L’ultimo live di Giancane (dicono) @Town Park Fest 27/05/2017

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Siamo stati all’ultimo concerto di Giancane, il cantautore di cui si parla troppo poco

Sebbene sembri altamente impopolare non parlare di LIBERATO o dello Spring Attitude durante questo “weekindiend” pieno di sorprese, concerti e novità, trovo anche giusto scrivere due parole sul concerto di Giancane di venerdì sera al Town Park Fest presso il Villaggio Globale. 

Sì, perché di Giancane, vuoi o non vuoi, si parla sempre poco nelle “piattaforme” dell’indie italiano (compresa questa); perlomeno, se ne parla meno di quanto non meriti. Ecco che con un colpo da maestro il buon Giancarlo Barbati annuncia il suo “ultimo” concerto; l’ultimo di questa tornata, di questo – lungo – periodo che partendo da Carne a Una vita al top (Uvat per i superfan) fino a Una vita al top – deluxe (un degno compendio dei primi due) ha reso celebri canzoni come “Vecchi di merda”, “Hogan blu” o “La stessa estate”. 

Per chi non avesse idea di cosa io stia parlando (ma chi? vabbè), quando ho “rippato” Carne su iTunes sotto la casella “Genere” compariva “Punk”; la volta di UVAT, invece, Pop. Vogliamo proprio dare una definizione alla musica di Giancane? Sicuramente c’è del pop, c’è del punk, c’è country e, che lui mi maledica, c’è anche un po’ di indie. Oserei quasi dire che è l’unico progetto indie con grande risonanza a non aver perso il contatto col pubblico, o meglio, che non è cambiato (sia nella forma che nei contenuti) dopo il successo. Certo, non parliamo di qualcuno che riempie i palasport, ma che ce ne frega? A lui, sicuramente, non molto; a noi ancora meno.

Insomma, passati gli anni di ribellione e scoperta di questa città, solo la promessa di sentire Giancane per l’ultima volta (fino – almeno – a novembre) poteva portarmi al Villaggio Globale, durante il Town Park Fest con Borghetta Stile. Mille banchetti, mille magliette, mille adesivi (compresi i vari VTTNFFNCL e UVAT, appunto) e tanta (tanta) gente. 

Arrivo e Giancarlo è già sul palco, con tutta la band: a partire dall’inseparabile Alessio Lucchesi (già Electric Superfuzz e Cesare Cremonini de’ noantri) alla chitarra, cori e, occasionalmente, al basso, proseguendo con Claudio Gatta (Bamboo, Sadside project) alla batteria, Guglielmo Nodari alla tastiera, per finire con Alessandro Marinelli (già con Giancane nel Muro del Canto) al basso e alla fisarmonica (è lui a lanciare l’arcinoto riff di “Hogan Blu”). Arrivo pian piano al parterre sulle note de “L’amour toujours” e comincia il concerto tra inediti e vecchi inni suonati per l’”ultima” volta.
Rivedo la forza di questo artista che prende in giro, si prende in giro e, soprattutto, diverte. La gente poga sotto palco alzando un polverone un po’ retrò, cantando i ritornelli semplici e cantabilissimi che lo contraddistinguono (il pubblico canta perfino gli inediti dal secondo ritornello), che rendono “inni” dei pezzi tutt’altro che scontati, tutt’altro che “semplici”.
In effetti Giancane conferma quello che sostiene di se stesso «Ciao sono Giancane/e non sono un cantautore di merda»: in effetti non lo è.
Non è il “solito” cantautore distrutto-dalla-vita, finto-intellettuale, radical-chic; nè il cantautore che vuole andare un po’ controcorrente, senza, di fatto, farlo mai. No, Giancane è un cantautore che analizza e dissacra tutto un mondo di cui NON fa parte: l’inedito “Limone” (Con gli anni 80 avete rotto il cazzo/che poi hanno rotto il cazzo già dagli anni 80) viene dedicato a Tommaso Paradiso, idolo assoluto di una musica che, semplicemente, non è, mentre in “Non sono ricco”, sempre inedito, ce n’è per POP X, altro idolo delle folle del duemiladiciassette. Insomma, l’ennesimo hater che se la prende con tutto il sistema che è lo stesso sistema in cui sguazza? Niente affatto, Giancane in quel sistema non ci sta, e se i suoi “fan” passano dal suo concerto a quello dei TheGiornalisti non è importante, l’hater non è lui. Lui diverte (e si diverte) prendendoci un po’ in giro.
Tra  ospiti (Emanuele Galoni, Alessandro Pieravanti) e inediti (tre: “Limone”, “Non sono ricco”, “Odio i bambini”), il concerto fila liscio fino al gran finale (“Vecchi di merda”, “La stessa estate”). Che dire? Aspettiamo con ansia novità da questo cantautore-non-di-merda che ha una realtà tutta sua e uno sguardo personalissimo e pungente che lo rende difficile da raccontare, ma non per questo non degno di essere menzionato tra le realtà più rilevanti di questi ultimi anni.

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