Metallo Romano #2

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Secondo numero per Metallo Romano, l’appuntamento mensile con il metal della capitale (e non). Oltre al resoconto dei principali live di gennaio troverete il ricchissimo calendario di date previste per febbraio – davvero un mese da sogno per gli amanti della musica estrema, con Extrema, Entombed, Agnostic Front, Misfits e una maxidata il 19 con headliner i Caliban. In più: le recensioni dei dischi del mese, un approfondimento sui romani Novembre e su due band internazionali, una affermatissima (i Queensryche) e una, invece, agli esordi (i promettentissimi Tesseract).

 

Live Report

 

Solo band italiane, ma che band! Gli storici Raff, i Theatres des Vampires e i Furor Gallico a fare da headliner per tre serate ad alto volume, anche se non esenti da critiche.

 

The Raff + guests @ Closer, 21/01

 

La serata non comincia nel migliore dei modi, sia per un certo ritardo sia per una prestazione scialba dei Vesper [5], che propongono un blackened thrash piuttosto ripetitivo e privo di spunti memorabili. Non è la tecnica (per quanto ovviamente migliorabile) a mancare, quanto proprio quel qualcosa in fase di songwriting in grado di tirar fuori il trio romano dall’ombra di band non solo più blasonate, ma che hanno forgiato quel sound quasi trent’anni fa. Meglio fanno gli Hammer [6.5], discreto gruppo heavy che, senza infamia e senza lode, coinvolge i presenti con una performance solida, anche se decisamente troppo lunga. Non perfetta l’esecuzione in alcuni passaggi, e manca del materiale in grado di far uscire gli occhi dalle orbite. Gli storici Raff [8], invece, mostrano di averne ancora: tre “vecchietti” di Roma, con a disposizione una scaletta di ottimi pezzi, una sicurezza nei propri mezzi tecnici pienamente giustificata (gli assoli di Fausto Donato alla chitarra sono il lato più gradito dello show) e ancora la voglia di suonare e mettersi in gioco – tanto di cappello dunque a Donato e ai fratelli Bianco. Serata riuscita a metà ma tutt’altro che deludente.

 

Theatres des Vampires + Exciter’s @Qube, 26/01

 

Doppio appuntamento da non perdere, visto che alla presentazione del nuovo album degli Exciter’s [6] (Human Contradictions, disponibile su iTunes) si aggiunge la presenza di uno dei gruppi metal romani più acclamati (e discussi), tanto da noi quanto all’estero, i Theatres des Vampires [7.5]. Per gli Exciter’s è un banco di prova importante, una grande occasione per dimostrare di non essere solo la tribute band dei Depeche Mode ma di poter affermare una propria linea creativa di livello. Operazione riuscita? Nì. Proprio come il precedente Checkmate, anche Human Contradictions soffre di alcuni difetti (una proposta inevitabilmente debitrice della band ispiratrice e quindi clamorosamente datata, una presentazione in inglese assolutamente rivedibile) che ne limitano l’impatto. Passando al main act, il quintetto romano è da elogiare per la prestazione, che riesce a tirar fuori il meglio da una proposta musicale di livello quantomeno altalenante. La presentazione visuale è molto efficace, così come l’interpretazione vocale di una Sonya Scarlet come sempre in grado di fare dei suoi limiti il suo punto di forza, grazie ad uno stile molto caratteristico. Difficile, però, mantenere salda l’attenzione per tutto lo show – difetto endemico della proposta del combo gothic, che non fa della grande varietà sonora il suo punto di forza.

