Live report: Maria Antonietta @Blackout

maria antoniettaMa come? Sabato 30 novembre, Blackout. Non suonavano mica i Tre Allegri Ragazzi Morti? Sì, sì, c’erano. Pienone. Gran successo di pubblico. Tante maschere. Tutto bello. Però…però i Tre sono (per merito, chiaramente) talmente al centro della scena alternativa italiana, tra dischi e tour loro e un’etichetta che resta il punto di riferimento a livello nazionale per la discografia indipendente (Sugar a parte), talmente al centro che s’è già detto tutto e anche qualcosina in più. Dal momento che nella vita si cerca sempre di non essere quello che parla troppo, sui Tre mi immedesimo in Mara Maionchi e sparo un: bravi, cantato bene, tutto bene. Davvero, null’altro da dire.

Più interessante – da cui il titolo dell’articolo, che ignora le star dello show – l’apertura, affidata ad una Maria Antonietta solissima sul palco con una chitarra acustica. Ora, una delle grandi qualità – per quanto mi riguarda – della cantautrice (brrr) pesarese è quella di non lasciarmi mai con i pensieri chiari. Premessa doverosa: Maria Antonietta è la next big thing dell’alternative italiano. Ha decisamente qualcosa in più rispetto agli “altri”. Noi romani l’avevamo lasciata a quel fulminante live al Lanificio, in full band, dove si era messa a nudo musicalmente ed emotivamente. Interessante vedere cosa sia cambiato, dunque. Scopriamo una Maria Antonietta forte, che regge il palco da sola; fiduciosa di fronte ad una platea umana da conquistare (va detto che il pubblico dei TARM è particolarmente cortese, ma anche piuttosto chiacchierone); energica ed energetica quando suona, giustamente concentrata su se stessa ma sempre pronta a dare un pezzo di sé a chi è disposto a seguirla – uno sguardo, un sorriso magari casuale.

Dell’omonimo debutto si ricordano (e spiccano anche dal vivo) i momenti migliori: Questa è la mia festaCon gli occhiali da soleQuanto eri belloMaria Maddalena restano piccole gemme di cantautorato alternativo, lontanissime dai brondismi che solo Brondi può permettersi (e che tutti o quasi cercano di imitare). Al contrario, il linguaggio ipersemplificato di Maria Antonietta è una specie di postmodernismo punk, che fa ancora più impressione se parte da una ragazza così piccola su un palco così grande. E, se in alcuni casi avere una band dietro avrebbe donato energia ai pezzi, Saliva e Animali giovano enormemente del trattamento acustico – vale sempre la regola secondo cui se una canzone colpisce anche quando viene spogliata di tutto, è una bella canzone.

Certo, rimane labile il confine tra intrigante particolarità vocale e manierismo – come se Maria Antonietta fosse condannata a non piacersi per continuare a poter dire qualcosa a livello musicale; ma soprattutto cresce la voglia di scoprire come sarà il secondo disco di un’artista che cresce davanti al pubblico e sul palco dà il meglio di sé.

F.F.

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