Di Martino e Cammarata in “Un mondo raro” @Quirinetta 19/04/2017

La musica intima e il teatro di figura di Cammarata e Di Martino ridanno vita alla grandezza della rude voce del Messico: un omaggio a Chavela Vargas.

E’ ormai chiaro a tutti che il progetto Un mondo raro firmato da Fabrizio Cammarata e Antonio Di Martino, cantautori palermitani, è cosa ben riuscita.

Premetto che non è il classico live che ci si aspetterebbe dai due, ma qualcosa di molto più trascendentale. Questa è una di quelle sere in cui ho bisogno di respirare, quindi lascio fuori dalle porte del teatro tutte le solite parole che mi/ci circondano quotidianamente come scena romana, indie, mainstream, hype, ricercatezza dei suoni elettronici, major ecc,ecc., e mi faccio trasportare nella vita di questa donna e artista assurda, emblema di autenticità, passione, contraddizioni e magia sciamanica. Chavela è diventata il simbolo di un popolo (pur non essendo messicana di nascita) con la sua voce aggravata dal fumo e dai litri di tequila, il poncho rosso e gli amori più disparati verso lo stesso sesso (tra cui la storia con Frida Kahlo). Il suo spirito ribelle ma pacato, la sua trasgressività e l’amore per la libertà hanno fatto sì che in poco tempo fosse lei la terra stessa del Messico. A parte ciò, infatti, non si è mai saputo tantissimo riguardo la vita privata, (motivo in più per perdersi nei racconti che fanno uscire spontaneamente la lacrimuccia senza neanche sapere il perché) e, per conoscerli meglio , Fabrizio e Antonio, 2 anni fa hanno fatto un lungo viaggio a Ciudad de Mexico, incontrando le persone a lei più vicine (amici, musicisti e abitanti del posto).

Ho avuto modo di intervistare i due cantautori quest’estate in uno scenario incredibile durante l’Indiegeno Fest, per l’appunto in Sicilia, dove mi hanno raccontato la nascita e i retroscena del progetto che però fino a quel momento era stato solo inciso ma non ancora messo in commercio come album e romanzo. Li riascolto live dopo 8 mesi nella versione consolidata dal punto di vista teatrale che li sta portando in giro per l’italia e l’Europa, uscendone ancora più innamorata. Nello spettacolo non si limitano a fare i musicisti ma sono anche abilissimi burattinai e narratori e, ad affiancarli sul palco, ci sono appunto due burattini (opere dell’artista palermitano Igor Palminteri) ai quali cambiano la testa ed i vestiti trasformandoli, a seconda del personaggio di turno da raccontare, in Diego e Frida o Chavela e Frida o Chavela e qualche altro soggetto attivo della sua vita. E’ facile rimanere con gli occhi incollati al palco e le orecchie al suono delle loro voci o a quelle fuori campo (che intervengono a volte per inserire altri elementi nei racconti). Dietro di loro uno schermo sul quale appaiono i nomi delle città da lei vissute e le date; i racconti infatti partono dalla sua nascita, proseguendo per il 1952 passando per Cuba e per i salotti dell’alta borghesia dell’epoca che Chavela frequentava intrattenendo gli ospiti con la sua voce e innamorandosi puntualmente delle donne più belle, ricche e desiderate, oppure di donne non particolarmente belle ma talmente piene di luce da essere in grado di cambiare il mondo e arrivare al cuore di tutti. Da qui nascono in maniera bizzarra molte canzoni come Macorina, dedicata ad una prostituta cubana, la più bella e la più desiderata di tutta Cuba. Muovono alla perfezione i burattini, con grande naturalezza e torno bambina nei giardini e nei parchi pubblici di Palermo, quando ancora esistevano le marionette che puntualmente terminavano la scena prendendosi a schiaffi. Nei racconti ci sono continui riferimenti e similitudini tra Sicilia e Messico, come per esempio quelli legati alla festa dei morti (dia de los muertos in Messico). In entrambe le parti è tradizione durante questa festa apparecchiare l’assenza, quindi allestire la casa o altre parti della città per accogliere i morti che tornano. Si mangiano dolci, si ricevono lettere e regali dai morti stessi che fanno così sentire la loro presenza senza farla sembrare però una cosa macabra, anzi, i bambini siciliani aspettano con ansia questa festività quasi più del Natale. In Messico vengono costruiti dei piccoli altari con candele, fiori e frutta (ofrenda) a Palermo invece ci sono i ‘cannistri’, cioè cestini con altrettanti fiori, frutta fresca e dolci. E’ palese la costanza del filo conduttore tra i due continenti. Lo spettacolo si chiude con un regalo a Chavela e al suo Messico da parte di Cammarata e Di Martino che hanno tradotto in spagnolo la popolare canzone siciliana Vitti na crozza, e sembra quasi che la stiano ripagando per tutto ciò che lei, inconsapevolmente, ha donato loro. Dal canto mio, da fruitrice e amante di questo progetto, voglio ringraziare la loro grande capacità nel raccontare la Sicilia a chi non la conosce davvero, al di là dei soliti stereotipi di cannoli,arancini e gelosie vulcaniche e contemporaneamente la capacità di raccontare il Messico e il suo folklore portandoci dentro un mondo lontano e assolutamente raro, dove vorremmo trovarci all’istante.

 

Setlist:

Non tornerò

Pensami

Macorina

Croce di addio

Andiamo via

Un mondo raro

La llorona

Le cose semplici

Vitti na crozza (versione in spagnolo)

IMG_2004

 

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