Marco Dassi: First, Quake Me

Marco DassiStrano pensare che Marco Dassi sia appena al primo disco, dopo che in più di cinque anni di carriera è già passato attraverso una sensibile maturazione stilistica. Il segno più evidente di questa maturazione è l’arrivo ad un sound estremamente caldo e avvolgente, stratificato con gusto e senza eccedere in cascate di pad ed effettistica: si percepisce sempre cosa accade nella canzone ma non si avverte mai senso di vuoto. Senza dubbio apprezzabile, la ricerca di una personale congiunzione tra le grandi scuole elettroniche porta Dassi in un territorio per lo più ibrido – anni fa avremmo detto fra Detroit e Chicago, oggi tocca dire che alla techno, componente fondamentale dei suoi inizi, Dassi sovrascrive per ampi tratti una house “atemporale”, con i piedi nel presente ma senza timori nell’affrontare idee disco (che permettono al mix di coprire le frequenze con linee di basso intriganti). Credo non ci siano dubbi sul fatto che First, Quake Me parli molto chiaramente di chi Marco Dassi è e vuole essere a livello musicale. Una rappresentazione efficace, ma di cosa? La deriva house (che, a scanso di equivoci, pare assolutamente frutto dell’istinto creativo di Dassi) è intelligente da un punto di vista professionale, non c’è dubbio: è un sound che, in varie forme, ha dominato il mainstream per quasi quarant’anni. E non dimentichiamo un aspetto fondamentale di First, Quake Me: non nasce come musica da ascolto (se possa nonostante tutto esserlo è da stabilire), ma in favore di dancefloor. Da questo punto di vista, le idee house assumono ancora più senso e profondità, perché parliamo di un album che offre ad un dj un’ampia scelta di momenti, intensità, mood e sensazioni. E, se anche Ennio Morricone è sceso in campo per difendere la musica destinata ad un’occasione (sia essa un film, un dancefloor, un’installazione) contrapposta alla musica “pura”, il caso è facilmente chiuso. Lo riapriamo facilmente chiedendoci, come anticipato, in quale categoria ricada alla fine l’album di debutto di Marco Dassi: perché, se le sue virtù da dancefloor sono innegabili, qualche dubbio in più lo riserva l’ascolto “statico”. Ascolto che, come è piuttosto frequente in ambito elettronico, non cattura chi non è già dentro – cioè non offre una visione della house particolarmente attraente a chi già non la balla. Si percepisce, a tratti, questa tensione nell’album: la voglia di essere ascoltato, la consapevolezza di essere in pratica diretto più agli addetti ai lavori (altri dj, cioè) e al live – che non è un male, chiaramente, se non nel momento in cui l’ascolto risulta un po’ lento. Aggiungiamoci, per chiudere il discorso precedente, che puntare sulla house è sì intelligente, ma non offre ampie praterie da occupare creativamente. First, Quake Me uscirà fuori perché la qualità realizzativa è alta, ma non si può definire né innovativo né in grado di lasciare un segno profondo. Noi, intanto, balliamo.

F.F.

first, quake me 2Autore: Marco Dassi
Titolo: First, Quake Me
Etichetta: Hell Yeah Recordings

TRACKLIST 
1 – Be a light
2 – Les petites choses
3 – When she puts her hands around me
4 – Fleeting glances
5 – Breaking down
6 – Swedish love
7 – La chute de l’homme
8 – Slow norske
9 – Reloved
10 – The right side
11 – Acid purple weed
12 – Feel like flying
13 – Confabulous

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