Massimiliano Larocca: il nuovo disco è oggi.

cover laroccaLa canzone d’autore non ha mai troppi confini e troppe regole. Musica leggera la chiama qualcuno. Musica impegnata qualcun altro eretto a maestro. Massimiliano Larocca ha avuto un bel percorso, un riverbero interessante tra successi e collaborazioni, tra applausi di critica e quel bottino di pubblico sempre più legato ai contenuti e meno alle apparenze. E comunque i numeri sono sempre troppo pochi per gridare alla svolta. Ma questa è la storia di tutti…o quasi.

Soprattutto è la storia che pensa a cambiare le corde ad una chitarra
invece di badare al colore delle scarpe da portare in scena.

Massimiliano Larocca è di nuovo cantautore solista con un nuovo disco che ha intitolato “Qualcuno Stanotte”, e ce lo regala a distanza di anni. Alle spalle, qualche anno fa, un bel successo con il supergruppo Barnetti Bros firmato assieme a Massimo Bubola, Andrea Parodi e Jono Manson. Oggi forse è maturo il tempo di tornare da solo con se stessi e il proprio pubblico.

Dieci nuove canzoni e due rivisitazioni di piccole magie in musica che rapisce dalla produzione d’oltre oceano e ce le racconta in italiano, uscito lo scorso 28 Aprile per mano della label Brutture Moderne, etichetta che fa capo agli storici emiliani Sacri Cuori.

Per chi segue da anni Larocca direi che l’accostamento si rivela interessante ed inaspettato. Per chi conosce anche i Sacri Cuori direi che il tutto ha le premesse di un vero azzardo. Eppure ciò che ne esce è qualcosa che trova comodamente i suoi spazi e il risultato è un disco di quella canzone d’autore italiana con un imprevedibile sapore di vintage americano che non guasta mai. Però non affatto facile abituarsi agli accostamenti e alle soluzioni d’arrangiamento, forse troppo live o troppo “casuali” in alcuni tratti dell’opera. Non è affatto immediato il messaggio e il gusto che arriva da questo “nuovo” modo di fare musica di questo genere anche se nel tempo che corre siamo sempre più immersi in trasgressioni sonore e soluzioni “indie” che gridano all’innovazione (spesso finta e mal riuscita). E a tutto questo direi, che questa volta, ogni passaggio che incontro non è per niente scontato. Ulteriore difficoltà per chi è avvezzo al tutto e subito.

Larocca ci racconta la sua terra, la sua gente, la sua città e ovviamente i suoi amori. E non sembra avere la presunzione di raccontarlo al mondo intero ma arricchisce i testi di quelle metafore intime che sapranno arrivare dritte al cuore di chi gli sta davvero accanto. A tutti gli altri resta un bel foglio bianco su cui appuntare i pensieri e le figure che saranno certo ispirate. Piena maturità stilistica che lotta contro le regole del momento, contro la crisi del disco quanto quella delle coscienze.

Fosse meno “sprigstiniano” nella voce e nel cantato e meno Route 66 nei suoni e nella produzione, avremmo di sicuro un elogio alla bandiera italiana. Ma questo è il mio modesto parere, il mio abitudinario ascolto tradizionalista che non ha mai gradito estrema esterofila ricerca nell’opera di chi, per confessione e dedizione, fa della vera musica italiana…in Italia. O forse è vero che ormai i confini sono roba vecchia di chi resta chiuso in casa.

Ci lasciamo ascoltando la piccola perla dal titolo “Invisibili” che ha accompagnato la nascita di questo disco che dalle prime battute ha raccolto solo consensi. E non mi stupisce affatto…

Pietro Masi

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