Marcello e il mio amico Tommaso | Un amore

Uno spaccato di vita quotidiana. La romanità. La disillusione, tanta, forse troppa.
Una band, un disco, la dolcezza ma anche tanta tristezza.

Un ritorno davvero speciale.

Marcello Newman, ex chitarrista dei Jacqueries, uno dei primi gruppi della “scena Romana” che abbia veramente apprezzato (conservo ancora il biglietto del loro concerto al Circolo degli Artisti – lacrime), al suo secondo disco con questa nuova formazione che comprende l’amico Tommaso Venanzi, Gianlorenzo Nardi, Adelaide Albinati, Giorgio Ruzziconi e Lorenzo Autorino, dopo il disco di debutto Nudità, passato forse un po’ troppo in sordina.

L’uscita del disco è stata anticipata da due singoli. Il primo “Una domenica al mese”, parte forte con un riff alla Sonic Youth, per poi affievolirsi nella strofa con un bellissimo l’organo. Il ritornello alla Prozac+, è un’ottima commistione di strumenti diversi, infatti gli archi conferiscono al sound un sapore agrodolce, ed il fatto che siano presenti per la maggiore nelle parti più “forti”, sembra quasi voler stemperare i toni, cosa che reputo alquanto originale e forse anche geniale. Il video riprende questa ragazza col viso dolce nella sua rilassata quotidianità, scene che abbiamo vissuto anche noi (le Peroni da 66 sono un must della nostra vita Romana).

Il secondo singolo, “Neko Case”, è un inno in omaggio alla cantautrice indie country americana: «Salvami anche questa volta Niko Case, senza l’amore non so più, salvami tu». La tristezza che regna sovrana, così come la voce di Adelaide, viene vista dalla band quasi come un punto di arrivo «Posso vivere solo in canzoni tristi». Anche qui sintetizzatori si intrecciano ad una sezione ritmica sincopata e gli archi accompagnano il tutto in maniera quasi celestiale.

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La voce di Marcello è sicuramente molto particolare, a tratti irritante e fastidiosa, forse volutamente forse no. Passa però, davvero in secondo piano, perché più che cantare lui racconta storie di una sconcertante verità che ci devasta dall’interno, ed è bravissimo nel farlo; ci mette dinanzi a noi stessi e alle nostre misere esistenze, come in“2009 (un sogno)” che è la perfetta sintesi di tutto questo: una canzone triste che cerca di lanciare un messaggio ma soprattutto una sensazione di disagio e di fastidio, e ci riesce benissimo. «Lo sai se dormo con te, mi giro dall’altra parte. Ma non capisco perché mi percepisci come molto distante. Stiamo senza mutande, parliamo a rallentatore, sembriamo caricature dell’espressione ‘fare l’amore’». Racconta un sogno che prima o poi tutti noi abbiamo avuto, misto ad una dose di banale quotidianità che prima o poi tutti abbiamo provato.

«Ma è la scoliosi amore» e soprattutto:

«È dal 2009 che aspetto questo momento, procurarti un orgasmo.»

In forma di filastrocca mette in gioco ed ironizza sulle “Frustrazioni” e i “Problemi” che colpiscono la generazione annoiata di noi ragazzi viziati del 2000, che non abbiamo mai avuto alcuna preoccupazione seria nella nostra vita e vediamo in “pseudocazzate” come questa, macigni ed ostacoli insormontabili.

Però al centro di Un amore c’è la voglia di spaccare tutto, di uscire dal guscio.

Le relazioni con le persone, la gente, l’umanità, questo è ciò che ci rende davvero felici.

Questo disco è un invito ad uscire di casa, ad alzarci dal nostro culo e mettersi in gioco, a vivere sul serio la nostra vita, a conoscere la gente, ubriacarci e soprattutto a non darci etichette, né al vino (“Non è il top”), né soprattutto alle persone.

Marcello e il mio amico Tommaso sono la significativa reazione di una generazione, che in forma di musica, esprime un disagio più o meno significativo.

“La sola coppietta del mondo” di Contessiana memoria, è un inno all’amore di questa generazione. Un amore che ci rende distanti e ci fa soffrire, che ci minimizza e al posto di farci sentire onnipotenti ed invincibili, ci rattrista e mette a nudo tutte le nostre paure e le nostre angosce, esistenziali o meno che siano, ma soprattutto è intriso di nostalgici ricordi di un passato che non tornerà. Un amore perduto per una persona che ci ha allontanato, e la nostra reazione è di totale abbandono. «Non studio più, dormo a rate, non voglio più niente di grande, soltanto te, piccolissima vita, tornare con te, per l’ultima volta.» Questa frase è appunto l’emblema di questa nostalgia totalizzante. Ma vuoi o non vuoi bisogna reagire a tutto questo, e come se non semplicemente provando a vivere.

Originalissimi e brillanti, soprattutto nella scelta dei suoni (ma d’altronde Marcello fin dai tempi dei Jacqueries è sempre stato un ottimo chitarrista e compositore), non vedo l’ora di poterli sentire dal vivo per riuscire a cogliere quella sinergia tra i vari elementi riscontrata durante l’ascolto del disco.

Tracklist:

  1. La luna
  2. Neko Case
  3. Non è il top
  4. Una domenica al mese
  5. La sola coppietta del mondo
  6. Nausicaa
  7. Tutti gli stessi
  8. 2009 (Un sogno)
  9. La prima canna
  10. La ferrovia

Noia dischi (2016)

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