 

Furor Gallico + guests @Closer, 27/01

 

Nell’ambito delle tradizionali serate Metal Massacre (organizzate da sempre dall’inossidabile “Baffo” Jorg, vero nume tutelare del metal a Roma), arriva un ospite di eccezione: i monzesi Furor Gallico [9], astri nascenti del panorama folk metal europeo. Ma andiamo con ordine. I primi ad assaggiare il palco sono gli esordienti God’s Left Hand [7], piacevolissima sorpresa della serata: la loro proposta, in bilico fra metal e una certa raffinatezza rock, risulta lievemente penalizzata a livello di sound ma comunque convincente quanto basta. Un applauso extra per il coraggio – tutti pezzi originali, qualcuno cantato in italiano: ce ne fossero di più, di gruppi così. Dominus Triple e Heptagram suonano cover, rispettivamente, di Nightwish e Blind Guardian, e tengono caldo un pubblico foltissimo (probabilmente il record di presenze per una serata al Closer) fino all’arrivo degli headliner. Sui Furor Gallico c’è da spendere qualche parola. Il pregio principale è senza dubbio quello di ricreare la freschezza e la complessità dei suoni in un contesto angusto (sia come palco che come sala) e spesso “difficile” – nella maggior parte dei casi, un concerto al Closer implica automaticamente orecchie fischianti per qualche ora. Aiutati anche da un pubblico come detto presentissimo (numericamente ed emotivamente, anche se il pogo a tratti è stato un po’ irresponsabile), gli otto lombardi si sono prodotti in un concerto da ricordare per intensità, energia e esecuzione.

 

Recensioni

 

L’uscita internazionale di maggior calibro è Resolution [8] dei Lamb of God, un assalto sonoro di cinquantasei minuti che conferma il quintetto statunitense ai vertici della scena thrash mondiale. Con i Pantera a fare da (ingombranti) muse ispiratrici, Blythe e soci aggiungono al più classico del groove americano ritmiche elaborate, qualche spruzzata metalcore e alcune idee stuzzicanti (King Me è una vera sorpresa), in un album che a volte pecca di ripetitività. I Lacuna Coil restano in bilico fra un gothic da classifica e il rock americano più generico anche con l’ultimo Dark Adrenaline [7], ma il risultato complessivo è più che piacevole e le melodie sono al posto giusto. Rivedibile la prestazione vocale di Andrea Ferro, mentre Cristina Scabbia si conferma ottima frontwoman. Attesissimo, il nuovo album a nome Alcest convince fino ad un certo punto: Les Voyages de l’Ame [7.5] è sì un buon disco post-black ricchissimo di venature shoegaze, ma sembra adagiarsi sulle sue atmosfere sognanti dimenticandosi, a volte, di incidere. In ogni caso impossibile parlare di un passo falso per una delle realtà più intriganti del metal francese. Manca qualcosa al ritorno dei Biohazard, che con Reborn in Defiance [6.5] riprongono una versione a tratti viva e a tratti invece molto stanca del loro crossover-core. Semplicemente l’hardcore è andato avanti e i Biohazard sono rimasti indietro, a cercare un sound che hanno inventato troppi anni fa. In ogni caso un ascolto apprezzabile, per quanto assolutamente non longevo.

 

Metallo Italia: Novembre

 

Fra le band spesso dimenticate che portano alto il nome del metal italiano spiccano senza dubbio i Novembre, quartetto romano noto all’estero per aver dato nuova linfa al gothic tradizionale (quello che prende le mosse dal doom estremo) e mai abbastanza celebrato qui da noi. L’esordio è del 1994, con quel Wish I Could Dream it Again… [7] il cui valore storico e “mitico” (è praticamente introvabile in formato fisico) compensa una produzione terrificante, clean vocals spesso fuori tono e brani acerbi per quanto già di qualità. Arte Novecento [8] gioca con la darkwave e con tessiture più morbide, lontane dagli influssi death normalmente caratteristici dei Novembre, e non è ancora convincente per aspetti tecnici, ma segna un grande passo avanti in termini di songwriting e di prestazione della band. I successivi Classica [8.5] e Novembrine Waltz [9] sono i grandi capolavori dei Novembre: la formula sonora viene raffinata, trovando l’equilibrio fra tendenze estreme e influenze esterne, con brani elaborati, ricchi di cambi dinamici e di atmosfere avvolgenti. La band è finalmente a proprio agio, sia come esecuzione che come sound (merito questo anche del contratto con Century Media), e non ci sono intoppi né sbavature per quelli che sono due dischi imprescindibili nella scena gothic mondiale. Dreams d’Azur [8] è la reincisione dell’album d’esordio, con tutto il bene che gli anni possono aver portato ad una band ormai matura e perfettamente padrona dei propri mezzi; ma passano quattro anni prima del nuovo full-length, Materia [8.5]. Il passaggio alla Peaceville Records (cioè la label che nei primissimi anni novanta ha pubblicato i pionieri del gothic metal) ha il sapore di un’investitura ufficiale, e i Novembre non falliscono la riconferma, forti di un album intenso e raffinato, privo di passaggi in growl ma arricchito da intere sezioni cantate in italiano. Nel 2007 arriva The Blue [8], lievissimo passo indietro ma comunque disco di alta qualità, con la band che corre per oltre un’ora sul limite della dispersività e dell’eccesso di ricerca sonora, salvo riprendere sempre in mano le redini del sound. Dopo, il silenzio – interrotto solo dalla ristampa di Classica nel 2008 – e i fan lasciati ad attendere notizie su un nuovo, attesissimo album di quella che è probabilmente la migliore e più significativa band metal italiana.

