ricky Tognazzi, le cui letture si alternano ai brani musicali in scaletta, alla maestria della Bohemian Symphony Orchestra di Praga (diretta dal maestro Clemente Ferrari) e alla sacralità della cornice scelta per il debutto del tour, il Teatro dell’Opera di Roma.

È una piacevole alchimia, un’equilibrata fusione quella che si crea tra cantato e recitato, tra sintetizzatori e orchestra sinfonica (da qui il termine “sintonico” coniato dallo stesso Gazzè!), ma è anche un’alchimia che può a primo impatto disorientare, perché si tratta pur sempre di brani inediti, dalle liriche ricercate, che necessitano di un ascolto più approfondito per poter essere interiorizzati.

Da segnalare, su tutti, “Alchimia” e “Vuota dentro”, tra particolari giochi di luce e la voce effettata con il vocoder: “bella, uniforme, a strati, massiccia la Terra…una boccia enorme tra i pianeti: ma se dentro, invece, fosse vuota, e al suo centro durasse una luce remota?”. Ma è con la dolceamara “Il progetto dell’anima” che cala il sipario sul primo atto di Alchemaya.

Il tempo di un breve intervallo e Max torna in scena indossando una giacca di velluto, come di velluto è il tappeto musicale di “Il timido ubriaco”, brano che apre il coinvolgente secondo atto. Da lì un susseguirsi di canzoni che hanno segnato la carriera dell’artista, da “Il solito sesso” a “Mentre dormi”, passando per “Ti sembra normale” e “Cara Valentina”, svestite dell’originario arrangiamento pop e rivisitate in chiave sintonica. Qui i sintetizzatori modulari continuano ad esser parte integrante del complesso sinfonico e ad enfatizzare tanto le frequenze alte quanto le frequenze basse, conferendo tonicità all’intera orchestra. Anche Max sembra meno inibito, e lo testimonia quel ora facciamo un po’ come caxxo ci pare che strappa una risata al pubblico.

Grandi emozioni riserva infine l’encore, con -nell’ordine- “Una musica può fare”, la sognante “Verso un altro immenso cielo” e la standing ovation del pubblico. Ovazione a chi ha la maturità e il coraggio di sperimentare, con le certezze e i dubbi insiti nella natura umana.

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La scaletta di Alchemaya:

I atto:
lettura “Progenie”
– L’origine del mondo
lettura “Anello mancante”

– Il diluvio di tutti
lettura “Enuma Elish”
– La tavola di smeraldo
lettura “L’Atlantideo”
– Vuota dentro
lettura “Bassa frequenza”
– Visioni ad Harran”
lettura “Ezechiele”
– Alchimia
– Etereo
lettura “XXII”
– Il progetto dell’anima

II atto:
– Il timido ubriaco
– Il solito sesso
– Atto di forza
– Ti sembra normale
– Nulla
– La vita com’è
– Se soltanto
– Cara Valentina
– Edera
– Mentre dormi
– Sotto casa
– Un brivido a notte
– Una musica può fare
– Verso un altro immenso cielo

Foto di Simone Cecchetti
Thanks to Daniele Mignardi Promopressagency

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