Spring Attitude 2018 | In Italia si può

spring attitude 2018

Prima edizione da vero grande festival. Lo Spring Attitude mantiene le sue radici e decide di espandersi valorizzando artisti del panorama italiano: dalle figure che dominano la scena ai nuovi talenti pronti a sbocciare.

Cosa è successo venerdì e sabato all’ex dogana? La pioggia ha fatto scivolare via la credenza che questo festival sia per pochi intimi, per una cerchia ristretta che vuole indagare l’uomo ed il suo rapporto col futuro, partendo dall’elettronica. Due giorni in cui la musica era la padrona, a differenza della serata di giovedì 4 in cui le arti visive hanno catturato l’occhio dello spettatore, illuminando il Mattatoio di Testaccio.

Tre palchi molto diversi tra loro, ognuno con una caratteristica specifica e con delle interessanti proposte; una diversificazione che ha permesso di avere all’interno dello stesso spazio tre ambienti sonori particolari e con un pubblico vario e variopinto. Ma andiamo con ordine…

Dopo un bell’acquazzone, il gruppo che più volevo sentire (Tshegue) non ha suonato. Ottimo. Vado a consolarmi con Maiole, che offre un buon sound ma la voce attufata non mi fa comprendere bene i testi, che sembrano parlare di figure femminili. Ci pensano gli Ariwo a tirarmi su. Davvero, dal basso..il festival è iniziato. Grande forza e potenza espressiva, un rituale magico ottimale per iniziare al meglio la serata, che subito si scalda. I loop cristallini del producer iraniano creano la base per far danzare il batterista ed il percussionista cubani in maniera impeccabile in un gioco ritmico ipnotico, impreziosito dalle note esotiche della tromba. Una musica trascinante, che mi impediva di smettere di battere i piedi per terra; lava che sorge e cresce dal terreno. Sorprendente.

Sorprendente invece non è stato Frah Quintale: mi sposto nuovamente all’ Italian Attitude Stage e ciò che vedo è una calca impressionante. La sala è piena soprattutto di ragazze che hanno provveduto a consolidare in tempo reale tutti i testi del cantante, facendoli entrare prepotentemente nelle mie orecchie a distanza ravvicinata. Consolidare è proprio la parola che riassume il concetto di ciò che ormai è l’ Itpop. Come suggerisce Quintale (a suon di sigarette, pizza ordinata, “Cercavo solo di non annoiarmi”, “Non vedo più l’arcobaleno ma solo il fumo delle fabbriche”) ciò che caratterizza il nostro tempo è una situazione di insoddisfazione, noia, scarsa volontà, leggero malessere quotidiano. Ci identifichiamo in tutto ciò e i brani di questo decennio consolidano questa realtà, rendendola sempre più vera e solida. Ciò non vuol dire che una volontà ed una speranza non ci siano. Lui stesso canta “Voglio sentirmi più leggero, un giorno voleremo per davvero”. La luce c’è. Seguiamola.

A seguirla ci pensano una delle rivelazioni di questi ultimi mesi: Nu Guinea. Dalle storie di Instagram sul concerto del cantante si passa alle mani in aria per il concerto della band napoletana. Esplosivi e solari sin dal primo minuto, divertimento ed entusiasmo che fanno tremare ed ondeggiare i corpi degli spettatori. La leggerezza tanto ambita da Quintale è implicita nella musica del gruppo partenopeo, che anche dopo il live si dimostra amichevole e alla mano con i tanti fan, ai quali regala tanti sorrisi.

Sorriso. Ecco cosa è mancato nel concerto di Myss Keta sabato, personaggio enigmatico che sicuramente incuriosisce ed intriga. Un concerto a sfondo sessuale, con messaggi purtroppo crudi e attuali. La diva mascherata afferma che il mondo fa schifo e ciò che è drammatico è che si limita consolidare questa posizione, aiutata da un’energia davvero forte. Un grande carattere ed una spinta rabbiosa davvero potente, con delle basi aggressive e trascinanti impeccabili. Anche lei lancia dei timidi accenni di volontà trasformatrice (“Cerco una cura per lo stress”) che però restano confusi e sopiti al di sotto della sua maschera, di un personaggio che il sorriso non ce l’ha.

