Salmo | Corpo umano, battito animale

Salmo

Ricordate la scena in cui Alex di Arancia Meccanica veniva costretto a guardare scene violente con gli occhi completamente sbarrati? Focalizzatevi sugli occhi.
Gli stessi che si potevano osservare sui molti volti presenti alla data romana del Playlist Tour di Salmo, al Palazzo dello Sport (Palalottomatica).

La prima volta che ho visto Salmo dal vivo era all’Atlantico, nel 2016, per il concerto in ricordo di Primo Brown; non ero mai stato ad un suo live intero prima di oggi, nonostante lo conoscessi sin da Death USB (2012). Playlist è l’ultimo album del rapper sardo: disco di platino, 124 milioni di ascolti in due settimane (di cui 10 milioni solo in un giorno), tutti e 13 i brani entrati nella classifica italiana di Spotify ed 8 in quella mondiale.

Questi numeri stanno continuando a crescere facendo raggiungere nuovi traguardi all’artista, e parlano fin troppo chiaro. Salmo ha sempre avuto una marcia in più rispetto a molti altri colleghi, partendo dal fatto che fa’ musica nel vero senso della parola e con questa sua ultima fatica, vedendo anche il percorso compiuto con i dischi precedenti, si verifica un’ulteriore evoluzione intelligente.

Il concerto non è stato altro che un riaffermare ciò che già sapevamo. Scenografia dallo stile urban: la band sparsa che suona sui tetti dei palazzi e sullo sfondo una metropoli, con un’importante attenzione ai momenti della giornata, partendo dalla notte fino ad arrivare ad un cielo che alterna pioggia ad albe con luci soffuse. Presenti anche i compagni di mille avventure come Coez, Nitro, Gemitaiz e Lazza. Inaspettata e gradita la comparsata di Asia Argento durante il brano “PXM”, in cui le era stata scoccata una piccola frecciatina. Inutile dire quanto Salmo sia stato in grado di tenere il palco e uno show che ha sparato mine a profusione, senza dare modo di metabolizzare momenti e sensazioni, se non a fine concerto, quando le persone hanno rimesso insieme tutti i pezzi del puzzle raccolti durante il live.

La band è stata valida e performante; il suono usciva prepotente dalle casse e con quel pizzico di sana presunzione che in pochi possono permettersi; ogni canzone, vecchia e nuova, veniva cantata in coro da tutto il palazzetto come se fosse una hit del momento.

Il rapporto che Salmo ha instaurato con il suo pubblico è basato sulla sincerità di dire le cose, il rispetto nel dirle e soprattutto la fiducia reciproca. Basti vedere come, prima di “CABRIOLET”, incisa con Sfera Ebbasta, chiede al pubblico un minuto di silenzio per le vittime di Ancona: ciò che spinge un fan a rispettare un artista è quando questo riesce ad essere trasparente, dimostrando di essere libero da qualsiasi schema mentale.

Perdonami” può essere un esempio: questo brano, in 24 ore, ha raggiunto quasi mezzo milione di ascolti e non è mai passato in tv o in radio, per il semplice fatto che non voleva passare in tv o in radio (verso la fine del pezzo, è stata anche inserita una bestemmia censurata, ma volutamente resa facilmente comprensibile). Salmo riesce a dimostrare che non c’è bisogno di promuovere album in maniera “tradizionale” per vendere o per far diventare un singolo disco d’oro.

Playlist è stato additato da molti come un album pop, scarico di quell’energia e di quella brutalità che fino ad Hellvisback sono state il suo marchio di fabbrica. Ma è realmente così? Un brano deve essere considerato “leggero” solo perché non ci sono quei bassi che bullizzano le orecchie di chi ascolta, o perché molte cose non vengono urlate? Potremmo cadere nel banale luogo comune che fa più rumore un albero che cade, rispetto ad una foresta che cresce.

Molti hanno visto la marchettata su Pornhub, la collaborazione con Netflix per Narcos: Messico con il singolo “SPARARE ALLA LUNA” (feat. Coez), l’esibizione fatta in Duomo a Milano vestito da senzatetto, lo spettacolo offerto ai Navigli allo scoccare della mezzanotte dell’uscita dell’album, come un grande ammasso di dinamite con una miccia cortissima. Ma se l’album si ascolta più e più volte, ci si accorge di aspetti e forme che al primo ascolto non riescono ad arrivare. Cosa che dovrebbe avvenire sempre, e qui i difetti dello streaming: avere la possibilità di ascoltare tanti brani con un semplice tocco, porta dietro di sé un ascolto superficiale e per nulla assimilativo.

Ma l’opinione generale su questo album è cambiata, e lo dimostrano i successi ottenuti e il riscontro visibile con il pubblico durante i live. Salmo è un artista che non ha mai avuto problemi nel dire cosa pensasse, né tantomeno nel modo con cui esporre questi propri pensieri, spesso riguardanti politica e fatti di cronaca.

La domanda da porsi è sempre: «Serviva all’Italia questo nuovo disco di Salmo?». La risposta è sì.

salmo

Playlist è uscito il 9 novembre per Sony Music.

 

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