Per ora noi la chiameremo maturità – M+A, “These Days”

M+A

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Crescere – a volte – fa bene. Passare dal caleidoscopio al cannocchiale, inquadrare meglio ciò che si vuole e che si sa fare, definire i dettagli e migliorare al tempo stesso la cornice di riferimento. L’hanno fatto gli M+A, reduci dall’esordio, grezzo ma scintillante, di Things.Yes (2011) e dalla parentesi Remixes.Yes, EP di remix-omaggi ad artisti come Nedry, Polinski e altri, in realtà un’occasione per fotografare la propria evoluzione (ascoltare la cover di Paper Planes di M.I.A. per intenderci). Il duo di origine riminese, formato da Michele Ducci e Alessandro Degli Angioli, si ripresenta con il secondo episodio sulla lunga distanza, These Days, sempre per la londinese Monotreme Records.
Quello che prima era un flusso di frammenti eccentrici, schegge di canzoni accattivanti ma estemporanee, ora si è raffinato in un pop eclettico, che può permettersi di includere varie influenze proprio perché sa dove andare a parare. Lo dimostra l’uso delle voci, già uno dei punti di forza del gruppo, qui in grado di miscelare i suoi tipici controcanti in falsetto a un’inedita patina soul nelle parti soliste di Ducci. Il grammelot di Things.Yes si è trasformato in un inglese intelligibile, che si affida ancora alle ripetizioni e ai giochi fonetici ma non ha paura di aprirsi a veri e propri ritornelli cantabili, come in Slow e Midnight Radio. Ad arricchire la tavolozza sonora anche il featuring del rapper canadese Emay, essenziale nella costruzione di un singolo riempipista come When, rilasciato a giugno come antipasto dell’opera seconda.
Al binomio Royksopp – Kings of Convenience, numi tutelari del primo disco ed evocati in De-light, ora si affianca il Beck di Mellow Gold, ispirazione dichiarata in B Song, a metà fra scratch e cori beatlesiani. Ma anche i Phoenix in Down the West Side, i Jamiroquai in alcune atmosfere e gli episodi più delicati dei Motel Connection in Game e Midnight Radio, grazie anche alla somiglianza fra la vocalità di Ducci e quella di Samuel. Si respira un gusto retrò affine ai Daft Punk di Random Access Memories in Practical Friday e Freetown Solo, impreziosite da chitarrine funky, archi Seventies e clapping d’ordinanza.
A orchestrare e incanalare i vari input ci sono però sempre gli M+A. Lo dimostra L.E.M.O.N., il culmine del disco, non a caso posizionata nella sua parte centrale. Vocalizzi gospel iniziali, ritmiche soffici guidate dalla batteria jazz di Marco Frattini (unico strumentista ospite), il piano elettrico ad accarezzare e il sussurro della voce solista che si fa mantra catartico. Altro pezzo da novanta è New York There, sorta di ideale risposta alla Empire State of Mind di Alicia Keys e Jay-Z, e interessante impasto di hip-hop e atmosfere franco-nordiche, potenzialmente un altro singolo.
Alla qualità del lavoro, ampiamente sopra la media, fa difetto soltanto la ripetizione a tratti di soluzioni di arrangiamento analoghe, vedi le dinamiche di pianoforte in When e Down the West Side. Album compatto nonostante la genesi movimentata, composto in un poco più di un anno fra Londra, Bologna e Bergen,  mixato e masterizzato da Andrea Suriani all’Alpha Dept bolognese, (menzione non casuale, vista l’importanza del lavoro sui suoni in un disco del genere), è la riprova del talento e della consapevolezza degli M+A. Al momento, uno dei migliori progetti italiani, loro che (musicalmente) italiani non sembrano.

Gianluca Marchionne

M+AAutore: M+A
Titolo: These Days
Etichetta: Monotreme Records

TRACKLIST
1 – When
2 – B Song
3 – Down the West Side
4 – Freetown solo
5 – Game
6 – New York There
7 – L.E.M.O.N.
8 – Practical Friday
9 – De-light
10 – Slow
11 – Midnight Radio

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