 

Classic band: Queensryche

 

Quando si parla del metal americano anni ottanta si tende a restringere il campo di indagine al thrash di San Francisco e al glam di Los Angeles, dimenticando che esistevano delle band che univano la carica innovativa di Metallica, Slayer e compagnia ad un gusto per la melodia che verrà poi recuperato dal power europeo. Fra questi gruppi (molti dei quali fondamentali per lo sviluppo successivo del metal, si pensi ai Fates Warning) impossibile non parlare dei Queensryche, nati nel 1981 nello stato di Washington e subito in grado di farsi un nome con una serie di demo, EP e singoli (Queensryche [8.5] contiene quattro brani stepitosi) che frutta alla band un contratto con la EMI. Il debutto, The Warning [8], è un disco in grado di coniugare il metal londinese con una grandeur melodica inedita, mentre il successivo Rage for Order [9] mostra i Queensryche (guidati dall’eccezionale singer Geoff Tate e dal chitarrista Chris DeGarmo) con un look assurdamente glam e un sound glaciale, ricco di sfumature cyberpunk nelle ambientazioni. Il capolavoro è il successivo Operation: Mindcrime [10], uno dei migliori album metal di tutti i tempi, un concept di rara bellezza sia per trama e ambientazione che per il livello dei brani, tutti potenziali singoli e quasi tutti cavalli di battaglia della band dal vivo. Con Empire [9], semplicemente il migliore fra i tanti album metal che a cavallo fra Ottanta e Novanta giocavano con il pop, le power ballads e i singoloni da classifica, arriva il successo di massa – la meravigliosa Silent Lucidity conquistò la top ten negli Stati Uniti. L’attenzione dei media e del pubblico diede ai Queensryche ampie possibilità creative, sfruttate soprattutto per dare ulteriore visibilità a Mindcrime, riproposto interamente dal vivo nel celebre Operation: LiveCrime. Passano quattro anni prima del nuovo album, Promised Land [8.5], considerato dai più l’ultimo capolavoro della band, che nel 1994, in pieno riflusso grunge e agli albori della scena nu metal, sceglie di inserire pesanti commistioni tardopinkfloydiane in un disco complesso e poco accessibile, concettualmente quasi agli antipodi di Empire. Dopo il discusso Hear in the New Frontier [7], un discreto album di rock novantiano quasi mai dotato delle aperture melodiche tipiche dei Queensryche, il chitarrista Chris DeGarmo abbandona la band, e con lui se ne va la principale anima creativa (Tate lasciato a se stesso non è, evidentemente, abbastanza). Q2K [5.5] è una pallida imitazione di una qualsiasi delle incarnazioni della band, e il parziale miglioramento con il successivo Tribe [7], buono nelle sue sfumature prog, da sempre il vero punto di forza di Tate e soci, non basta a scongiurare la sensazione di declino. La carta nostalgia di Operation: Mindcrime II [5] (corredato da uno spettacolare dvd in cui vengono eseguiti entrambi i capitoli, Mindcrime at the Moore) e di Take Cover [sv], inutilissimo disco di cover rock, mostrano una band al limite dell’agonizzante; American Soldier [5.5] è un concept pomposissimo e tronfio, con rari momenti di illuminazione creativa, e il recentissimo Dedicated to Chaos [5] un malriuscito tentativo di “leggere” la società attuale. Con un nuovo disco in cantiere, c’è da sperare che Geoff Tate, ormai rimasto l’unica guida dei Queensryche, sappia riportare la band ai fasti del passato – il che non vuol dire ripercorrere strade già battute, ma continuare a sperimentare mantenendo alta la qualità.

