Lo Stato Sociale | Amore, Lavoro e Altri Miti da Sfatare

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È arrivato il disco della “consacrazione” per uno dei gruppi più discussi degli ultimi anni, in procinto di fare un clamoroso sold-out al Forum di Assago. Ecco cosa ne pensiamo.

Quando nel 2012 il primo disco de Lo Stato Sociale Turisti della Democrazia uscì letteralmente col botto, non riuscivo a spiegarmi il fenomeno: come poteva quello che di fatto era un album di monologhi a sfondo politico su basi elettro-pop essere messo sullo stesso piano di canzoni che ascoltiamo tutti i giorni per emozionarci nel bene o nel male in macchina, sull’autobus, in palestra o chi per loro?

Mi hanno insegnato però che sui gusti si può discutere poco e, capitatomi successivamente di ascoltare il gruppo bolognese in concerto (correva il 2014 e il secondo disco L’Italia Peggiore era già fuori), mi sono ritrovato a dover ammettere che effettivamente in quel contesto c’era un senso alla loro “arte”: i testi, seppur vagamente qualunquisti, erano tutto sommato divertenti e in uno spettacolo fortemente tendente al teatro-canzone acquisivano più risalto, intervallati da ritornelli piacioni su cui si ballava facilmente e anche volentieri.

Ecco che quindi nel 2017 Lo Stato Sociale annuncia una data al Forum di Assago e all’improvviso il loro terzo LP Amore, Lavoro e Altri Miti da Sfatare diventa uno dei più attesi di inizio anno. Il disco è uscito il 10 Marzo, anticipato dai singoli “Amarsi Male”, “Vorrei Essere Una Canzone”, “Buona Sfortuna” e dalle dichiarazioni del gruppo, che lo ha definito “il disco della maturità” nonché quello più “ragionato”.

Dopo diversi ascolti, non posso non fare un’osservazione preliminare: viviamo in un’epoca in cui a furia di giocare a chi è il più alternativo di tutti si è arrivati piano piano ad invertire, per dirla in modo superficiale, sonorità “rock” con altre più “pop”, per cui artisti come I Cani, Calcutta e Thegiornalisti ci insegnano che più dichiarerai di volerti vendere e più effettivamente venderai – salvo che poi i tre suddetti hanno rilasciato rispettivamente tre lavori sicuramente polarizzanti ma altrettanto solidi, accomunati dal fatto di non essere così tanto “pop” come i realizzatori avevano voluto a tutti i costi declamare, ma di esserlo sicuramente diventati.

Amore, Lavoro e Altri Miti da Sfatare è un disco figlio di questo fenomeno, purtroppo però lontanissimo dal funzionare. Del resto quando avverti che comincia a prendersi sul serio un gruppo i cui elementi non hanno mai mancato di affermare che non sono mai stati veri e propri musicisti, le cose non possono che andare male. Se per loro dare letteralmente voce a ogni membro e spaziare tranquillamente da un genere a un altro (dove comunque il “pop” delle belle melodie fa da filo conduttore) è il tripudio della collettività alla base del progetto, per noi quello che esce fuori è solo un’accozzaglia dettata forse da una leggera megalomania.

Si parte male ma non malissimo, con “Sessanta Milioni di Partiti” che sembra voler essere una canzone di transizione tra il vecchio e il nuovo, ma che probabilmente sarebbe stato un bel pezzo se cantato in metrica e da un bel timbro vocale. “Amarsi Male” invece ci introduce a quella che è la formula più ricorrente di questo disco, ovvero quella della canzone d’amore radiofonica che prova a essere brillante ma di cui, alla fine della fiera, nessuno sentiva il bisogno. In questo senso “Buona Sfortuna” è un pezzo sull’orlo dell’imbarazzante (video a parte, quello fa ridere), degno di un disco dei Gem Boy venuto male, mentre con “Niente di Speciale” si fanno dei passi in avanti perlomeno a livello di intensità lirica, ma il brano risulta piatto. “Vorrei Essere Una Canzone” è stata presentata da Lodo Guenzi come il brano in cui ha messo “tutto”, è chiaramente intesa per essere la ballatona che chiude il disco su di un picco, ma la verità è che si struttura su un’ottima produzione e su una metafora che per la fine del pezzo è ben più che ridondante.

Salviamo “Eri Più Bella Come Ipotesi”, un brano indie pop ben riuscito, e “Mai Stati Meglio” e “Nasci Rock Star, Muori Giudice ad un Talent”, se non altro perché reminiscenti dello Stato Sociale per come eravamo abituati a conoscerli.

Quello che è certo è che, nostro malgrado, “Lodo”, “Checco”, “Albi”, “Carota” e “Cazzola” riempiranno il forum di Assago, venderanno un sacco di dischi e sentiremo parlare di loro ancora per molto, perché la legge dell’hype è spietata e inesorabile, e Lo Stato Sociale è ben avviato su una strada in salita dalla quale sembra ormai difficile riscendere, per motivi che riguardano tutto meno che la loro musica.

Se però quello a cui dobbiamo abituarci sono gruppi che ci rifilano versi come «Vorrei che … nella pioggia un’auto near schizzi la tua gonna corta / che passavo più tempo con le mani perse là sotto / piuttosto che attaccate al volante di un’auto nera / la mia auto nera» l’impressione è che i “miti da sfatare” siano davvero “altri”.

2 Comments

  • L’ultimo album dei tre giornalisti è inesistente, Calcutta una noia mortale e i cani non li ascolto più… Quello dello stato sociale è un album bellissimo con dei testi che è un piacere ascoltare e come per Motta e Daniele Celona sono certa che questi ragazzi belli e bravi sfonderanno ho un grandissimo istinto per queste cose… cavolo che recensione la tua non
    mi è piaciuta neanche un po’… peccato speravo di leggere qualcosa di sensato…

  • L’ultimo album dei thegiornalisti è inesistente, Calcutta una noia mortale e i Cani non li ascolto più… Quello dello stato sociale è un album bellissimo con dei testi che è un piacere ascoltare e come per Motta e Daniele Celona sono certa che questi ragazzi belli e bravi sfonderanno ho un grandissimo istinto per queste cose… cavolo che recensione la tua non
    mi è piaciuta neanche un po’… peccato speravo di leggere qualcosa di sensato…

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