La bionda trasgressiva è stata preceduta dagli attesissimi Casino Royale (prima di loro la psichedelia spaziale degli Odeon e l’immancabile coinvolgimento dell’esuberante Bruno Belissimo) e successivamente ha suonato Populous, ormai un’icona dell’elettronica italiana tesa al ritmo e al divertimento grazie ad una Cumbia di classe con mallet sopraffini e un ottimo groove.

Non solo Myss Keta come personaggio femminile del festival: spostandosi verso lo Spring Attitude Stage notiamo altre proposte interessanti. Ad aprire ci ha pensato l’austriaca Mavi Phoenix, con un urban pop dalle basi decise ed avvolgenti. Seconda a salire è stata Laurel Halo: un inizio timido che poi è sfociato in una grande espressività. Decide di fare sul serio e con una grandiosa ritmica e dei suoni raffinati dimostra di essere una donna con le palle, dolce ma anche determinata e forte. A chiudere ci ha pensato la coreana Peggy Gou, che ha trasformato l’ex dogana in una bolgia impazzita.

Vero re di quel palco è stato però Lorenzo Senni (grande nome dell’elettronica nostrana già citato da Indian Wells in questa nostra intervista). Pare non sappia che cosa sia la cassa in quattro, spezza e divide la mente e il corpo del pubblico grazie a ritmi complicati ed ossessivi e drops allucinanti e ardenti. Volevo ballare ma non sapevo come, sembravo in preda alle convulsioni, a qualcosa più grande di me, qualcosa che stava per arrivare e che quando finalmente giungeva non si completava mai del tutto. Energia? Frenesia? Delirio? Potenza? Lo suggeriva la sua felpa da runner, lo suggeriva la mia giacca viola, lo suggerivano tutti coloro che vestono abiti più o meno adatti allo sport: vogliamo correre. Ma sappiamo dove andare?

Dove stiamo andando? Qual è il futuro dell’uomo? Queste e altre sono delle questioni che ho posto prima del concerto ad un astro nascente dell’elettronica italiana: Yakamoto Kotzuga. Anche se non si direbbe dal nome il producer viene da Venezia e, accompagnato dei visual di Furio Ganz (che ha illustrato anche Populous), è stato uno dei protagonisti del 270° Experience. La sua storia inizia con una visione della musica più rilassata ed edonista, per poi passare ad una più ampia consapevolezza della realtà e dei vari aspetti di noi stessi. Si rivela dunque qualcosa di più inquieto il suo nuovo album, con più attenzione alla voce (strumento molto espressivo e versatile) e con delle note di “malinconia cosmica”. Riesce dunque ad eccitare il pubblico con una grande performance e a rendere omaggio alla sala più caratteristica e sperimentale del festival.

Ad incantare quel palco è stato Max Cooper, eroe della manifestazione. Intro poetico e accordi finalmente speranzosi, uniti a dei visual maestosi. Una musica per chi vuole piangere ma ha ormai finito le lacrime e si mette semplicemente ad osservare, ad ascoltare. Ad aprire le braccia e ad accogliere gli ambienti sonori del musicista, che vanno avanti e si evolvono con cambi atmosferici ben studiati e adeguati, il tutto avvolto in un abbraccio di immagini incantevole.

Cosa è successo dunque venerdì e sabato all’ex dogana? È successo che abbiamo assistito ad un mix eterogeneo di culture, valori e stili in una cornice di grande esplorazione e modernità. Non solo elettronica, non solo beat per far sudare le anime dei presenti, non solo ciò che l’Italia discografica propone, non solo immagini su uno schermo. Tutto questo. E tutto nello stesso spazio, indice del fatto che in Italia si può organizzare qualcosa che vada aldilà del semplice concerto e che si riesca a far sbocciare come un fiore in primavera (anche ad Ottobre) talenti del panorama nazionale (e non) che hanno l’indole di sperimentare e andare oltre determinati preconcetti. Tutto nello stesso spazio. Attendo il momento in cui si possa dire “tutto sullo stesso palco”. Intanto in bocca al lupo allo Spring Attitude Festival per la decima edizione del prossimo anno!

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