MANIFESTO @Monk 10-11/03/2017

MANIFESTO: La tradizione incontra la contemporaneità

Il Monk di Roma ha ospitato il 10 e l’11 marzo scorsi la seconda edizione di un festival coraggioso: il “Manifesto We are the music makers”.

E’ un festival coraggioso nonostante la sua giovanissima età anagrafica – ma dietro al tutto ci sono persone abituate a pensare in modo non allineato – perché non punta sui soliti-nomi-grossi da sold out assicurato, bensì a far salire sul palco artisti che condividono una visione della musica ben precisa, quella dei suoni tradizionali che abbracciano la contemporaneità: oltre il folk; oltre l’elettronica.

Se la prima edizione era stata una vetrina di eccellenze italiane, quella del 2017 è stata una festa internazionale che ha visto all’opera produttori provenienti da America, Argentina, Francia, Italia e Perù all’insegna di una libertà ritmica totale o, meglio, guidata da quella moderna visione – che tanto amiamo – che non vede barriere tra generi ma opportunità di ricerca sonora.

Arriviamo al Monk Club il venerdì sera mentre il genovese Filoq sta già attirando l’attenzione dei presenti con un downtempo speziato di ritmi africani che si irrobustisce sempre più con il passare del tempo, fino all’arrivo di Barrio Lindo. Il produttore di origini argentine trapiantato a Berlino, alza i bpm e scatena la danza. Il suo set di elettronica tribale che guarda all’Africa e all’India – condotto con gusto e ottima capacità tecnica – riesce a scuotere anche i romani più pigri (quelli che se non è mezzanotte non entrano nel locale ma rimangono a sorseggiare birre fuori). Scatta la mezzanotte e sul palco grande si presenta Clap! Clap! con la sua band (due batteristi e un bassista). C’è solo un termine per definire la sua esibizione: energia!

Cristiano Crisci già quando è solo dietro le macchine riesce a coinvolgere con la sua elettronica che miscela hip hop, footwork e UK bass con campionamenti provenienti da ovunque vi sia tradizione; in versione quartetto dal vivo è ancora più ammaliante. Un’ora e mezza senza momenti di calo, tantissimo sudore e ritmo che trasfigura i primi due album lunghi Tayi Bebba del 2014 e il recentissimo A Thousand Skies in un labirinto estatico che ricorderemo per molto tempo. E’ così in forma Cristiano che consigliamo di assistere ad una sua esibizione in giro per l’Italia; il tour è appena iniziato. Prende quindi le redini della serata un’affabile Com Truise (si è goduto la festa stando in mezzo al pubblico, assistendo a tutti i set) che dà una dimostrazione di stile con il suo incedere tra sinth-pop, electro e IDM da primo della classe. Forse il suo set poteva essere anticipato rispetto a quello di Clap! Clap! (il più vigoroso del venerdì), ma ci siamo accontentati di farci affascinare dall’amore di Seth Haley questo il suo nome di battesimo per i suoi suoni anni ’80. E’ stato il primo a riportare in auge questo suono ben prima dei vari Drive, Stranger Things e film/serie che hanno fatto del revival musicale a là John Carpenter la loro fortuna. Chiude il set notturno di Andrea Esu: una garanzia!

Ad aprire il sabato c’è un Manifesto politico, quello degli Spartiti ovvero il duo Max Collini (Offlaga Disco Pax) e Jukka Reverberi (Giardini di Mirò) che presentano il recente EP Servizio D’Ordine, seguito del debutto del 2016 Austerità. La politica diventa racconto soggettivo ma anche “cosmico” (tocca tutti, anche chi per questioni anagrafiche non è vissuto negli anni ‘70-‘80); le parole di Max Collini emozionano con il loro scanzonato rimpianto di un socialismo perfetto mai esistito se non nella testa e nel cuore di giovani militanti “bellissimi e intelligentissimi”. Le basi a cura di Jukka sono minimali, elettroniche ed elettroacustiche e favoriscono un’immersione totale nella narrativa. Seduti su comode poltroncine sarà lo spettacolo più intenso del sabato. Il cambio palco vede quindi protagonista la Chansonnier francese Cleo. T e band. Bellissimo gioco di luci-ombre per una sostanza musicale un po’ monocorde; la sua voce non convince appieno e seppur il congegno art-pop abbia tutti i crismi per essere efficace con inserti elettronici non banali ci dà l’impressione di un progetto con potenzialità non ancora del tutto espresse. Ash Koosha non è presente a Roma; è stato bloccato al confine italiano e quindi tocca ai Dengue Dengue Dengue non far sentire la mancanza del produttore e multistrumentista iraniano di casa Ninja Tune. I due talenti mascherati ci riescono eccome: la loro psichedelia dilatata fatta di battiti elettronici e voci mistiche che si rincorrono in una geografia dai contorni sfumatissimi (dal Perù attorno al globo). E’ una trance che durerà per più di due ore davanti a proiezioni magnetiche che giocano su forme e colori che vengono distorte a tempo di musica. Chiude il dj set cosmic-house di Innerflow.

All’uscita vediamo sorrisi ovunque; arrivederci all’anno prossimo, caro Manifesto Festival!

 

Foto di Luisa Ricci

 

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