 

Nuove promesse: Tesseract

 

L’evoluzione dell’industria discografica ci spinge, inesorabilmente, a diffidarne, e dunque a non subire “passivamente” i movimenti e i sottogeneri che salgono agli onori delle cronache (anche specializzate), quanto piuttosto a ricercare singoli esponenti dotati delle potenzialità artistiche e sonore necessarie per conquistarsi un posticino in una storia giocoforza underground e internettiana. Non esiste una “scena djent” in senso stretto – non c’è una collocazione geografica precisa, e gli alfieri di questo non-movimento si dividono equamente fra Stati Uniti e Gran Bretagna – e non c’è un sound stereotipicamente comune: eppure, nonostante le proteste di vari addetti ai lavori, il djent esiste e si farà notare sempre di più in questi anni Dieci. In particolare, i Tesseract, quintetto di Reading, sembrano meritare attenzione a parte. La band nasce nel 2003 come “bedroom project” del chitarrista Alec Kahney e diventa un gruppo a tutti gli effetti nel 2006, con l’inserimento di Jay Postones alla batteria, James Monteith alla seconda chitarra e Amos Williams al basso. La ricerca del cantante è sensibilmente più difficoltosa: il francese Julien Perier aveva cominciato a collaborare con Kahney, ma ovvie difficoltà logistiche hanno portato al suo allontamento; è stata poi la volta di Abisola Obasanya, che però è uscito dal gruppo nel 2009, prima di poter comparire in uscite ufficiali. Daniel Tompkins è la voce del debut album, One [8], nonché uno dei punti di forza del disco: il suo timbro pulito ed elegante dona “aria” alle intricatissime composizioni (sorrette soprattutto da una sezione ritmica davvero notevole), e riesce a convincere anche nei – non frequentissimi – passaggi in scream. Le grandi doti compositive di Kahney fanno il resto, producendo una piccola gemma di metal tecnico, progressivo e moderno, la cui unica pecca è forse il troppo affetto verso certe soluzioni, che tendono a riproporsi qui e là. Ma anche Tompkins non dura (per ragioni personali), al suo posto entra il versatilissimo Elliott Coleman – che attendiamo ansiosi di sentire su disco, per quella che deve necessariamente essere una conferma per i Tesseract.

 

Calendario: febbraio 2012

02/02: Overtures (feat. Milan Polak)+Terra Prima+Dragonhammer+Showstripsilence @Init Club

03/02: Extrema+IV Luna+Lunacry @c.s.o.a. Forte Prenestino

04/02: Entombed+Doomraiser+Southern Drinkstruction+Cruentus+Buffalo Grillz @Traffic

06/02: Agnostic Front+Death by Stereo+Naysayer+Phenium+Terminal Sick+Deinonkus @Circolo degli Artisti

10/02: Fearbringer+Zedher’s Coffin+Voron+Seventh Genocide @Closer (serata Metal Massacre)

10/02: Vanna+Hundredth+The Greenery @Blackout

16/02: Misfits @Orion

16/02: Iron Butterfly @Jailbreak

17/02: Lapida+Midian+Plugs of Apocalypse+Profiles in Terror @Closer (serata Metal Massacre)

19/02: Caliban+Carnifex+Winds of Plague+Eyes Set to Kill+Beneath The Massacre+Molotov Solution+Within The Ruins+Attila+We Butterbread with Butter+Betraying The Martyrs @Blackout

24/02: Krisiun+Malevolent Creation+Vital Remains @Init

25/02: Fleshgod Apocalypse+Draugr+Lahmia @Traffic

Il secondo numero di Metallo Romano si chiude, il terzo arriverà fra un mese esatto – nel frattempo, stay Metal!

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