The Notwist @Monk 06/04/2017

Il trio tedesco torna a Roma per un quasi sold-out che galleggia tra suoni  krautrock, psych, post-kraut, minimal electro-pop, fino al noise

La musica dei fratelli Archer, che sul palco con Mecki Messerschmidt diventano i The Notwist, non è una novità per la scena capitolina. Nel corso degli anni, a partire dalla svolta più elettronica del 2002 con Neon Golden, i The Notwist, gli alfieri della “nuova” ondata krautrock, hanno più volte calcato i palchi di Roma anche con la moltitudine di progetti paralleli, a dimostrazione dell’eclettismo, del talento e della mai doma ispirazione che ha caratterizzato la band.

La formazione tedesca, infatti, vanta una carriera longeva più che mai, ben 27 anni di, che quest’anno è  in tour sull’onda della loro prima release completamente live, Superheroes, Goldvillain & Stuff registrato a Lipsia, nel 2015, durante il secondo di tre concerti sold-out.

Vicino al sold-out è anche il Monk di Roma, pubblico in trepidazione e soprattutto omogeneo nell’età, tra i 20 e i 60, prova che il gruppo ha da sempre riscosso successi fin dalle prime pubblicazioni che li vedevano sgomitare nel punk, nel grunge e nell’hardcore (non è un caso che l’album live sia edito SUB POP negli USA, ndr.).

Si parte con “Signals” agganciata a “Come In”, per un preludio morbido e d’atmosfera, infilano poi una serie di brani in crescendo di sonorità ed influenze dove i tappeti lasciano spazio alla psichedelia e poi all’elettronica più classica, soprattutto in “Into another tune” , singolo dell’album The Messier Objects del 2015, il più Kraftwerk della produzione. Dal post-kraut all’elettronica minimal fino al noise, arriviamo a “Puzzle“, dove le chitarre ruggiscono acide e spezzano a metà la scaletta come un fulmine a ciel sereno. Momento apprezzatissimo.

Prima di lasciare il palco, i The Notwist si lanciano in una versione di “Pilot” molto a ruota libera: uno dei punti di forza live della band è la grande cura degli arrangiamenti dei pezzi, oltre che dei suoni, anche durante le improvvisazione dal vivo, dove portano i brani fuori dagli schemi in un unico flusso dinamico che collega con un filo rosso tutta la scaletta. Qui raggiungono picchi molto alti e portano il pubblico a ballare in territori trance inusuali. Sembra veramente di assistere ad un altro concerto rispetto a 10 minuti prima.

Escono e rientrano velocemente per l’encore che è veramente la corona d’alloro di un live entusiasmante: “Pick up the phone”, “Gravity” e “Consequence” i maggiori successi dei  The Notwist, vengono proposti in maniera molto classica e il pubblico accenna addirittura dei cori. Il post rock prende il sopravvento, echi di Sigur Ros.
Con “ Gone gone gone” , appunto, ce ne andiamo tutti a casa soddisfatti, ancora ipnotizzati.

Pur apprezzando l’estrema qualità del concerto e della band, rinomata per le esibizioni live, l’unico appunto che posso fare è non aver pescato qualcosa in più dalle precedenti produzioni, più aggressive, o di non aver insistito sui momenti più dinamici dei pezzi electro, per rendere l’atmosfera più coinvolgente e divertente, e sciogliere quell’impostazione “tra le righe” che trasmette la band dal palco, statica forse per necessità.

Setlist:

Signals
Come In
Kong
Boneless
Into Another Tune
Trashing Days
This Room
Puzzle
The Devil, You + Me
Run Run Run
One With the Freaks
Pilot

Encore:
Pick Up the Phone
Gravity
Consequence
Gone Gone Gone

 

Foto di Luisa Ricci

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